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Fim-Cisl compie 70 anni, Bentivogli: “Promotori di giustizia e speranza”

30 marzo 1950 – 30 marzo 2020. La Fim-Cisl, la Federazione Italiana Metalmeccanici aderente al sindacato Cisl compie 70 anni. Nonostante l’emergenza coronavirus e la crisi economica in corso non facciano venire voglia di festeggiare, il sindacato guidato da Marco Bentivogli ricorda la sua storie e le principali battaglie portate avanti in questi anni. 

In un contributo pubblicato sul sito della Fim-Cisl, Bentivogli rievoca la nascita del sindacato: 

“Il 30 marzo 1950, a Milano, si riunivano in Commissione paritetica i rappresentanti della Fillm (Federazione dei liberi lavoratori metalmeccanici) e del Silm (Sindacato dei lavoratori metalmeccanici), i due sindacati metalmeccanici nati dalla scissione sindacale del 1948 e usciti dalla Fiom che, fino al 1948, era stata la sigla unitaria del sindacato metalmeccanico aderente alla Cgil anch’essa, fino ad allora, sigla unitaria del sindacato promosso nel giugno 1944 dalle forze antifasciste nel Patto di Roma. La prima era la categoria che faceva parte della Libera Cgil, la componente sindacale cristiana che nel 1948 era uscita dalla Cgil unitaria, ormai egemonizzata dalla componente socialcomunista, perché non disponibile a usare il sindacato come arma politica di opposizione; la seconda era parte della Fil (Federazione italiana del lavoro), a dominante socialdemocratica e repubblicana, uscita qualche mese dopo dalla Cgil unitaria per le stesse ragioni. Decisero all’unanimità di mettere insieme le proprie forze per costituire un unico sindacato dei metalmeccanici che prese il nome di Fim (Federazione italiana dei metalmeccanici) la cui nascita fu accompagnata da quella del suo giornale, il Ragguaglio. Di lì a un mese, il 30 aprile, a Roma, nel teatro Adriano, si sarebbe costituita formalmente la già nata Cisl, erede della Lcgil e di parte della Fil (l’altra parte avrebbe costituito la Uil nello stesso anno)”.  

Il contesto in cui questi eventi si verificarono era durissimo: siamo all’inizio della guerra fredda e la lotta tra Stati Uniti e Unione Sovietica si ripercuote anche all’interno dei sindacati, condizionandone le scelte e ampliando i divari tra un’organizzazione e l’altra. Bentivogli parla anche delle violenze denunciate dalla relazione del primo congresso della Fim. 

“Siamo stati tentati di tacere, nel ricordo delle nostre origini, su quegli avvenimenti ma ci è parso giusto, anzi doveroso, non rimuoverli perché danno il senso reale delle condizioni nelle quali la Fim-Cisl è nata. Sul sito abbiamo messo a disposizione i documenti, dando vita a un repertorio straordinario.  Per fortuna, il mondo – almeno quello in cui abbiamo avuto la ventura di nascere e operare – è assai cambiato da allora. Nel sindacato c’è stata la sperimentazione di una vera, anche se problematica, unità e poi – negli ultimi vent’anni – il ritorno alla divisione e a un “confronto competitivo”, ma non più in un orizzonte di scontro tra blocchi politico-ideologici, bensì all’interno di una divaricazione più “laica” tra modelli e pratiche sindacali differenti”. 

Pur ammettendo che anche oggi la categoria non è esente da scontri, il segretario generale della Fim-Cisl evidenzia i cambiamenti avvenuti nel corso della lunga storia del sindacato, pur sottolineando la permanenza di un pilastro fondamentale e cioè la volontà di preservare il sindacato dalla “strumentalizzazione politica e agitatoria”. 

“Il tratto distintivo della Fim, il valore della libertà, è diventato nel tempo quasi un culto che talvolta l’ha spinta a essere, orgogliosamente, irriverente nella propria autonomia, frutto di culture, idee, sensibilità ed esperienze diverse. Per questo, dalla Fim negli anni’60 partirono le spinte più forti al rinnovamento sindacale, con la battaglia per l’autonomia e l’incompatibilità tra incarichi sindacali e politici, e alla modernizzazione del nostro paese. Il tutto all’interno di una strategia contrattuale innovativa, la contrattazione articolata, somma del Contratto Nazionale e del contratto “aziendale” o “integrativo”, che non vogliamo chiamare “di secondo livello” proprio perché non meno importante del primo. Un’impostazione fedele all’indicazione di Giulio Pastore per cui la democrazia sostanziale vive in azienda grazie alla contrattazione e alla partecipazione dei lavoratori che consente di incidere e promuovere la solidarietà nel mercato”. 

Dopo le grandi battaglie portate avanti nel corso degli anni, Bentivogli parla di oggi e delle tre grandi sfide che il mondo sta affrontando: demografica, climatica e digitale. Trasformazioni che incidono fortemente sul lavoro e sulla missione dei sindacati. 

Oggi queste sfide vanno raccolte lasciando ai giovani uno spazio di protagonismo autentico. Non è ammesso tenere l’umanità in panchina, tanto più se si tratta delle nuove generazioni che hanno invece il diritto di progettare il futuro che dovranno abitare.  

Uscire dalle crisi nello stesso modo in cui vi si è entrati significa restare imprigionati in un circolo vizioso che necessita, al contrario, del coraggio di avviare autentici nuovi inizi. Come ha detto Papa Francesco nella storica benedizione urbi et orbi in una Piazza San Pietro deserta, “la tempesta ci ha fatto scoprire vulnerabili ma a molti sta insegnando a riconoscersi come fratelli”. Questi giorni difficili ci mostrano i vizi più odiosi delle persone ma anche le virtù di tanti a rimboccarsi le maniche affinché il “nulla sarà più come prima” sia un realistico approdo ad un mondo migliore. L’organizzazione del sindacato deve continuare a interpretare il messaggio delle origini: insieme per promuovere giustizia. I lavoratori devono poter sentire, oggi, che grazie al sindacato si è più forti e più liberi. Proprio per difendere questo spirito, 70 anni fa, è nata la Fim-Cisl. 

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