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INTERVISTE DEL WEEKEND – Garrone: “Sì all’Italia che cambia”

Il petrolio che tracolla non spaventa Edoardo Garrone e non modifica, semmai rafforza, la scelta strategica di Erg che ha spostato, ormai da anni, la barra del suo core business sulle rinnovabili: qui si concentrano ormai gli interessi del gruppo che ha conservato la joint venture con Total sulla distribuzione dei carburanti. Un legame, quello con gli idrocarburi, che è nel Dna familiare anche se è ormai fuori dal consolidato del gruppo che prosegue la sua vocazione nell’energia, ma quella verde. “Il 2016 segnerà un consolidamento e uno sviluppo per crescita organica delle attività core, con 400 milioni di investimenti aggiuntivi nell’eolico in Europa entro il 2018”, afferma Garrone. Se Francia, Germania e Regno Unito sono le aree su cui si concentreranno gli obiettivi di crescita dei prossimi tre anni, l’Italia resta comunque il quartier generale.

Ed è proprio di Italia, e di Confindustria, e dei nuovi scenari dell’editoria che parliamo con lui, presidente di Erg e nella squadra di Confindustria come Delegato per l’internazionalizzazione associativa, in questa intervista a tutto tondo. Garrone ha 54 anni e negli ultimi sedici ha lavorato con quattro presidenti in viale dell’Astronomia a Roma (D’Amato, Montezemolo, Marcegaglia e Squinzi). Mentre i saggi di Confindustria stanno sondando gli industriali su quattro candidature, lui ha scelto quella di Vincenzo Boccia e pensa che la corsa, alla fine si ridurrà a due soli nomi: “Uno, di sicuro sarà quello di Boccia, sull’altro – dice – non mi pronuncio, ma si va verso una selezione prima del 31 marzo quando è previsto il voto del consiglio generale sul nuovo presidente”.  E dopo l’annuncio della fusione Repubblica-Stampa, ai sussurri che accreditano ora un possibile matrimonio tra Rcs e il Sole24Ore risponde senza tentennamenti: “Un conto è la valorizzazione dell’asset, altro conto il suo valore strategico. Quello non si tocca”.
 
Presidente, avanti con le rinnovabili dunque? Proprio in questi giorni Api ha deciso di cambiare rotta e concentrare l’attività sul downstream, liberandosi dalle fonti verdi. L’Eni punta soprattutto sul gas e il petrolio resta molto basso per ora…

“Nessuno aveva previsto il tracollo del petrolio a 30 dollari ma anche di fronte a impreviste turbolenze di questa portata, nel breve periodo, non cambia la tendenza mondiale ad investire nelle rinnovabili nel medio e lungo periodo. Noi ne siamo molto convinti e gli impegni del Cop21 spingeranno gli interventi dei governi, mettendo in moto una massa di investimenti notevole con ricadute importanti anche in business collaterali come quello degli accumuli”.

Quali sono gli obiettivi di Erg per il 2016 e per i prossimi anni?

“Siamo orgogliosamente leader in Italia nell’eolico e tra i primi dieci in Europa. Il nostro obiettivo è mantenere stabilmente una posizione ai primi posti tra i grandi produttori europei e da qui discende il nostro piano industriale 2015-18. Sono due le direttrici di sviluppo: da un lato portare la capacità eolica a fine periodo a circa 2000 Megawatt, che salgono a circa 3.000 Mw complessivi con l’idroelettrico e il termoelettrico. Dall’altro, c’è un’esigenza di consolidamento e di integrazione della nostra presenza: negli ultimi due anni abbiamo fatto investimenti importanti. Ora è venuto il momento di lavorare sull’efficienza e sull’organizzazione. Questo non ci ha impedito di annunciare un investimento strategico in Uk, pochi giorni fa, in Irlanda del Nord. L’espansione all’estero prosegue”.
 
Sono previsti 400 milioni di investimenti tutti in Europa. Niente in Italia, perché?

“Per tre ragioni. Perché, per i nuovi siti, non ci sono condizioni di vento che diano garanzie di redditività comparabili a quelli del Nord Europa; per la necessità di bilanciare il rischio regolatorio tra i vari Paesi in cui operiamo e perché aspettiamo che siano varate  politiche che facilitino il rinnovamento tecnologico, il cosiddetto repowering, dei parchi eolici esistenti. In Francia, Germania e Regno Unito la legislazione è molto stabile; non altrettanto in Romania e Bulgaria dove abbiamo fermato i nuovi investimenti in attesa di una stabilizzazione. In Italia le migliori posizioni di vento sono già occupate da impianti che con il repowering possono produrre più elettricità a parità di occupazione di suolo. Ma servono politiche adeguate per favorire il processo”.
 
