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Eni: 1 miliardo da Rosneft, ma la Basilicata frena il titolo

Rosneft ha acquisito da Eni il 30% del giacimento egiziano di gas naturale di Zohr per 1,12 miliardi di dollari. Il closing arriva 10 mesi dopo l’annuncio dell’accordo, datato 12 dicembre 2016: allora era stato precisato che l’intesa era subordinata “al rispetto di alcune condizioni standard, tra cui tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle autorità egiziane”, secondo quanto riportava una nota di Eni.

Rosneft investirà 4,5 miliardi di dollari nel progetto Zohr, che dovrebbe partire a fine anno. “Questa operazione – ha sottolineato la compagnia russa – ci consente di rafforzare la nostra posizione in mercati strategici quali l’Europa e il Vicino Oriente”.

Intanto però Eni deve fronteggiare un nuovo stop in Basilicata, dove la giunta regionale ha deliberato “la sospensione dell’attività di reiniezione in unità geologica profonda delle acque di strato mediante il pozzo Costa Molina 2 in agro di Montemurro (Potenza)” utilizzato per il Centro Olio della Val d’Agri (Cova) dell’Eni di Viggiano (Potenza).

In un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della Giunta presieduta da Marcello Pittella (Pd) è specificato che “la decisione si è resa necessaria a seguito della segnalazione effettuata da Arpab in ordine al riscontro della presenza di sostanze pericolose in una delle vasche di stoccaggio delle acque di strato e in testa pozzo Costa Molina 2”.

Anche se la sospensione non ha comportato al momento uno stop alla produzione di idrocarburi, pone dei rischi sui volumi futuri. Dall’impianto Cova Eni ricava circa il 3% della sua intera produzione, quindi l’impatto per il titolo è “marginalmente negativo” per gli analisti di Equita.

A fine mattinata le azioni di Eni a Piazza Affari cedono lo 0,3%, a 13,81 euro.

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