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India e Corea: i vaccini e l’high tech spingono le Borse

FIRSTonline

Adar Poonawalla, proprietario del Serum Institute of India, si avvia a raccogliere i frutti della sua scommessa. A giugno, ancor prima che si concludessero i primi test clinici, l’azienda famigliare ha avviato la produzione del vaccino messo a punto da AstraZeneca-Oxford. Due mesi dopo, l’azienda indiana è stata premiata da un accordo con la fondazione Bill & Melinda Gates che ha investito miliardi di dollari nell’azienda per accelerare la produzione con l’obiettivo di realizzare 200 milioni di vaccini al prezzo di 3 dollari l’uno, circa un decimo del costo del vaccino di Pfizer BioNTech. In questo modo, Sii si è confermata tra le fabbriche di vaccini più efficienti a livello mondiale, una leadership che è stata riconosciuta a diversi laboratori impegnati nella lotta al Covid-19, come Novamax e Codagenix.

Ma un’altra società indiana, la Biological E, si è assicurata un cliente ancora più importante, la Johnson & Johnson, mentre il vaccino russo uscirà dalle linee di produzione di Dr Reddys. “Grazie alle economie di scala e al rapporto qualità/prezzo insuperabile, le aziende indiane sono destinate a sostenere il ruolo più importante nella lotta mondiale al Covid-19”, si legge in un intervento della Gavi (l’alleanza internazionale del pharma). Le società indiane hanno già sottoscritto accordi per 3 miliardi di dosi da cedere a Paesi in via di sviluppo, per due terzi con Sii, che destinerà comunque metà della produzione all’India. Le prime consegne, prenotate dal governo di Nuova Dehli, dovrebbero iniziare se va tutto bene a marzo. In primavera ci dovrebbero essere circa 20-30 milioni di dosi disponibili anche per altri acquirenti.

Si può spiegare anche così l’improvvisa fortuna dell’India, afflitta dal Covid -19, isolata dal resto dell’Asia (è l’unico Paese a non essere entrato nel recente accordo tra 15 nazioni del continente, Cina in testa), ad un passo dal confronto militare con Pechino. Ma forte di grandi competenze tecnologiche, una posizione leader in mercati avanzati quali la farmaceutica, e protagonista di una resurrezione industriale, figlia dell’isolazionismo di Modi. Emblematico il caso di Sriperumbudur, a suo tempo l’impianto più importante di Nokia (8 mila dipendenti) chiuso nel 2014 dopo un lungo contenzioso fiscale tra New Dehli e la società controllata da Microsoft che trasferì la produzione di mobile in Vietnam. Sei anni dopo, però, la fabbrica è stata riaperta con il nome Salcomp grazie ad un accordo con Apple, alla ricerca di fornitori che la potessero emancipare dalla dipendenza dalla Cina.

Grazie a questi exploit, la Borsa dell’India sale e si porta vicinissima ai massimi della storia, sospinta dal flusso sempre più rilevante di acquisti dall’estero: la scorsa settimana gli afflussi netti sono saliti a 17 miliardi di dollari, livello mai visto dal 2013. 

Chi ha già superato i primati precedenti è la piazza della Corea del Sud, tra l’altro beneficiata dalla freddezza tra Cina e Usa che ha spinto diverse multinazionali a puntare su Seoul, che ha superato la prova del Covid-19 con danni relativamente modesti (6 mila vittime, oggi però in crescita).

Da inizio 2020 la performance è tra le migliori al mondo, +22,50%, superando da oggi anche quella della borsa cinese, ferma a +21,60%. Un risultato particolarmente significativo, perché in contemporanea brilla anche la valuta, il won, sui massimi da giugno 2018. Capace di mettere a segno uno spettacolare rialzo del +17% contro euro dai minimi di marzo ad oggi. 

Anche oggi (+0,2%) il listino ha fatto un seppur piccolo passo in avanti, grazie ai titoli del settore apparecchiature elettriche ed elettroniche, sotto la spinta di Samsung electronics. Dicembre (cinque rialzi di fila su cinque sedute) si candida a essere il settimo mese positivo di seguito, dopo che novembre si era concluso con un guadagno del 14,3%. Il massiccio afflusso di liquidità, partito ormai otto mesi fa, ha provocato lo scorso mese un forte apprezzamento dei bond in dollari emessi dalle società coreane. A confermare le ambizioni del Paese basti dire che l’International Finance Center, una delle iniziative immobiliari sviluppate per accogliere i miliardari di Hong Kong, offre gratis i servizi di un interprete.

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Categories: Finanza e Mercati