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Incandidabilità dei condannati, il decreto è vicino

Chi è stato condannato in via definitiva o ha patteggiato una pena minima di due anni non potrà più candidarsi ad alcuna carica elettiva o di governo. Pena l’immediata rimozione dall’incarico. Inizialmente si pensava che la norma sarebbe stata inclusa nella legge anticorruzione, invece è ormai pronto un decreto autonomo.

Mancano solo pochi dettagli e oggi i tre ministri Anna Maria Cancellieri, Filippo Patroni Griffi e Paola Severino – rispettivamente Interni, Funzione pubblica e Giustizia – si incontreranno per stabilire la versione definitiva del testo, che in settimana passerà al vaglio di Palazzo Chigi. A quel punto le commissioni parlamentari avranno 60 giorni di tempo per dare un parere non vincolante.  

La nuova disciplina per avere “liste pulite” dovrebbe entrare in vigore in tempo non solo per le prossime politiche di aprile, ma anche per le regionali in Lombardia, Lazio e Molise a fine gennaio. I partiti dovranno quindi regolarsi di conseguenza nella stesura delle liste. 

Ci sono però ancora due problemi da risolvere. Il primo riguarda la durata dell’incandidabilità, che dovrebbe essere regolata in proporzione alla gravità del reato per il quale è arrivata la condanna. Il secondo invece attiene proprio ai reati: è necessario stilare un elenco degli illeciti che impediranno di presentarsi alle elezioni. 

La delega prevede che siano coperti tutti i reati “di grave allarme sociale” e contro la pubblica amministrazione. La dicitura includerebbe la corruzione, ma, curiosamente, sembra escludere – oltre alle frodi fiscali – perfino lo sfruttamento della prostituzione minorile. Uno dei reati per cui è sotto processo Silvio Berlusconi.

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Categories: Politica