Pensa a nuovi incentivi?

“Penso ad una semplificazione amministrativa sulle autorizzazioni visto che parliamo non di impianti nuovi ma da rinnovare; quanto agli incentivi economici possono essere di diversa natura. Certo non bisogna ripetere alcuni errori del passato che hanno portato ad una situazione eccessiva e sbilanciata, a beneficio del fotovoltaico.  Infine, pochi hanno aderito allo “spalmaincentivi” e per chi non lo ha fatto tutti gli incentivi  sono bloccati. Mi auguro che il governo rimuova questi ostacoli ”.
 
Restiamo in Italia. Sono da poco passati due anni dalla nascita del governo Renzi. Dal suo punto di vista di industriale e di delegato di  Confindustria, come valuta questi primi due anni e quali sono le priorità per i prossimi due?

“Dal punto di vista della rappresentanza politica, Renzi ha rinnovato la classe dirigente di due generazioni. Comporta dei rischi ma investire sui giovani è un atto di coraggio e di lungimiranza. Dal punto di vista dell’azione di governo, gli riconosco il grande merito di aver varato riforme come la scuola e il Jobs Act che gli imprenditori chiedevano da anni, anche se ci sarà bisogno di tempo perché dispieghino fino in fondo i loro effetti”.
 
Le priorità per le riforme ancora abbozzate o da fare?

“In cima alle priorità? Semplificare: il sistema Stato, la Pa, il fisco, il funzionamento della giustizia civile e amministrativa. Capisco che è complesso e politicamente delicato ma mi aspetto che si lavori su questo”.
 
Confindustria: giovedì, in un’intervista alla Stampa, ha fatto outing per Vincenzo Boccia. I candidati per la presidenza sono quattro. Ritiene possibile un confronto a due con un ticket Vacchi-Bonometti da un lato, Boccia-Regina dall’altro?

“Mi sono sentito di indicare Boccia perché parlo da pensatore libero e non ho in mente richieste di poltrone. Tutt’altro: dopo 16 anni, un ricambio mi sembra assolutamente necessario. Boccia ha dimostrato di sapere aggregare consensi e non credo farà ticket con nessuno. Piuttosto penso si arriverà ad una selezione prima del 31 marzo. E qualcuno, prevedo, si ritirerà prima del voto”.
 
Chiunque sia a prendere il posto di Squinzi, quali nodi dovrà affrontare il futuro presidente? Le relazioni industriali sono la sfida più importante, lei stesso ne accennava poco fa.

“Indubbiamente, bisogna realizzare il doppio livello di contrattazione nazionale e integrativa aziendale che premi la produttività in linea con il cammino intrapreso da Squinzi e con la tendenza implicita nel Jobs Act”.
 
Mentre parliamo in Borsa e sui giornali primeggia l’operazione Repubblica-Stampa. Apre nuovi scenari, anche per Rcs e per il Sole24Ore, che ne pensa?

“La famiglia Agnelli ha dato un segnale forte e coerente con l’attuale condizione di Fca: avere il controllo della Stampa non è più strategico. L’operazione può dare il là ad una serie di operazioni di riassetto nei media italiani stampati e che Rcs non stia a guardare è realistico. So che in questo quadro si parla anche del Sole24Ore: sono stati esclusi ufficialmente, al momento, cambiamenti in corso sul capitale. Ma in futuro? Ripeto: bisogna distinguere tra valorizzazione dell’asset e valore strategico. Il Sole24Ore non è solo un’azienda quotata, è una bandiera e un asset storico, vitale per Confindustria. Una perdita del controllo è impensabile”.

L’ultima domanda è per la Sampdoria: la famiglia Garrone è definitivamente uscita o il cordone ombelicale non è del tutto tagliato?

“Il cordone è reciso. Da genovese e da tifoso il mio auspicio è che la società Sampdoria e la squadra facciano sempre meglio ma la mia famiglia ha preso una decisione e non torna indietro checché ne dicano le chiacchiere: nell’accordo di cessione abbiamo mantenuto solo alcune garanzie bancarie che progressivamente saranno sostituite in base al contratto. E’ stata una scelta anche dolorosa, è chiaro, pensando ai tifosi e a mio padre. Ma era la migliore e non ne sono pentito”.

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