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Google vuole Twitter, Facebook nella tempesta per la pubblicità

FIRSTonline

Per le società tecnologiche americane la giornata di oggi si preannuncia tutt’altro che tranquilla. Da un lato le voci sulla possibile vendita di Twitter che potrebbe essere acquisita da Google, dall’altro l’ira degli inserzionisti abbattutasi su Facebook, accusata di aver gonfiato per due anni i dati sulla pubblicità. E a Wall Street si registra un’apertura sulle montagne russe.

Per quanto riguarda Twitter, secondo quanto riportato oggi da Cnbc, il popolare social network sarebbe in vendita. Una notizia che, se confermata, sarebbe già di per sé clamorosa, se a questo non si aggiungesse il fatto, che tra i potenziali acquirenti, ci sarebbe anche Google. Il giornale economico americano, che tra gli interessati cita anche Saleforce, sostiene inoltre che l’accordo potrebbe essere chiuso entro la fine dell’anno.

I rumors sulla possibile vendita hanno messo le ali al titolo che, a pochi minuti dall’apertura della Borsa statunitense, guadagna il 19,2% a 22,20 dollari. La società guidata da Jack Dorsey capitalizzava poco più di 13 miliardi di dollari prima delle indiscrezioni rimbalzate dal network americano.

Spostandoci da un social network all’altro, si arriva ad una notizia non meno clamorosa. Facebook è stata accusato di aver sovrastimato per due anni il tempo medio di visione delle pubblicità video sulla piattaforma.

La vicenda è stata pubblicata in prima pagina dal Wall Street Journal. Il social network diretto da Mark Zuckerberg, alcuni giorni fa, ha pubblicato un post sull’Advertiser Help Center (la sezione del social riservata agli inserzionisti pubblicitari) in cui ha rivelato l’esistenza di un errore tecnico che ha aumentato in maniera sostanziale il dato riguardante il tempo trascorso sul video. Lo sbaglio “è stato risolto e non incide sulla fatturazione. – ha sottolineato Facebook – Abbiamo comunicato ai partner quanto successo”.

La rivelazione ha mandato su tutte le furie gli inserzionisti pubblicitari che hanno richiesto immediatamente di avere delle informazioni più approfondite sulla vicenda dato che il pericolo è che le varie società abbiano speso i propri soldi (e quelli dei loro clienti) basandosi su previsioni di ritorno impossibili da raggiungere.

Tra i più arrabbiati ci sarebbe la società Pubblicis Media che in una lettera inviata ai propri clienti (per i quali nel 2015 avrebbe acquistato circa 77 miliardi di dollari di pubblicità) avrebbe rilevato che il precedente metodo di calcolo avrebbe sovrastimato il tempo medio tra il 60 e l’80%.

Sul Wall Street, il titolo del popolare social network cede l’1,56% a 128,05 euro.

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