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I tassi americani e la Cina turbano le Borse. Piazza Affari fa l’esame a Poste e Moncler

Rallentano più del previsto i prezzi cinesi (+1,3% su base annua), a conferma che la battaglia contro la deflazione non è affatto vinta. La Borsa di Shanghai (-0,4%) reagisce in apertura con un ribasso contenuto: il mercato continua in nuove misure espansive. Giù anche Tokyo (-0,6%) e Hong Kong (-1,4%).

A condizionare i mercati è stato il tonfo di Wall Street, attribuito in parte al rallentamento della Cina, in parte alle prime reazioni dei mercati al prossimo aumento dei tassi Usa, che non sarà affatto indolore per gli emergenti: nella sola seduta di venerdì il Brasile ha speso più di un miliardo di dollari per sostenere il real. 

A New York è stata la peggior seduta delle ultime sei settimane. L’indice S&P 500 ha perduto lo 0,98%, Dow Jones -1% (di nuovo sotto i livelli di gennaio), Nasdaq -1,01%. Volge intanto al termine la stagione delle trimestrali: rispetto a 12 mesi fa gli utili scendono dello 0,9%, assai meno delle previsioni (- 4,2%). Il dollaro è invariato a 1,076 contro l’euro. 

TENGONO TENARIS E SAIPEM

Il mercato del greggio non si è fatto influenzare dalle dichiarazioni di Abdullah al-Badri, segretario generale dell’Opec, che oggi ha detto di vedere una domanda forte per il prossimo anno: Brent – 0,4%, Wti – 1,3%. L’indice Energy -1,4% è stato il peggiore di Wall Street.

A Piazza Affari è scesa Eni(-1,3%), ma sono saliti, unici nel paniere principale, gli altri petroliferi: Tenaris +1,1% e Saipem +0,9% in vista della possibile cessione di Infrastrutture Italia. Saras avanza del 3,2%. 

EUROPA DEBOLE. SPAGNA E PPOROGALLO IN FERMENTO

La prospettiva di un rialzo dei tassi a breve in Usa ha depresso le Borse in Europa.A Milano l’indice FtseMib ha chiuso la seduta con un ribasso dell’1,8%, le Borse di Parigi e Francoforte arretrano dell’1,3%. Ad alimentare il nervosismo hanno contribuito gli avvenimenti politici nell’Eurozona.

In Portogallo, le opposizioni di sinistra si sono accordate tra di loro su un programma e quindi con ogni probabilità il governo di centro destra di Coelho è destinato ad essere sfiduciato. In Spagna, il governo locale Catalano ha votato risoluzioni in direzione di una dichiarazione di indipendenza. A questo punto la parola passa alla Corte Costituzionale, che dovrebbe dichiarare illegali le decisioni votate, ed eventualmente anche sospendere il Parlamento locale. L’Eurogruppo, infine, non ha sbloccato la tranche di due miliardi di prestito alla Grecia. 

ALL’ASTA 5,5 MILIARDI DI BTP. LA BCE PRONTA A MUOVERSI

Il rendimento sul Btp decennale ha toccato l’1,73%, massimo da fine settembre, per poi ripiegare a 1,715%. Lo spread Btp/Bund si è attestato a 100 punti. Domani prendono il via le asta del Tesoro: si comincia con l’offerta di Bot a 12 mesi (6 miliardi). Giovedì toccherà ai titoli a medio lungo termine: il ministero dell’Economia metterà a disposizione degli investitori un ammontare compreso tra 4 e 5,5 miliardi di euro in Btp a 3, 7 e 30 anni. 

Secondo l’agenzia Reuters, il consiglio direttivo della Bce sta meditando su un pacchetto robusto di misure. All’esame ci sarebbero 20 opzioni tra cui figura, oltre a un forte allargamento del Qe, l’aumento dell’interesse negativo sui depositi delle banche che parcheggiano i fondi presso Francoforte. 

SOFFRONO LE UTILITY, TONFO DI ATLANTIA

A Piazza Affari e perdite più forti sono state quelle delle utility, società strutturalmente molto indebitate, che rischiano di soffrire se aumentano i tassi. L’indice Stoxx del settore è sceso del 2,1%. Enel ha chiuso in ribasso del 2,7% ed Enel GP segna -1,7%. A2A ha presentato un’offerta vincolante ai soci di Linea Group Holding per la realizzazione di una partnership industriale che prevede l’ingresso di A2A nel capitale della multiutility con il 51%. 

