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Grano, Russia e Ucraina firmano l’accordo sull’export. Gli effetti sull’Italia sul mondo

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A Istanbul, Ucraina e Russia hanno firmato due accordi, separati ma identici, che sbloccano l’invio del grano dai porti ucraini. Un passo avanti fondamentale, arrivato sotto l’egida delle Nazioni Unite, che scongiura una crisi alimentare globale e fa sorgere una piccola speranza che nel prossimo futuro possano essere firmate intese sul cessate il fuoco.

L’accordo sul grano 

Secondo le stime, circa 25 milioni di tonnellate di grano e altri cereali sono bloccate nei porti ucraini, cosa che ha già innescato una crisi alimentare mondiale. Secondo Coldiretti, la ripresa delle esportazioni del grano ucraino può salvare dalla carestia i 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per mangiare.

L’intesa raggiunta prevede l’apertura di tre corridoi di esportazione di grano ucraino, fermo dal 24 febbraio, vale a dire da quando è cominciata la guerra. Per tre mesi il grano ad oggi presente nei silos dei porti ucraini di Odessa, Chernomorsk e Yuzhny potrà finalmente uscire dall’Ucraina.

Alla Turchia e all’ONU spetterà il compito di monitorare il passaggio delle navi attraverso un tragitto libero dalle mine che infestano il Mar Nero e di controllare il rispetto delle procedure. Non sono previste scorte da parte di navi militari. 

 “È una giornata storica, abbiamo risolto una crisi alimentare mondiale e evitato l’incubo della fame nel mondo. Questa guerra non avrà né vincitori né vinti”, ha detto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan che ha lavorato per mediare tra i due Paesi.

“Sono stati negoziati estenuanti, ma questo accordo è nell’interesse del mondo e soprattutto dei paesi in via di sviluppo messi a dura prova dal mancato arrivo di grano e cereali. Questo accordo è un faro nel Mar Nero”, ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

“Gli accordi firmati oggi a Istanbul da parte dell’Ucraina, della Russia, della Turchia e delle Nazioni Unite sono un’ottima notizia per tutta la comunità internazionale. Lo sblocco di milioni di tonnellate di grano ferme nei porti del Mar Nero è essenziale per permettere a questi carichi di raggiungere i cittadini di molti Paesi a medio e basso reddito e evitare una crisi alimentare mondiale». Così il premier Mario Draghi, in uuna dichiarazione diffusa nel pomeriggio di ieri. “Il successo di questo piano – prosegue Draghi – dipenderà dalla rapida e piena attuazione degli accordi firmati oggi. L’Italia si è fortemente impegnata negli scorsi mesi per sostenere l’iniziativa di mediazione della Turchia con il ruolo centrale delle Nazioni Unite. Auspichiamo che questi accordi rappresentino un primo passo verso concrete prospettive di pace, in termini che siano accettabili per l’Ucraina”.

Gli effetti dell’accordo sull’Italia

Secondo le stime di Coldiretti, l’accordo dà il via libera all’arrivo in Italia di quasi 1,2 miliardi di chicchi di mais per l’alimentazione animale, grano tenero per la panificazione e olio di girasole.

“L’Ucraina – sottolinea la Coldiretti – nonostante il calo dei raccolti resta uno dei principali produttori e rappresenta il 10% del commercio mondiale di frumento tenero destinato alla panificazione ma anche il 15% del mais per gli allevamenti”.

L’Italia, ad oggi, importa il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame. L’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 13% (785 milioni di chili), ma garantisce anche il 3% dell’import nazionale di grano (122 milioni di chili) senza dimenticare gli arrivi di ben 260 milioni di chili di olio di girasole.

“Lo sblocco delle spedizioni sul Mar Nero è importante per l’Italia in una situazione in cui – continua la Coldiretti – senza precipitazioni rischiano di dimezzare i raccolti nazionali di foraggio e mais destinati all’alimentazione degli animali di cui l’Italia è peraltro fortemente deficitaria, mentre la produzione di grano tenero risulta in calo del 20%”.

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