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Europa: Corte dei Conti all’attacco di Commissione e Governi sui controlli poco chiari sui PNRR

Pixabay

I governi europei che stanno gestendo i PNRR hanno messo in atto tante forme di controllo, reporting e monitoraggio che alla fine rischiano di confondere tutto e di non dare giuste informazioni ai propri concittadini. Signori primi ministri, sveglia. Commissione sei avvisata: così i giudici della Corte dei conti europea.

Se tutti insieme gli esecutivi nazionali costituissero un’azienda con un CdA e degli azionisti, probabilmente avrebbero già risolto quelle “debolezze tali da non permettere una misurazione delle performance complessiva dello stesso”. Ma non sono un’azienda e i presunti manager parlano lingue assai diverse.

Il virgolettato è tratto dalla relazione speciale della Corte sull’andamento dei Piani nazionali di ripresa e resilienza. Il testo sta facendo il giro delle sedi istituzionali ma non sembra aver scatenato paure. Al Consiglio europeo in corso, la questione forse è stata solo sussurrata. Il fatto è che i giudici contabili di Lussemburgo non sono per niente soddisfatti di come i Piani sono controllati e soprattutto se i risultati attesi siano o no veritieri. La retorica di certi governi gioca brutti scherzi.

700 miliardi di euro in circolazione

Dopo la 2^ guerra mondiale che l’ha devastata e il Piano Marshall di cui anche i bambini ormai sanno tutto, l’Europa non ha mai visto circolare così tanti soldi: autentico vaccino politico al Covid 19. Innovazione, green economy, grandi vie di comunicazioni, cultura, interscambi commerciali, un’infinità di progetti concepiti per lasciare ai posteri un Continente da sogno.

Circa 700 miliardi di euro stanziati ma con applicazioni di reporting che non forniscono “un quadro completo delle modalità con le quali i progetti finanziati contribuiscono agli obiettivi “. Un esempio? Come rendere l’economia europea più verde e più resiliente, dice la Corte. Bravo chi ci capisce e sproloquia che alla fine sarà davvero così.

AAA. Economista (bravo) cercasi

Perché questo guazzabuglio simile un trucco ? Perché tutti i governi si sono fermati a controllare solo due aspetti dei Piani di ripresa: i traguardi e gli obiettivi. Non bastano, sono passaggi intermedi, mentre l’Europa tutta ha bisogno di sapere se è valsa la pena di far girare una montagna di euro. Solo una triste circostanza come la pandemia ha messo i 27 di fronte alla necessità di cambiare. Badate, aggiungono i giudici, ci sono indicatori che non fanno capire nemmeno se alla fine dei PNRR (2026?) i paesi a cui vanno le rate dei fondi miglioreranno o no. I soldi gira e rigira sono dei contribuenti a cui stiamo “vendendo” una rivoluzione senza armi.

L’ultima stoccata da Lussemburgo per la Commissione Ue è che si fida troppo dei dati che riceve. Non sono dati di rendicontazione ma soltanto “stime delle spese sostenute”. Sono tutti riuniti a Bruxelles per due giorni, ma gli è arrivato l’invito a rimettersi al lavoro e modificare metodi e strumenti di controllo. Nei fuori onda, così in voga in Italia, si riuscirà pure a trovare qualche bravo economista. Non è difficile, l’Europa ne è piena.

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