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Generali, cala la tensione e l’Opa si allontana

“Piazza Affari patisce la cacofonia che esce dal Pd”. Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia, si concede quest’immagine per spiegare la battuta d’arresto di Piazza Affari, figlia della confusione che pesa sulle banche. Wall Street, al contrario, si concede la nona: nelle ultime dieci sedute lo Standard & Poor’s ha chiuso con il segno più. Si tratta della più lunga striscia di risultati positivi delle Borse Usa dal 2013.

Non è il solo record di ieri: l’indice Ftse Global ha toccato un nuovo massimo, a conferma che l’ascesa dei mercati americani ha ormai contagiato tutti i listini. Il presidente, intanto, non lascia passare un giorno senza ospitare una delegazione di Ceo. Ieri è toccato ai manager dell’industria del consumo che si sono sentiti ripetere il solito mantra: presto le tasse scenderanno, una musica che non è ancora venuta a noia.

Procter & Gamble, infatti, saluta l’incontro con Big Donald con un rialzo del 3,71%. Certo, il prossimo aumento dei tassi, confermato da Janet Yellen nell’audizione di ieri in Parlamento, potrebbe porre un freno a tanta euforia, ma nel frattempo Wall Street si è confermata l’alleata più solida del Presidente, sempre più imbarazzato dai legami con la Russia e dal flop della legge sull’immigrazione.

PRESE DI BENEFICIO A TOKYO. YELLEN CONFERMA IL RIALZO DEI TASSI

Meteo Borsa segnala ancora diffusi rialzi, ma sull’orizzonte si profilano le nubi dell’ipercomprato. Deboli i listini asiatici. Stamattina la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,2%. Hong Kong guadagna lo 0,4%. Ancora una chiusura in rialzo per i listini americani: l’indice Dow Jones avanza dello 0,52%, S&P 500 +0,50%. Il Nasdaq è salito dello 0,64%.

Il presidente della Federal Reserve Janet Yellen ha ribadito ieri che sarebbe poco saggio aspettare ancora per alzare i tassi di interesse. Il taglio delle tasse, ha aggiunto, avrà effetti positivi sulla crescita, ma il debito pubblico rischia di salire ancora. Yellen ha toccato anche il tema delicatissimo dell’immigrazione: i nuovi arrivi, ha detto, hanno sostenuto la crescita.

Contrastati i dati economici di ieri. L’indice manifatturiero ‘Empire State’ elaborato dalla Fed di New York è migliorato a febbraio segnando il massimo da settembre 2014. L’inflazione a gennaio si attesta in rialzo al 2,5% sopra il 2,4% atteso dal 2,1% del mese precedente. In contrazione la produzione industriale, calata a gennaio dello 0,3%. Gli analisti stimavano un dato invariato.

BUFFET FA VOLARE LE LINEE AEREE. SNAP VALE FINO A 22,2 MILIARDI

Continua anche la corsa di Apple (+0,5%) a un nuovo massimo assoluto di 136,2 dollari. A spingere la quotazione di Borsa sono gli ultimi dati della società di ricerca Gartner sulle vendite mondiali di smartphone, che vedono la società di Cupertino riconquistare la prima posizione come quota di mercato, dopo otto trimestri consecutivi passati a inseguire la coreana Samsung. 

Warren Buffet ha fatto decollare le quotazioni delle compagnie aeree: rialzi tra il 2 e il 4% per Southwest, United Continental, American Airlines e Delta dopo la notizia che Berkshire Hathaway ha investito 2,1 miliardi in ciascuna delle compagnie.

Si avvicina l’Ipo di Snap. La società, la prima ad offrire solo titoli senza diritto di voto, avrà una valutazione iniziale tra 19,5 e 22,2 miliardi.

Debole il petrolio dopo l’aumento degli stock (9,5 milioni di barili in più la scorsa settimana). Il brent scende a 55,67 dollari (-30 centesimi), Wti a 52,94. A Piazza Affari forti vendite su Saipem (-2,66%) ed Eni (-1,10%).

SOLO MILANO IN ROSSO. PEGGIORA LO SPREAD

Chiusura in rialzo ieri anche per le Borse europee. Ha fatto però eccezioni Piazza Affari: a Milano l’indice FtseMib è arretrato dello 0,69%. Parigi è salita dello 0,5%, Francoforte +0,1%. In evidenza il Crédit Agricole (+4,7%), dopo la pubblicazione dei conti da cui emerge un calo degli utili inferiore al previsto. Oggi saranno pubblicati i verbali dell’’ultima riunione della Bce.

Il debito pubblico italiano è salito nel 2016, ma resta lontano dal picco di luglio. Ha chiuso il 2016 a quota 2.217,7 miliardi di euro, 45 miliardi in più rispetto ai 2.172,7 miliardi del 2015 (132,3% del pil). 

Peggiora lo spread, che ha toccato i 190 punti base, con un aumento di 4 punti base rispetto al valore precedente. In mattinata il premio al rischio era sceso a 183 pb. Il tasso del decennale italiano sale al 2,26% dal 2,23%.

SALE SOLO UNICREDIT. TONFO DI BANCO BPM

Avanza il piano di risanamento delle banche italiane. Con 340 voti favorevoli e 126 contrati, la Camera ha votato la fiducia al governo sul decreto che disciplina la ricapitalizzazione precauzionale di banca Mps. Lo tato si accinge ad assumere poi, con un investimento di 5 miliardi, il controllo di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. In questa cornice le banche hanno vissuto una seduta a due velocità a Piazza Affari: in terreno positivo i Big, negativi gli altri titoli bancari del listino.

Unicredit (+1,02% a 12,92 euro) è poco sopra la parità con i diritti (+2,15% a 11,9 euro), la cui negoziazione terminerà domani. Sale anche Intesa (+0,83%). La banca, ha detto il presidente Gian Maria Gros Pietro, non sta accelerando sul dossier Generali su cui, ha aggiunto, “noi non ci siamo posti nessuna deadline”. Si allontana così l’ipotesi di una scalata ostile alle Generali (-1,87%).

Dal consiglio di amministrazione di ieri non sembra essere uscito molto di rilevante. Il board si è limitato a prendere in esame la possibilità di ristrutturare la partecipazione del 3% detenuta in Intesa.

La peggiore performance, invece, è quella di Banco Bpm, che ha chiuso a -3,35%. Pessima performance per Bper , che registra un ribasso del 2,55%. Tra gli assicurativi frena anche Unipol (-2,78%).

FCA ANCORA TONICA. CON GM AVREBBE IL 31% DEL MERCATO USA

Rallenta ma resta in terreno positivo Fiat Chrysler (+0,09%) sostenuta anche ieri dal possibile merger Opel-Peugeot. Banca Akros (buy con un target price a 12,7 euro) ha rifatto i conti su una possibile fusione tra Fca e Gm: la somma tra le due società potrebbe dar vita ad un colosso con una quota di mercato del 31% negli Usa e del 36% in Brasile. Icbpi ha confermato il buy perché il titolo “continua a scambiare a uno sconto significativo rispetto ai competitor, a un multiplo di 5,3 volte il prezzo/utile 2017 a fronte delle 7,9 volte applicate ai concorrenti”.

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