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Effetto referendum: euro ai minimi, Borse in tensione, rete Bce sui Btp

L’euro scivola ai minimi da 20 mesi, a quota 1,0546 sul dollaro, peggio di quanto si era verificato dopo la Brexit. Borse asiatiche in calo. Faro acceso sullo spread e su Piazza Affari, in attesa di un’apertura che s’annuncia drammatica, specie per il comparto bancario. Sono questi gli umori dei mercati finanziari dopo la schiacciante vittoria del NO al referendum italiano, destinata ad accentuare la pressione sull’euro e sull’eurozona, ma anche a complicare la strada degli aumenti di capitale per le banche italiane, a partire da Monte Paschi.

IN VISTA LA BURDEN SHARING A SIENA

Già in mattinata i vertici della banca si incontreranno con JP Morgan e Mediobanca, impegnati nella ricerca di nuovi investitori. Nel caso (probabile) che sfumi l’ingresso del Qatar e dei fondi Usa interessati, è più che possibile che gli advisors gettino la spugna. Si fa così concreta la strada del ricorso all’intervento pubblico che prevede, secondo le regole Ue, il burden sharing, ovvero il taglio del valore nominale dei titoli a carico di azionisti ed obbligazionisti. Un esito drammatico, di pessimo auspicio per i risparmiatori italiani, che detengono oltre 170 miliardi in obbligazioni delle banche italiane. Senza dimenticare l’effetto per il debito pubblico, già ben oltre la soglia di guardia al 133% sul Pil.

Intanto, in queste ore sta già scattando la rete di protezione messa a punto dalla Bce per ammortizzare l’impatto della crisi italiana sui Btp, destinati a varcare di nuovo la soglia di rendimenti oltre il 2%. La Banca Centrale europea può concentrare in questi giorni gli interventi mensili previsti dal Qe sui titoli italiani (12 miliardi, cioè il 18% del suo potenziale), in attesa delle misure che saranno adottate dal direttorio di giovedì prossimo, che allungherà i termini del Quantitative Easing. Aiuta il fatto che il Tesoro abbia concluso la raccolta di fondi per l’anno in corso. Ma i mercati già guardano al 2017, anno caldissimo sul fronte elettorale (Francia, Germania ed Olanda). Il sollievo rappresentante dalla sconfitta dell’estrema destra in Austria è durato solo poche ore.

INTERMONTE: PUNTARE SUI TITOLI ORIENTATI ALL’EXPORT

Farà caldo un po’ per tutta Piazza Affari, rassegnata alla pioggia di vendite sui titoli bancari, anche se si parte da livelli molto sacrificati. Gli esperti di Intermonte nel weekend hanno suggerito, in caso di vittoria del NO, di puntare sulle società attive soprattutto sui mercati esteri con una forte esposizione al dollaro. Da evitare banche ed utility. Il portafoglio consigliato comprende Moncler, Stm , Ferrari, FiatChrysler, CnhIndustrial, Saipem, Ima, Recordati e Campari.

IN CALO LE BORSE ASIATICHE, GIÙ IL PETROLIO

L’euro tratta a 1,057, in lieve recupero dai minimi della notte, ma sotto i prezzi di venerdì (1,066).

La Borsa di Tokyo si avvia a chiudere in calo dello 0,7%. Hong Kong -0,8% e Shanghai -1,2%. Seul -0,3% e Mumbai -0,1%.

L’oro è piatto ed il petrolio Brent perde lo 0,7% a 54,1 dollari il barile.

LA BCE ALLUNGA IL QE. LA BREXIT IN TRIBUNALE

Il dopo referendum è destinato ad assorbire l’attenzione generale. Ma non mancano altri motivi interesse. La Banca centrale europea vivrà giovedì 8 dicembre una delle giornate più delicate ed importanti della gestione Draghi. Il direttorio dovrà pronunciarsi sulla scelta se prolungare o meno il programma di acquisti di titoli (il cosiddetto Qe) di sei mesi, fino al prossimo settembre 2017, dopo le presidenziali francesi, il passaggio decisivo per la stessa esistenza dell’area euro.

La discussione riguarderà anche le dimensioni del piano: confermare gli 80 miliardi di euro al mese, oppure procedere ad una parziale riduzione (il cosiddetto tapering) a 60 miliardi. Nel primo caso a fine ciclo di acquisti, la Bce andrà in cassa titoli pubblici per 2.400 miliardi di euro, nel secondo 2.200 miliardi. La maggioranza degli esperti (40 su 54) secondo un sondaggio Reuters, prevede che la Bce decida per l’estensione degli acquisti senza ridurne l’importo.

