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Fondi pensione e gestioni previdenziali: chi vince e chi perde

La spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni (Inps e non) è stata pari a 216.107 milioni di euro nel 2014, in aumento dello 0,69% rispetto al 2013. Il dato, che è al netto della quota Gias (Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, a carico dell’Inps), si confronta con entrate contributive pari a 189.595 milioni di euro (escluso il contributo aggiuntivo di 10.800 milioni di euro a carico dello Stato per finanziare le pensioni degli statali), in crescita soltanto dello 0,12% rispetto ai 189.364 milioni del 2013.

Da questi numeri, contenuti nel terzo rapporto sulle pensioni italiane a cura del centro studi di Itinerari previdenziali, emerge perciò un saldo negativo tra contributi e prestazioni pari 26.512 milioni di euro, con un incremento del 4,95% rispetto al disavanzo di 25.262 milioni di euro del 2013.

In questo contesto, a livello Inps le gestioni in attivo sono solo tre:

la gestione dei Commercianti (+521 milioni);

la gestione dei Lavoratori dello Spettacolo, ex Enpals (+279 milioni)

la gestione dei Parasubordinati (+6.943 milioni, in questo caso l’attivo è particolarmente consistente perché la gestione separata è stata istituita in tempi relativamente recenti, nel 1995, di conseguenza la prestazioni erogate sono ancora molto inferiori al numero di contribuenti).

Presentano un attivo di bilancio tutte le casse dei liberi professionisti, con l’eccezione dell’Inpgi dei giornalisti e della Cipag dei geometri:

Enpacl, consulenti del lavoro (+67,54 milioni);

Enpav, veterinari (+53,84 milioni);

Enpaf, farmacisti (+99,96 milioni);

Cf, avvocati (+724,5 milioni);

Inarcassa, ingegneri e architetti (+524,18 milioni);

Cipag, geometri liberi professionisti (-26,77 milioni);

Cnpr, ragionieri e periti commerciali (+55,46 milioni);

Cnpadc, commercialisti (+478,72 milioni);

Cnn, notai (+54,05 milioni);

Inpgi, giornalisti (-87,55 milioni);

Enpam, medici e odontoiatri (+960,04 milioni).

Nel complesso, le casse dei liberi professionisti registrando un saldo positivo di 3.364 milioni. Senza questi attivi, il disavanzo generale di bilancio sarebbe di 37,619 miliardi.

Sul fronte dei passivi, le gestioni che registrano i saldi più negativi sono:

la gestione dei Dipendenti Pubblici, ex Inpdap (-26.875 milioni);

la gestione ex Ferrovie dello Stato (-4.233 milioni di euro);

la gestione Artigiani (-3.541 milioni di euro);

la gestione Coltivatori Diretti, Coloni e Mezzadri (-3.146 milioni).

Per quanto riguarda i fondi pensione dei lavoratori dipendenti privati, nel complesso il saldo è negativo per 3.613 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto al disavanzo degli anni precedenti (734 milioni nel 2012 e 2.840 milioni nel 2013).

Il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) rappresenta la gestione più importante del comparto, con oltre il 90% dei contribuenti e dei trattamenti erogati, e ha chiuso il 2014 con un saldo positivo di 8.997 milioni. Tuttavia, il risultato complessivo del fondo è condizionato negativamente dai tre ex Fondi speciali (Trasporti, Telefonici ed Elettrici) e dalla gestione dei dirigenti di aziende industriali (ex Inpdai), confluiti nel Fpld con distinte contabilità.

Fondo Trasporti (-1.018 milioni);

Fondo Telefonici (-1.093 milioni);

Fondo elettrici (-1.982 milioni).

Fondo ex Inpdai (-3.770 milioni).

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Nel comparto dei lavoratori dipendenti rientrano poi altri fondi categoriali oltre a quelli fin qui citati (Volo, Imposte di consumo, FF.SS e Clero, che sono gestiti con contabilità autonome nell’ambito del bilancio Inps), e i dati relativi ai dipendenti delle Poste e Telegrafi (prima gestiti dall’ex Ipost, soppresso nel 2010 e trasferito nell’Inps).

Fondo Volo (- 178 milioni);

Fondo Imposte di Consumo (-149,487 milioni);

Fondo Clero (-69 milioni);

Fondo Dipendenti Poste e Telefoni (-246 milioni).

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