In forte ribasso anche Atlantia (-4,4%): la holding dei Benetton, attiva nella gestione di autostrade e aeroporti, ha sorpreso il mercato annunciando che non intende più cedere una parte di Aeroporti di Roma. Stamattina Equita ha tagliato il giudizio a Hold e ha azzerato il suo peso nel portafoglio dei titoli consigliati.

Al contrario Autogrill sale dell’1,9%. In un’intervista a la Repubblica, il presidente Gilberto Benetton afferma che in Italia si stanno registrando segnali di ripresa. “Senza acquisizioni – ha aggiunto – cresceremmo comunque, ma non siamo capaci di stare fermi e dunque guardiamo a nuove opportunità”.

POSTE RADDOPPIA GLI UTILI MA ANNUNCIA RISPARMI SUI COSTI

Brusca frenata nel finale per Poste Italiane (-2% a 6,5150 euro), in attesa dei dati della trimestrale diffusa a mercati chiusi. La società ha archiviato i primi nove mesi del 2015 con un utile netto quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2014, a fronte di ricavi in crescita del 6% e un risultato operativo che balza del 26,9%. 

L’ad Francesco Caio ha però sottolineato che nell’ultimo trimestre sarà necessario considerare due elementi per stimare i risultati d’esercizio: nella gestione del portafoglio di titoli governativi “realizzi più contenuti rispetto a quelli mediamente realizzati nei precedenti trimestri” e “gli accantonamenti a supporto del processo di trasformazione da realizzare nel 2016”. A questo proposito il comunicato anticipa che nel quarto trimestre saranno definite azioni straordinarie per il contenimento dei costi.

EQUITA PROMUOVE TELECOM. AUTOMOTIVE IN ROSSO

Ribassi gemelli per Telecom Italia ordinaria (-1,3%) e risparmio (-1,7%). Dopo che la conversione decisa giovedì dal Cda che ha incassato il via libera di Vivendi, Equita ha confermato sul gruppo il giudizio Buy, ritoccando il target delle ordinarie a 1,32 euro da 1,30 euro. Il target delle risparmio viene portato a 1,22 euro da 1,10 euro, ovvero allo stesso livello delle ordinarie sommando i 9,5 centesimi di euro richiesti per la conversione. 

Tra gli industriali, giornata difficile per l’automotive: in Europa l’indice Stoxx del settore ha chiuso in ribasso del 2,1%. In forte calo Renault (-3,6%) dopo il no di Parigi alla fusione della Régie con Nissan. Volkswagen -1,48%. Fiat Chrysler scende dell’1,6%. In rosso anche Finmeccanica (-1,5%) e StM (-1%).

NORGES BANK, QUINTO SOCIO DI MONTE PASCHI

Le banche sono tutte in rosso: Unicredit, in attesa del business plan, scende dell’1,9%. Fanno peggio Ubi Banca (-2,8%), Banco Popolare (-2,5%) e Intesa (-1,8%). La peggiore è Monte Paschi (-3,1%), che ha chiuso il terzo trimestre del 2015 con una perdita di 109 milioni di euro, dopo aver contabilizzato un impatto netto ‘una tantum’ di 88 milioni per la chiusura a fine settembre del contratto Alexandria con Nomura. 

Dalle comunicazioni a Consob sulle partecipazioni rilevanti emerge che Norges Bank ha comprato il 2,31% del capitale della Banca senese. L’operazione risale al 2 novembre scorso. Norges Bank diventa così il quinto azionista e si colloca davanti alla Banca centrale della Cina (2%), subito dietro BlackRock (2,54%). Con il 3,13% figura BTG Pactual Europe. Con quote superiori al 4% ci sono solo Fintech (4,5%) e il Ministero dell’Economia (4%).

MONCLER CONFIDA NELLA NEVE. E SULLA CINA

Anche nel settore Lusso prevale il segno meno. Moncler -1,2%: terminati gli scambi la società ha annunciato i risultati trimestrali. I ricavi nei primi nove mesi sono cresciuti del 25% a 561,5 milioni di euro, la crescita è del 17% calcolata a tassi costanti. A parità di negozi aperti da almeno 12 mesi l’incremento è del 13%. Il trend in Asia è nettamente migliorato in ottobre, vanno bene la Cina (meno Hong Kong) e il Giappone, ha detto il Ceo Remo Ruffini nella conference call, confidando in una buona stagione invernale. 

Luxottica -2,6%, Yoox Net a Porter -2,5%. Ferragamo -2,4%.

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