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Hong Kong fa tremare i mercati e affonda il lusso, oggi occhio all’inflazione dell’Europa

S’accendono nuovi focolai di tensione nel mondo. Le Borse frenano in Asia mentre in Europa l’apertura dei listini è in positivo un po’ ovunque e Milano parte con un +0,4%. Gli emergenti sono in ribasso del 6,4% dall’inizio di settembre. In vetta continua la corsa del dollaro. Ai massimi da sei anni sullo yen e dal novembre 2012 sull’euro, trattato a 1,2625. Intanto il quadro dei listini si tinge di rosso.

Scendono le Borse asiatiche: Hong Kong -0,9%, Shanghai -0,3%, Tokyo -1,3%. Crolla il Brasile (-4,5%). Giù le Borse Usa: il Dow Jones è scivolato dello 0,25%, l’S&P 500 dello 0,2% e il Nasdaq dello 0,14%. Dopo tre settimane consecutive di ribasso, le Borse europee non riescono a invertire il senso di marcia e anche oggi accusano un ulteriore calo, innescato da nuove tensioni internazionali. La Borsa di Londra ha registrato un calo dello 0,1%, Parigi -0,9%, Francoforte -0,7%, Madrid -1,6%. A Milano l’indice FtseMib è sceso dell’1,2%. A 48 ore dalla riunione della Bce in trasferta a Napoli i mercati sono chiamati ad interpretare nuovi fattori di crisi , sia finanziari che geopolitici.

HONG KONG

Hong Kong: crisi locale o possibile rischio contagio per l’intera Cina? La protesta che ha investito il Business district della ex colonia britannica, circondato da decine di migliaia di manifestanti, rischia ormai di essere il test più impegnativo per la leadership di Xi Jinping, deciso a difendere la sua immagine di uomo forte, in grado di gestire le riforme. Ma i mercati rabbrividiscono all’idea di una nuova Tien an Men, dalle conseguenze incalcolabili per le relazioni con l’Occidente.

Intanto la Borsa, assediata, scivola ai minimi da tre mesi. Più tranquilla Shanghai -0,3%, anche perché le immagini della protesta sono state bloccate dalla censura. Ma, in attesa del dato ufficiale di domani, il Pmi curato da Hsbc segnala una nuova contrazione dell’economia di Pechino. Seduta difficile anche per Tokyo: produzione industriale e consumi delle famiglie deboli segnalano che la spinta dell’Abenomics è ormai in fase calante.

Gli eventi di Hong Kong, una delle capitali mondiali dello shopping hanno colpito i gruppi del lusso. Richemont è arretrato a Zurigo del 2,15: Lvmh perde l’1,53%. Tiene stamani il titolo Prada (-0,63%) dopo i pesanti calo delle ultime sedute. Più pesanti i riflessi in Piazza Affari per Ferragamo (-3,4%) , la peggior blue chip e Tod’s (-2,4%): entrambi i gruppi vantano una rete commerciale a Hong Kong che fornisce contributi consistenti ai rispettivi fatturati. 

FRANA IL BRASILE, A WALL STREET RIDE SOLO SHREK 

Altra situazione “calda” , seppur massai meno drammatica: il Brasile. Il Bovespa ha chiuso con il peggior ribasso -4,5% da tre anni dopo la pubblicazione dei sondaggi che danno in ripresa le quotazioni di Dilma Roussef, presidente uscente inviso alla comunità finanziaria rispetto alla sfidante Marina Silva. Il real è ai minimi da sei anni. 

A Wall Street continua a tener banco Alibaba (-2,1%). Il colosso ha annunciato l’acquisto in Cina della Beijing Shiji Information Technology Co., società di Pechino specializzata nello sviluppo di software per il comparto alberghiero con un di 457 milioni di dollari. Intanto, la giapponese Softbank, grande azionista del gruppo guidato da Jack Ma, si prepara a lanciare un’opa da 3,4 miliardi sulla DreamWorks Animation di Stevem Spielberg: (tra i prodotti di successo la serie Shrek e Madagascar), la casa di produzione di film d’animazione è in rialzo del 17%. 

VERSO LA BCRE: BTP OK ALL’ASTA. MA I TASSI SALGONO

In Europa è cominciata l’attesa per la riunione della Bce di giovedì. Il focus è sui dati macroeconomici della zona euro e sulle possibili iniziative della banca centrale per stimolare la ripresa. Intanto il dato dell’inflazione in Germania è stato in linea con le attese: a settembre i prezzi al consumo per i tedeschi sono saliti dello 0,8%, come nel mese precedente. La notizia è stata interpretata come un possibile freno per la Banca centrale europea a intraprendere ulteriori misure non convenzionali a sostegno della crescita, come il tanto agognato Quantitative easing.

