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Elezioni Svezia 2022: la destra sfonda il muro dei socialdemocratici dopo 30 anni ma il margine è stretto

FIRSTonline

Il blocco di centrodestra ha vinto le elezioni politiche in Svezia, scalzando la maggioranza dei Socialdemocratici. Le elezioni di domenica 11 settembre hanno segnato una svolta storica in Svezia: i Socialdemocratici dell’ex primo ministro Magdalena Andersson (si è dimessa subito dopo il risultato) si sono confermati primo partito (superando il 30% dei voti) ma i “Democratici Svedesi” (Sweden Democrats, SD), partito di estrema destra e anti-immigrati di Jimmie Akesson, sono riusciti a conquistare un clamoroso 20,5% dei voti, diventando così la seconda forza politica della Svezia e consentendo alla coalizione di destra (con Moderati, Cristiano-democratici e Liberali) di conquistare la maggioranza dei seggi in Parlamento, seppur sul filo del rasoio: 176 contro 173, su 349 totali. “È una maggioranza sottile, ma è una maggioranza”, ha dichiarato l’ex premier socialdemocratica aggiungendo che questo non elimina le preoccupazioni “per come evolverà la Svezia nei prossimi anni. In Parlamento hanno un margine ristretto – ha aggiunto – i socialdemocratici sono pronti e prendere il potere se le cose cambieranno”.

E così anche in Svezia è crollato il muro che per decenni aveva relegato l’estrema destra ai margini della politica. L’ondata centro-destra sta travolgendo la politica di diversi paesi europei, dalla Francia (con il movimento di Le Pen) alla Germania, dai paesi dell’Est all’Italia fino ai paesi iberici e alla Slovenia. Ma in ballo ci sono altre elezioni che potrebbero sconvolgere (in meglio o in peggio) gli equilibri politici: le elezioni politiche italiane il prossimo 25 settembre – che vede la compagine di centro-destra trainata da Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni, con percentuali di voto a doppia cifra – le Midterm statunitensi e le presidenziali in Brasile.

Elezioni Svezia 2022, vince la destra: che vuol dire?

Una vittoria che promette di sconvolgere la politica svedese e la reputazione del Paese come rifugio di ideali progressisti e pluralisti. Il risultato potrebbe anche determinare la posizione della Svezia sulla scena mondiale, mentre il Paese lavora con i partner per rispondere alla guerra in Ucraina, cerca di entrare nella Nato (dopo tutte le fatiche per togliere il veto di Orban) e assume la presidenza di turno dell’Unione Europea nel 2023. Anche se i Democratici Svedesi fino al 2019 erano per l’uscita della Svezia dall’Ue, mostravano posizioni filo putiniane ed erano contrari all’ingresso nella Nato ora hanno “cambiato” posizione: hanno eletto due rappresentanti all’Europarlamento, fanno parte del gruppo dei conservatoti europei (lo stesso di Giorgia Meloni). Lo stesso Akesson è passato in breve a un aperto appoggio all’Ucraina e all’adesione di Stoccolma all’Alleanza Atlantica.

Al di là della politica estera, resta il successo, clamoroso, del partito guidato da Åkesson – a cui va ad aggiungersi il 19,1 dei conservatori – che in ogni caso sposterà gli equilibri, i toni e i temi della politica svedese avendo messo al primo posto del suo programma il contenimento della criminalità, un piano più restrittivo sulle politiche di immigrazione e l’emergenza energetica. “Il popolo svedese ha votato per il cambiamento”, ha commentato Åkesson in un post su Facebook. “È tempo di iniziare a ricostruire la sicurezza, il benessere e la coesione. È ora di mettere la Svezia al primo posto”. Gli altri schieramenti del blocco di centro-destra, l’avevano detto chiaramente in campagna elettorale: al governo sì, ma senza i nazionalisti di SD, accettando al massimo un “sostegno” in Parlamento.

