Trump Media & Technology Group, la società che fa capo al presidente statunitense, quotata al Nasdaq e proprietaria di Truth Social, ha chiuso il secondo trimestre 2026 con una perdita netta di 238,1 milioni di dollari, contro i circa 20 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi, nello stesso periodo, sono invece saliti da circa 900mila dollari ad appena 1,7 milioni, seppur con una crescita dell’89%.
Il dato più impressionante è quindi il rapporto fra dimensione delle perdite e attività operativa: Trump Media ha generato in tre mesi meno di 2 milioni di dollari di fatturato, mentre il rosso è stato superiore ai 238 milioni. Ma dietro questa cifra c’è una storia più complessa, perché gran parte delle perdite non deriva direttamente dalla gestione quotidiana dei social, bensì dalla gigantesca esposizione accumulata negli asset digitali.
Il peso delle criptovalute
La voce che ha maggiormente appesantito il trimestre è quella relativa agli asset digitali. Trump Media ha contabilizzato circa 190,4 milioni di dollari di perdite non realizzate su criptovalute, asset digitali vincolati e titoli azionari. Si tratta quindi, in larga misura, di una perdita contabile legata alla variazione del valore degli investimenti e non di 190 milioni di dollari di cassa usciti dall’azienda nel trimestre.
La società del tycoon ha costruito infatti una vera e propria tesoreria in Bitcoin. Al 30 giugno disponeva di circa 9.477 Bitcoin, ai quali si aggiungevano circa 2.077 Bitcoin impegnati in un programma di gestione del rendimento. Deteneva inoltre circa 14,4 milioni di quote dell’ETF Bitcoin IBIT. A luglio la società ha ulteriormente modificato la struttura della tesoreria, vendendo parte delle quote IBIT e utilizzando i proventi per acquistare altri Bitcoin.
È una scelta che trasforma di fatto una parte significativa del bilancio di Trump Media in una scommessa sull’andamento delle criptovalute. Quando Bitcoin sale, il valore degli asset aumenta; quando scende, il conto economico può essere colpito da pesanti perdite di fair value.
Truth Social resta il cuore, ma non basta
La società è nata attorno a सत्य सामाजिक, il social network lanciato nel 2022 dopo le sospensioni degli account di Donald Trump sulle principali piattaforme tecnologiche. L’obiettivo dichiarato era offrire un’alternativa alle grandi piattaforme, con una particolare enfasi sulla libertà di espressione.
Oggi Truth Social continua a essere il principale asset industriale e politico del gruppo, ma il problema è la monetizzazione. La piattaforma deve ancora trasformare la grande visibilità garantita dalla presenza di Trump in un volume di ricavi paragonabile a quello dei grandi social network. Trump Media sta quindi cercando nuove strade per sfruttare economicamente il patrimonio di contenuti prodotto sulla piattaforma. L’esempio più significativo è Truth API, lanciata il primo agosto.
Truth API: vendere i post di Trump a Wall Street
Truth API è un servizio business-to-business che consente a clienti istituzionali di ottenere in tempo reale, attraverso un feed strutturato, i post pubblicati dagli account più importanti di Truth Social. Il prodotto è rivolto in particolare a società finanziarie, operatori quantitativi e trading ad alta frequenza interessati a ricevere rapidamente informazioni che potrebbero avere un impatto sui mercati.
La società ha già sottoscritto più di dieci accordi commerciali prima del lancio e punta a trasformare il servizio in una fonte di ricavi ricorrenti ad alto margine. Reuters riferisce che i contratti possono arrivare a circa 100mila dollari al mese. È una svolta significativa: Trump Media non cerca più soltanto di guadagnare dalla pubblicità sul social, ma anche di vendere i dati e la velocità di accesso ai contenuti di Truth Social. E, inevitabilmente, al centro del modello economico c’è la capacità di Donald Trump di produrre informazioni che muovono l’attenzione degli investitori.
