X

Impianti sciistici, riapertura il 18: “Salveremo 15.000 posti di lavoro”

Pixabay

Gli impianti sciistici potranno riaprire il 18 gennaio. Il ministro della Saute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza, ma rimangono due grossi interrogativi: cosa ne sarà delle Regioni che nel frattempo torneranno ad essere zona arancione o rossa, e soprattutto una riapertura a fine gennaio sarà sufficiente a salvare la stagione degli operatori turistici? Per approfondire la questione FIRSTonline ha rivolto alcune domande a Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari) dal 2014: “Se davvero si riuscisse ad aprire il 18 sarebbe un’ottima soluzione, saremmo molto contenti. Ma la curva del contagio sta risalendo e quindi c’è un po’ di preoccupazione”. Come si legge del resto nella stessa ordinanza di Speranza, la riapertura è subordinata “all’adozione di apposite linee guida validate dal Comitato tecnico scientifico”. Quindi il 18 gennaio potrebbe essere solo una deadline teorica.

Dottoressa Ghezzi, il vostro settore è stato messo in ginocchio dalla pandemia e dalle necessarie restrizioni. Avete quantificato i danni di questa mancata stagione invernale finora?

“Se davvero si riaprirà il 18 gennaio, potremmo parlare di 400-500 milioni di fatturato perso. Il nostro fatturato è di circa 1,2 miliardi e viene realizzato per il 90% nella stagione invernale e per il 35-40% nel periodo che va da inizio di dicembre fino alla fine delle festività di Natale e Capodanno. Riaprire ci consentirebbe di pagare i debiti e di salvare i posti di lavoro di tante persone, che in questi due mesi di stop non hanno avuto nessuna tutela in quanto stagionali. Negli impianti di risalita lavorano almeno 15.000 persone in tutta Italia, da Nord a Sud, dalle Dolomiti all’Etna, e due terzi di loro sono stagionali”.

E’ ottimista sulla effettiva riapertura?

“Vorrei esserlo perché abbiamo davvero bisogno di ripartire. Speriamo che l’aumento dei contagi di questi giorni sia solo una fiammata. Il vero rischio è che le regioni dove si va a sciare diventino nel frattempo arancioni o rosse, il che significherebbe divieto di spostamenti al di fuori dai Comuni e dunque impossibilità di raggiungere le località sciistiche. Ma per alcune regioni, come la Val d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, sarebbe un problema anche se solo le regioni confinanti fossero zona rossa, perché queste regioni vivono soprattutto di turismo interregionale e sarebbe impossibile per i vacanzieri arrivare dalle vicine Lombardia e Veneto, per esempio”.

Imagoeconomica

Peraltro in una stagione già condizionata dall’assenza dei turisti stranieri. Quanto incidono normalmente?

“Sull’arco alpino il turismo estero può arrivare a valere il 50% del totale, soprattutto sulle Dolomiti”.

Quest’anno sta nevicando molto e continuerà a farlo. Questo può essere un fattore positivo per rilanciare la stagione sciistica?

“Certamente, perché crea attrattività, però alla fine dipenderà tutto dal contagio e dalle restrizioni”.

Con la stagione ridotta e il contingentamento dei posti negli impianti, si teme un aumento dei prezzi. Sarà così?

“Questo dipende dalle singole società e non da Anef, ma mi sento di escluderlo. E’ però anche difficile che ci siano sconti, proprio in virtù del contingentamento che non consentirà di andare a pieno regime”.

E’ proprio impensabile puntare sul turismo estivo per recuperare parte della stagione invernale persa?

“L’estate è sempre più importante e ci stiamo investendo molto, ma i volumi sono ancora risibili e imparagonabili con quelli invernali”.

Related Post
Categories: News