Ma formare un nuovo governo sarà tutt’altro che semplice, anche se alla fine è probabile che l’incarico possa essere affidato al leader dei Moderati, Ulf Kristersson, nonostante si sia classificato solo al terzo posto. I Moderati, il più grande dei partiti di centro-destra, un tempo evitavano l’SD. Ma alla fine hanno scelto una coalizione con i Democratici Svedesi, con l’obiettivo di rovesciare lo status quo politico e scalzare i socialdemocratici, dopo decenni protagonisti della scena politica (dal 1930 con qualche breve interruzione).

Elezioni, la Svezia vira a destra con i Democratici Svedesi

L’SD ha negli anni scorsi espresso posizioni di destra radicale che si sono almeno all’apparenza ammorbidite in occasione di questa campagna elettorale. Negli ultimi anni, infatti, il partito ha guadagnato consenso proprio perché ha deciso di espellere gli estremisti, e si è concentrato nel mantenere una posizione rigida (molto apprezzata dagli elettori) nei confronti dell’immigrazione e la criminalità.

Poco tempo fa, l’ascesa dei Democratici di Svezia sarebbe sembrata inverosimile. Ma perché oggi questo ribaltone? Fino a dieci anni fa, le politiche di immigrazione liberali della Svezia non rappresentavano una questione politica importante, finché l’afflusso di migranti in Europa nel 2015 ha iniziato a cambiare le cose. In quel periodo, la Svezia ha accolto più di 150mila immigrati, molti da Siria, Iraq e Afghanistan. Il tasso di criminalità è aumentato tanto da far tornare al primo posto nell’opinione pubblica le preoccupazioni sull’immigrazione e l’integrazione.

Elezioni Usa Midterm: la resurrezione politica di Biden

Oltre alle elezioni in Svezia, e quelle italiane, negli altri continenti c’è grande attesa per le Midterm Election che si terranno il prossimo 8 novembre negli Usa, quando gli statunitensi decideranno quale partito conquisterà la maggioranza dei 435 seggi della Camera e a chi andranno assegnati i 35 dei 100 seggi del Senato ancora in ballo; mentre 36 dei 50 stati decideranno i loro governatori. Ma stavolta ci sono più luci che ombre per i democratici. Fino a poco tempo fa si prevedeva una vittoria a valanga dei repubblicani, ma l’attuale inquilino della Casa Bianca ha un indice di gradimento in ascesa: passato oltre la soglia del 40%. Il cambiamento si deve in parte al basso livello della disoccupazione, la riduzione del prezzo del gasolio e anche al recente maxipiano legislativo per controllare l’inflazione, la lotta al cambiamento climatico e la riduzione dei costi delle medicine. A influire anche i guai giudiziari dell’ex presidente Trump e la decisione della Corte suprema di abolire il diritto all’aborto, la cui revoca si sta rilevando un cavallo di Troia per i repubblicani.

Il Brasile al bivio presidenziale: Lula contro Bolsonaro

In autunno un altro appuntamento molto delicato è quello delle elezioni generali in Brasile: dopo che sono cadute le accuse nei suoi confronti, sarà Luiz Inácio Lula da Silva a sfidare Jair Bolsonaro, del Partito liberale (Pl, di destra), con i sondaggi che vedono in testa il leader del Partito dei Lavoratori. A favore di Lula c’è la deprecabile politica di Bolsonaro degli ultimi quattro anni, fatta di denunce (genocidio e crimini contro l’umanità), una disastrosa gestione della pandemia, una economia in recessione con l’inflazione a due cifre, un’emergenza alimentare che riguarda oltre metà della popolazione brasiliana, nonché una guerra disumana contro le popolazioni indigene per favorire gli interessi delle multinazionali nei terreni di proprietà dei popoli nativi che lo hanno reso il “paladino delle deforestazioni”.

Il primo turno delle elezioni presidenziali è previsto per il 2 ottobre. Se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti validi in quella occasione è previsto un ballottaggio che si terrà il 30ottobre. In palio ci sono poi i 513 seggi della Camera dei deputati e 27 degli 81 scranni del Senato.

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