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Emendamento pro-banche: salta dal decreto semplificazioni, si punta su quello fiscale

Niente da fare per le banche: la scorciatoia non ha funzionato. L’emendamento al decreto semplificazioni che avrebbe dovuto accontentare gli istituti di credito è saltato. Lo ha deciso questa mattina la riunione dei capigruppo delle commissioni Affari costituzionali e Attività produttive di Montecitorio.

La correzione era satata presentata ieri alla Camera dai relatori. In sostanza, l’obiettivo era di annullare una norma prevista in un altro decreto, quello sulle liberalizzazioni. Con un colpo di spugna in extremis, l’emendamento prevedeva che la cancellazione delle commissioni bancarie sulle linee di credito sarebbe stata valida “solo nel caso in cui le banche non avessero rispettato le norme sulla trasparenza” emanate dal Cicr, il comitato interministeriale per il credito e il risparmio.

Stamane però il ripensamento: “L’emendamento non verrà presentato ufficialmente – ha spiegato il relatore Stefano Saglia – perché era troppo forte il rischio di ammissibilità“.

Ma la partita sulle banche è tutt’altro che conclusa, anche se il percorso da seguire non potrà essere lineare. Ormai il dl liberalizzazioni ha ricevuto l’ok dal Senato e ieri è sbarcato alla Camera, che dovrà approvarlo entro il 24 marzo per evitare che scada. Il brusco cambiamento di rotta dovrà quindi per altra via: secondo quanto rivelano fonti parlamentari, l’emendamento pro-banche potrebbe essere infilato a questo punto nel testo del decreto fiscale.

Su questo fronte c’è però un ostacolo: il dl liberalizzazioni entrerebbe in vigore prima di quello fiscale, quindi, almeno per qualche settimana, l’annullamento totale delle commissioni bancarie sulle linee di credito sarebbe legge. Un periodo di interregno che però gli istituti di credito potrebbero anche tollerare come il male minore: l’eventuale giudizio di inammissibilità è un rischio troppo grande.

Intanto però il pressing dei banchieri non si ferma. Anzi, rincara la dose. E lo fa ancora una volta per bocca di Giuseppe Mussari, ex presidente dell’Abi, che la settimana scorsa si è dimesso insieme ai vertici dell’associazione proprio in segno di protesta contro la norma sulle commissioni. “La palla ora sta al Parlamento – ha detto oggi Mussari in un’intervista a Radio 24 – e questo ci rasserena, perché pensiamo che i partiti abbiano compreso che non c’è fondamento giurudico in questa norma. Una sua modifica… Ce la attendiamo assolutamente”.

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Categories: Finanza e Mercati