Stamani sarà diffuso il dato sull’inflazione dell’intera Eurozona. In questa cornice lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 145 punti base e il rendimento del decennale domestico si è assestato al 2,42%. In asta il Tesoro ha collocato tutti i 5,5 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni con rendimenti misti, ricevendo una domanda sostenuta sulla scadenza quinquennale, ma l’appetito per il debito del Belpaese ha interessato anche i 2,9 miliardi di Ccteu scadenza 2020.

TREMANO LE POPOLARI. NUOVO CDA PER MEDIOBANCA

E’ stata una giornata di debolezza per le banche, soprattutto le popolari: Banca Pop.Milano ha perso il 2,8%, Pop.Emilia -2,3%. L’istituto emiliano, assieme ad Ubi, è considerato tra i potenziali poli aggregatori del sistema dopo l’asset quality review. Banco Popolare -2,09%. Nel pomeriggio l’ad Pier Francesco Saviotti è stato visto entrare nella sede di Mediobanca. Fra le banche principali, Intesa -1,9%, Unicredit -1,9%, MontePaschi -2,5%. Mediobanca -2,58%: il patto di sindacato ha approvato all’unanimità le candidature per il cda della banca da sottoporre all’assemblea del 28 ottobre. Perdite diffuse anche per le assicurazioni e il risparmio gestito: Generali -1,6%, UnipolSai -2,5%, Mediolanum -1,5%, Azimut -1,9%.

FIAT A GIUDIZIO A BRUXELLES. PRYSMIAN CONFERMA IL BUDGET

Riflettori accesi stamani su Fiat -1,68% in attesa del verdetto di Bruxelles che oggi si dovrebbe pronunciare sull’inchiesta fiscale relativa agli accordi tra Fiat Finance e l’autorità fiscale del Lussemburgo. Secondo l’Antitrust si configurerebbe un aiuto di Stato. Finmeccanica -0,6. Il gruppo ha contenuto le perdite grazie all’attenzione sulla gara per la divisione trasporti, ovvero Ansaldo Sts +0,28% e Breda: restano in corsa le offerte di Hitachi e CNR-Insigma, mentre quelle non vincolanti di Thales e Caf sarebbero state scartate. StM invariata. Rallenta nel pomeriggio Prysmian (+0,65%) dopo una partenza brillante: l’ad Battista ha confermato nella conferenza di Morgan Stanely il target ebitda 2014, tra i 506 e i 556 milioni. 

GIU’ UTILITIES, TLC E YIYOLI OIL 

Enel è scesa dell’1,5%: secondo indiscrezioni, il governo avrebbe deciso di procedere con la vendita di un pacchetto del 4-5% all’interno del progetto “privatizzazioni”. Fra le altre utility: A2A ha perso il 2,1%, positiva Atlantia (+0,7%).Telecom Italia è scesa del 2,2%. Il petrolio è in calo: Brent a 96,7 dollari al barile (-0,3%), Wti a 93,6 dollari (invariato). Eni accusa in chiusura un lieve calo dello 0,4%, scivola Tenaris (-1,1%). Saras è in leggero ribasso a 0,795 euro. Dai massimi di inizio settembre ad oggi il titolo ha lasciato sul terreno il 17% del suo valore. Nel contempo, però, i margini di raffinazione si sono portati sui massimi dell’anno favoriti dalla caduta dei prezzi del petrolio e del contemporaneo rafforzamento del dollaro Usa.

TRA LE SMALL VOLANO GEFRAN E FALCK 

Tra le mid caps, IGD -4,6% e Beni Stabili -3%, pagano la partenza dell’aumento di capitale. Tra i titoli minori si mettono in luce con un andamento in controtendenza: Gefran +8,5%, Digital Magics +3,2%, Energy Lab +2,5%, TE Wind +2,8%. Falck Renewables +3%. Piero Manzoni, amministratore delegato del gruppo, ha dichiarato che il gruppo dovrebbe “confermare le previsioni di fine 2014 che proiettano un Ebitda a 130-135 milioni di euro ed è confermato il dividendo a fronte della stima, fatta nel piano industriale, di un pay out al 30%”. 

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