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Il Forex di oggi e la svolta di Karlsruhe che fa sperare l’Europa

La riunione del Forex che si tiene oggi avviene in un momento segnato da incertezze ma anche da qualche segnale positivo. Due anni fa l’Italia era entrata nella tormenta della crisi sovrana europea. L’escalation che aveva portato dallo scoppio della (piccola) crisi greca, a cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, in un crescendo wagneriano a contagiare Portogallo, Irlanda, Spagna e, infine, Italia aveva costruito uno scenario estremamente preoccupante. Solo la determinazione della BCE ci ha salvato da conseguenze ben più nefaste ma, comunque, i danni prodotti da questa crisi che l’Eurozona si è ritagliata addosso hanno prodotto ferite profonde. Le ferite economiche preoccupano ma ancor più fanno temere le pulsioni in vario modo di natura irrazionale che, se sfuggissero di mano, potrebbero pregiudicare l’unica via d’uscita: quella del completamento dell’unificazione economica con l’unione politica.

Dal punto di vista economico, oggi la situazione è migliorata negli USA, che hanno ritrovato non solo la crescita – sul 3% – ma anche, sia pur in ritardo, la capacità di creare posti di lavoro. Resta però, nonostante il bonus dello shale gas, un problema di squilibrio esterno: sebbene in calo rispetto al passato, sarà difficile che il deficit delle partite correnti americane scenda sotto il 2,5% del PIL. L’aggiustamento dei grossi squilibri esterni prodotti nei decenni scorsi richiederebbe dei surplus o, quantomeno, un virtuale azzeramento di questo deficit, cosa che non si intravede al momento. Da questo lato dell’Atlantico, l’Europa è sulla via di una timida ripresa ma solo attorno all’1% e ce ne vorrà prima che questa si trasformi in posti di lavoro.

La notizia giunta ieri da Karlsruhe potrebbe tuttavia migliorare il tono di fondo dell’Europa, anche migliorandone le prospettive economiche. Come noto, la Corte Suprema tedesca ha stabilito che la BCE è andata oltre il suo mandato introducendo a settembre 2012 le OMT, le Outright Monetary Transactions, con cui in teoria può acquistare sul mercato secondario quantità illimitate di titoli dei debiti sovrani sotto attacco. Infatti, a giudizio della Corte, le OMT quando fossero attivate – si ricordi che finora non lo sono state, ma il semplice loro esistere ha di molto frenato la speculazione abbassando gli spread di circa 200 punti base – sarebbero una violazione del divieto di finanziamento monetario del debito pubblico, scolpito nello statuto della BCE. Tuttavia, la Corte Suprema tedesca ha passato la pratica alla Corte di giustizia europea. Orbene, la novità positiva non sta tanto nell’aspettativa che la Corte europea esprimerà un giudizio presumibilmente favorevole alla BCE, quanto nel fatto che, per la prima volta, la Corte tedesca ha riconosciuto che in materia europea c’è una corte più alta di lei. Questo è un fatto potenzialmente dirompente. Si ricorderà, infatti, che tutti i faticosi passaggi che hanno portato l’Eurozona a dotarsi di istituzioni idonee a gestire le crisi sovrane erano stati rallentati da Karlsruhe che, in precedenza, non aveva mai ammesso la superiorità di un interesse europeo sul mero interesse nazionale tedesco. È forse troppo presto per dirlo, ma, se confermata, questa svolta nell’approccio della Corte Suprema tedesca potrebbe preludere a un’accelerazione dei processi di unificazione (anche politica) europea. Non è quindi un caso che i mercati finanziari – che saranno spesso irrazionali ma non sistematicamente stupidi – hanno brindato con un ulteriore abbassamento degli spread.

Tuttavia, l’innalzamento dei tassi di interesse americani con il Tapering, sia pur attuato gradualmente, da un lato contrasta con la stabilità in prossimità dello zero dei tassi di interesse europei e, dall’altro, ha già messo in moto il noto processo di richiamo dei capitali dalla periferia verso il centro. Così, si sono accese tensioni nei paesi emergenti più fragili, a cominciare, tanto per cambiare, dall’Argentina e dalla Turchia. Il drenaggio di investimenti a breve termine verso gli USA potrebbe, così come altre volte in passato, produrre contraccolpi rilevanti negli emergenti. Se non altro, sarà messo alla prova il nuovo modello di sviluppo Sud-Sud, che si era andato affermando con una crescita degli emergenti sempre meno trainata dalla latitante domanda di importazioni dei paesi ricchi e sempre più dalla domanda interna nei paesi emergenti e dal commercio internazionale tra di essi.

Di fronte a questi probabili contraccolpi dell’economia mondiale, è tanto più importante che l’Eurozona non smarrisca la via maestra verso l’unificazione politica che, a lungo andare, si prospetta come l’unico modo di risolvere in via permanente gli squilibri interni all’area dell’euro e ritrovare la strada di una crescita sostenibile. All’interno di un tale scenario benevolo, all’Italia sarebbero concessi i tempi supplementari per recuperare il tempo perso, fare le riforme e rimettersi in piedi, ma questa potrebbe essere davvero l’ultima occasione, ora che anche l’oro della Patria è già stato rivalutato.

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