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Fmi, un’ondata di pessimismo per l’economia mondiale

E’ una crisi mondiale. Le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi) lasciano poche speranze. L’istituto presieduto da Christine Lagarde ha rivisto a ribasso le stime per la crescita mondiale: dal +3,5% al +3,3% nel 2012 e dal 3,9 al 3,6% dal 2013. E le cause del peggioramento delle aspettative sull’economia globale sono quelle su cui da mesi avvertono gli esperti: la crisi del debito europeo, la debolezza degli Usa e la frenata cinese. E’ quanto emerge dal ‘World Economic Outlook’, il rapporto congiunturale presentato a Tokyo per i lavori annuali del Fondo Monetario e della Banca Mondiale

Gli Stati Uniti cresceranno del 2,2% (+0,1%) quest’anno e del 2,1% (-0,1%) nel 2013 e devono cercare di evitare un eccessivo consolidamento fiscale e trovare assolutamente un accordo sul “fiscal cliff”, altrimenti il Pil Usa potrebbe ridursi fino a 4 punti percentuali.

L’Eurozona, che quest’anno arretrerà dello 0,4% (-0,1%), nel 2013 si limiterà ad un timido +0,2% (-0,5%). Le cause che incidono negativamente “sono conosciute: il processo di risanamento dei bilanci pubblici e un sistema finanziario ancora debole”. Ma, secondo l’Fmi, l’unica boccata di ossigeno che sta ricevendo – stesso discorso vale per gli Stati Uniti – arriva dalla politica monetaria accomadante della banca centrale. 

Per quanto riguarda l’Italia, l’Fmi gela le speranze di un accenno di ripresa nel 2013, come ventilato dal Governo: la stima è -0,7%. 

“Per evitare un rallentamento ancora più marcato”, ha detto Olivier Blanchard, capo-economista dell’Fmi, “i politici devono fare la cosa giusta: l’Eurozona ha definito di recente un’architettura logica ed efficace, ma la chiave sarà la determinazione nel renderla una cosa concreta. Lo devono fare”.

Sui mercati invece, regna “un’incertezza elevata e più diffusa” che non trova spiegazione in meccaniche forze di mercato. I timori sulla capacità dell’Eurozona a resistere ai venti della crisi e sulla mancanza a tutt’oggi di un piano di bilancio che eviti il rischio del ‘fiscal cliff’ negli Stati Uniti “continuano a preoccupare gli investitori”.

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