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INTERVISTA A GIOVANNI TAMBURI (Tip): “Perchè investo sulla Fiat a Wall Street”

Eidonpress

S’addensano sui mercati nubi minacciose, ma ci vuole ben altro per spaventare chi sa guardare oltre, senza farsi impressionare dalla volatilità o dalle mode. E così Giovanni Tamburi, il regista di quel salotto buono del Quarto capitalismo, si trasforma in una sorta di globe trotter per cavalcare il made in Italy, prodotto che ormai le sue partite oltre frontiera. Ecco la sua agenda: giovedì e venerdì a Londra per lo Star Conference (“13 appuntamenti al giorno, da lasciarci la testa”), lunedì a Parigi, martedì e mercoledì in Germania per il pre-consiglio di Prysmian. E poi in Usa, per mettere a punto l’operazione Eataly di Gianni Farinetti in vista dell’Expo.

 Eppure, in mezzo a tanti impegni  il vecchio lupo di Borsa non perde il vizio del buon gestore, a caccia di idee. Magari così vecchie da sembrare nuovissime. E così il talent scout di tante aziende scovate nel cuore della provincia che produce e vende in giro per il mondo, ha spiazzato tutti rivelando gli acquisti in Fiat la vecchia ammiraglia di Piazza Affari che si accinge a varcare la soglia di Wall Street. Una scelta che accomuna Tamburi ad un altro gestore di lusso, Paolo Basilico di Kairos .

Ma perché Fiat? E, soprattutto, perché adesso?

Ad onor del vero da tempo abbiamo una posizione forte, per i nostri parametri,  sulle obbligazioni Fiat. Adesso abbiamo deciso di scendere in campo anche sull’azionario.

Perché?

Per diverse ragioni. La prima è che Fiat è ancora prezzata secondo i parametri italiani, nonostante sia ormai un’azienda che produce e vende per l’80% fuori. Di qui la sensazione che, dopo lo sbarco a Wall Street, cambieranno i parametri di giudizio. Sono convinto che molti investitori usciranno da altri titoli automotive per fare spazio alla matricola di Wall Street da valutare secondo i parametri di Wall Street. Siamo di fronte ad un’azienda profittevole  con un buon ebitda che capitalizza, più o meno, attorno ai 9 miliardi.

Senza tener conto della Ferrari…

Di Ferrari e dello straordinario successo della Maserati. Credo che Ferrari possa valere da sola tra i 5 e i 6 miliardi. Basta questo a spiegare l’appeal che il titolo avrà a Wall Street.

Magari in vista di uno spin off…

Francamente non lo credo. Non ho informazioni insider in merito, ma io non lo farei. E’ molto meglio sfruttare l’appeal di Ferrari dentro il portafoglio piuttosto che spendere la carta troppo presto.

Si parla sempre  di azioni. Ma le obbligazioni possono essere un buon porto sicuro di questi tempi…

Conta il precedente di Cnh Industrial. Le obbligazioni hanno avuto un sensibile re-rating dopo lo sbarco del titolo a Wall Street. E lo stesso accadrà con Fiat. Anzi, il fenomeno è già in atto. Facio presente che le obbligazioni Fiat nel nostro portafoglio, con scadenza tra il 2018 ed il 2021, garantiscono oggi un rendimento medio tra il 3,5 ed il 4%. Dove lo trovi un titolo, ormai fuori rischio default, che garantisca un ritorno de genere a medo termine? O si preferisce comprare Btp al 2% o Bund a quasi zero?

Molti si chiedono perché la Fiat tenga in cassa una liquidità così abbondante…

Le motivazioni sono diverse: non escluderei un possibile buyback, oppure un’acquisizione. La liquidità può servire a saldare gli azionisti che hanno scelto il recesso. Non dimentichiamo , poi, che fino a pochi anni fa non era facile per Sergio Marchionne farsi finanziare.

A differenza di oggi. Almeno lui non soffre del credit crunch.

Non solo lui. Condivido appieno quel che ha detto il direttore generale di Banca d’Italia, Salvatore Rossi: oggi non c’è penuria di credito, semmai di buone imprese da finanziare. Le nostre aziende sono al centro di continue proposte in merito”.

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Insomma, la crisi c’è ma non tutti. Vale anche in Borsa?

Sono molto più prudente di qualche tempo fa. Diciamo che di qui a fine anno vedo un corridoio tra -5 e +5 per cento.

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