Truth+ e Truth.Fi
Il gruppo controlla anche सत्य+, piattaforma di streaming televisivo e video on demand orientata soprattutto a contenuti considerati family-friendly. Il servizio è stato progressivamente ampliato anche fuori dagli Stati Uniti e rappresenta il secondo pilastro del comparto media.
फिर वहाँ है सत्य.फाई, il ramo finanziario e fintech. L’obiettivo è costruire prodotti di investimento destinati a investitori interessati a società e strumenti coerenti con i cosiddetti principi «America First». L’offerta comprende conti gestiti separatamente, ETF ed esposizione ad asset digitali. Nel 2025 sono stati inoltre lanciati cinque ETF sul NYSE.
La strategia finanziaria si è poi estesa alla gestione diretta delle criptovalute. Non bisogna però confondere tutte le attività crypto legate alla famiglia Trump con Trump Media: DJT controlla le proprie attività digitali e finanziarie, ma non coincide con l’intero universo delle iniziative crypto riconducibili alla famiglia Trump.
Dalle criptovalute alla fusione nucleare
La diversificazione non si ferma alla finanza. Trump Media sta portando avanti il progetto di fusione con TAE टेक्नोलॉजीज, società specializzata nella fusione nucleare. L’operazione, valutata complessivamente circa 6 miliardi di dollari, dovrebbe essere completata nel quarto trimestre del 2026, salvo le necessarie autorizzazioni e condizioni di chiusura.
È forse il segnale più evidente della trasformazione di DJT. Il mercato non sta più valutando soltanto un’azienda di social media, ma un conglomerato che vuole mettere insieme social network, streaming, servizi finanziari, Bitcoin, servizi dati per Wall Street e fusione nucleare.
Il vero problema: il business operativo
Ed è proprio qui che i conti diventano difficili da ignorare. La perdita di 238 milioni è stata gonfiata dalle svalutazioni degli asset digitali, ma anche depurando queste componenti il quadro operativo rimane molto pesante. Nel trimestre Trump Media ha registrato una perdita Adjusted EBITDA di circa 223,5 milioni di dollari; inoltre ha utilizzato 13,7 milioni di dollari di cassa nelle attività operative. Le spese legali, legate soprattutto a contenziosi ereditati dal passato, hanno raggiunto 25,6 milioni.
La società dispone comunque di una dotazione patrimoniale molto consistente: al 30 giugno gli asset complessivi erano circa अरब डॉलर 2, con oltre 1,9 miliardi di attività finanziarie. È questa montagna di liquidità, investimenti e asset digitali che consente a Trump Media di finanziare la propria strategia nonostante ricavi ancora minimi.
Una società ancora da dimostrare
Il nuovo management guidato dal CEO ad interim Kevin McGurn sostiene di voler riportare disciplina nella gestione del capitale, rafforzare Truth Social e Truth+, monetizzare i contenuti attraverso Truth API e ridurre i costi legali.
La sfida è trasformare una società con miliardi di asset ma ricavi nell’ordine dei milioni in un’impresa capace di produrre utili attraverso la propria attività industriale. Per ora il mercato non sembra convinto: il titolo DJT ha perso circa l’8% nella seduta precedente alla pubblicazione dei conti e nelle contrattazioni odierne ha continuato a scendere, dopo il nuovo allarme sui risultati.
Il paradosso di Trump Media è tutto qui: la società dispone di una quantità enorme di capitale rispetto al fatturato che genera, ma il business che dovrebbe produrre quei ricavi è ancora molto piccolo. Truth Social resta il cuore dell’operazione, Bitcoin è diventato una componente enorme del bilancio, Truth.Fi cerca di trasformare il marchio in un ecosistema finanziario e Truth API tenta ora di monetizzare direttamente l’influenza di Trump sui mercati.
Il prossimo capitolo sarà capire se questa diversificazione riuscirà finalmente a produrre ricavi sufficienti a giustificare la struttura del gruppo, oppure se DJT resterà soprattutto una scommessa finanziaria sulla capacità del marchio Trump di sostenere una valutazione molto superiore a quella che i fondamentali operativi, almeno per ora, sembrano suggerire.
