Share

FIRSTonline Banner

Trump's speech: What's behind the attack on China? Is the tycoon ready to invalidate the midterms? The fragile truce between the superpowers is also at risk.

Nel suo discorso Trump ha fatto ripetutamente riferimento alle elezioni del 2020, che sono da anni una sua ossessione. Molti temono che il suo nuovo attacco al sistema elettorale a pochi mesi dal voto sia un tentativo di mettere le mani sul sistema elettorale per poter dichiarare un’emergenza poco prima del voto di novembre, al quale il suo partito è atteso perdere

Trump's speech: What's behind the attack on China? Is the tycoon ready to invalidate the midterms? The fragile truce between the superpowers is also at risk.

Immediata la risposta di Pechino a Donald Trump che nel suo discorso alla nazione – nella notte – aveva denunciato “la più vasta violazione di dati elettorali della storia” compiuta nel 2020 da Pechino che avrebbe acquisito “illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi”, lanciando un allarme sul voto di Midterm. Il ministero degli esteri cinese ha definito quelle di Trump “pure invenzioni e calunnie malevole che si sono dimostrate da tempo infondate”. In un’analisi pubblicata sul suo sito, Reuters afferma che le rinnovate accuse del presidente Usa potrebbero complicare la sua fragile tregua con il leader cinese Xi Jinping, a soli due mesi dal vertice previsto a Washington.

Discorso Trump: il voto di Midterm dietro l’attacco alla Cina

"The elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate”. Lo ha denunciato il presidente Usa, Trump, nel corso del suo discorso alla nazione, assicurando agli americani che lavorerà con le autorità locali per mettere al sicuro le Midterm di novembre dalle “scioccanti debolezze” emerse.

Davanti alla telecamere, il presidente ha accennato brevemente all’Iran e all’economia. Wall Street “avanza di record in record” e “l’ultimo dato dell’inflazione è stato il migliore da sei anni”, ha notato. Sulla campagna americana in Middle East si è limitato a dire: “Abbiamo vinto in Venezuela. Stiamo vincendo in Iran e presto vedrete i frutti di questo lavoro”.

Poi ha dedicato tutto il tempo a sua disposizione per parlare di voto. Per continuare ad avere un Paese “dobbiamo avere un sistema di voto sicuro e affidabile, quello che abbiamo ora è debole ed è ben lungi dal soddisfare gli standard di sicurezza”, ha detto annunciando la sua intenzione di desecretare nuovi documenti in grado di dimostrare le vulnerabilità del sistema, anche alle interferenze straniere. Trump ha portato ad esempio i casi del Venezuela e della Cina. La Cia – ha riferito – ha ottenuto informazioni su un complotto legato al regime di Nicolas Maduro per truccare le elezioni americane del 2020. La Cina invece è responsabile “di quella che è ritenuta la più vasta violazione di dati elettorali della storia” a partire dal 2020, grazie alla quale ha acquisito “illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi”. La Cina “non voleva che Trump vincesse le elezioni”, ha aggiunto sottolineando che Pechino voleva aiutare Joe Biden e ha cercato anche di “fabbricare schede illegali” per l’ex presidente. Di questo caso però nessuno ne ha parlato: i membri del “Deep State hanno cercato di sopprimere” le informazioni ma “io ho dato indicazione alle agenzie competenti di indagare sull’insabbiamento delle interferenze cinesi”, ha detto.

Nel suo attacco a gamba tesa contro il sistema elettorale a pochi mesi dal voto di metà mandato, Trump si è scagliato contro le macchine per il conteggio dei voti “vulnerabili agli attacchi” e contro quelle oltre 278.000 persone che non sono cittadine americane ma che sono registrate a votare. Nel suo discorso Trump ha fatto ripetutamente riferimento alle elezioni del 2020, che sono da anni una sua ossessione. Le sue teorie sul voto rubato sono alla base dell’assalto al Congresso del 6 gennaio e molti temono che il suo nuovo attacco al sistema elettorale a pochi mesi dal voto sia un tentativo di mettere le mani sul sistema elettorale e federalizzarlo oppure creare i presupposti per dichiarare un’emergenza poco prima del voto di novembre, al quale il suo partito è atteso perdere.

Discorso di Trump, ecco chi non lo ha trasmesso

“Le frodi elettorali sono estremamente rare, e quasi sempre commesse da cittadini americani”, ha immediatamente replicato il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, dopo il discorso alla nazione di Trump. Perplessità sulle rivendicazioni del presidente le ha avute anche Fox. I suoi reporter hanno spiegato di non essere in grado di “corroborare le dichiarazioni” del presidente sul voto. Fox è uno dei netowrk che ha trasmesso in diretta tv il discorso del presidente. Altri hanno deciso di non farlo in tv ma solo sulle altre piattaforme perché non convinti della rilevanza del discorso e preoccupate dalla possibilità di spargere bugie. Proprio contro i media che hanno deciso di boicottarlo Trump si è scagliato durante il suo discorso. “ABC e nbc hanno deciso di non trasmetterlo” perché “sanno quanto è corrotto il sistema e sono parte del complotto. Vogliono proteggere la sinistra”, ha attaccato prima di minacciarle davanti a milioni di americani con la revoca delle loro licenze.

L’ossessione di Trump per le elezioni del 2020

Trump ha dunque accusato il “Deep State” di avergli omesso intenzionalmente le informazioni su queste interferenze cinesi e ha dichiarato di aver chiesto all’FBI, Co., all’Ufficio del Direttore dell’Intelligence nazionale e al Dipartimento di Giustizia di indagare su quella che ha definito un’operazione di “insabbiamento”, da parte di funzionari statunitensi. In realtà, secondo quanto riporta l’Adnkronos, i documenti diffusi dalla Casa Bianca giovedì sera hanno rivelato l’esistenza di accesi dibattiti interni all’amministrazione su come definire e valutare le iniziative cinesi. Ma nessuna prova d’insabbiamenti.

In tutto ciò, l’ossessione di Trump per le elezioni del 2020 – perse con uno scarto di circa 7 milioni di voti durante la pandemia di coronavirus – è stato un tema ricorrente nella campagna elettorale del 2024. Eppure, nel corso degli anni, non sono mai emerse prove pubbliche a sostegno delle affermazioni del repubblicano e dei suoi alleati riguardo a interferenze straniere – né nella fase di voto né in quella di scrutinio – nelle elezioni del 2020 o in altre consultazioni recenti, né tantomeno riguardo a frodi diffuse che avrebbero coinvolto le schede cartacee.

Alcuni dei funzionari di spicco del primo mandato di Trump – tra cui il Procuratore Generale William P. Barr – dichiararono, all’indomani della sconfitta del 2020, che non vi erano prove di frodi su larga scala. E anche le prove fornite questo giovedì, al momento, non sembrano aver cambiato la realtà dei fatti: non vi sono state frodi nelle elezioni americane.

comments