Non sarà una scelta facile: la ripresa dell’economia europea, combinata con gli effetti inflazionistici del rialzo del petrolio, potrebbe suggerire l’inizio del tapering. Ma le tensioni politiche all’interno dell’Eurozona sconsigliano cambiamenti che potrebbero risultare traumatici.

Oggi, a poche ore dalla chiusura dei seggi in Italia ed in Austria, si riunirà a Bruxelles l’Eurogruppo, occasione per una prima valutazione dei risultati, ma che dovrà occuparsi ufficialmente della complessa quanto interminabile trattativa sulle riforme chieste alla Grecia a fonte di una nuova tranche di aiuti. Domani si terrà invece la riunione dell’Ecofin. Sul fronte macro sono in attivo stamane i dati dell’indice Pmi servizi dell’eurozona.

Riflettori accesi anche su Londra: oggi inizia presso la Corte Suprema inglese la discussione sul ricorso del governo britannico contro la decisione dei magistrati che hanno stabilito che la scelta di uscire dall’Unione Europea richiede, oltre al referendum. La decisione, che sarà presa dopo l’audizione del governo e dei fautori del ricorso, è prevista per giovedì 8.

OPEC VERSO L’INTESA CON LA RUSSIA. CONTO ALLA ROVESCIA PER LA FED

Il giorno 9, invece, a Doha i rappresentanti dei produttori non Opec, capitanati dalla Russia, dovrebbero siglare un’intesa con il cartello per il taglio della produzione, in linea con quanto stabilito nel meeting di Vienna. Dalla sigla dell’accordo di mercoledì scorso Brent e Wti sono schizzati di oltre il 10%.

Negli Usa è già partito il conto alla rovescia per le decisioni del prossimo vertice della Fed del 13-14 dicembre, il primo dell’era Trump. Oggi parleranno tre membri del Fomc: Wiliam Dudley, presidente della Fed di New Yorok, Charles Evans (Chicago) e James Bullard (Saint Louis). L’aumento dei tassi è dato per scontato (il 91% del panel di Bloomberg prevede il rialzo), soprattutto dopo gli ultimi dati sul mercato del lavoro che segnalano la disoccupazione in calo al 4,6%.

Ma gli operatori si interrogano sulle modalità dei prossimi interventi della Banca centrale, dopo che dall’8 novembre, data dell’elezione di Trump, il rialzo dei rendimenti ha provocato u calo di 1.700 miliardi delle quotazioni dei bond. Altro tema caldo: la difesa delle riforme del mercato a fronte delle intenzioni del presidente di smantellare le norme promosse dopo la crisi dei subprime.

PIAZZA AFFARI RIPARTE DA -20%

Dopo il voto Piazza Affari si presenta alla ripresa degli scambi reduce da una settimana di discreti recuperi. Da inizio anno l’indice FtseMib accusa una perdita del 20%, contro il -8,4% dell’indice EuroStoxx 50. Ma nell’ultimo mese l’indice principale di Piazza Affari ha guadagnato il 3%, contro il +0,4% dell’indice delle 50 blue chip europee. Anche lo spread Btp- Bund, arrivato oggi a 163 punti base, sui minimi delle ultime tre settimane dopo la puntata a 186 punti base di fine novembre. I movimenti degli ultimissimi giorni mostrano che la caduta delle obbligazioni in tutto il mondo sta spingendo enormi masse di liquidità verso i mercati azionari: difficile che Piazza Affari ne possa approfittare, almeno nel breve.

POPOLARI ALLE PRESE CON LASENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

Sulle banche peserà oggi anche la sentenza del Consiglio di Stato che ha parzialmente accolto il ricorso di alcuni soci contro il regolamento della Banca d’Italia che disciplina la riforma delle banche popolari sulla trasformazione in Spa. In particolare, è stata sospesa l’efficacia della parte del regolamento che consente alle banche di limitare o di escludere il rimborso con fondi propri ai soci che hanno esercitato il diritto di recesso. Ubi, la prima a trasformarsi in Spa, ha stabilito di rimborsare parzialmente le azioni per un controvalore di 13,17 milioni di euro contro richieste complessive per circa 257,7 milioni.

Non sarà una giornata facile per le utilities, su cui pesa la prospettiva di un aumento dei tassi. Enel può consolarsi con l’esordio a Wall Street di Enel Americàs. La società riunisce gli assets latino americani del gruppo (con l’eccezione di due controllate cilene), ha appena assorbito la brasiliana Celg (distribuzione) e ora ha in programma investimenti per 5 miliardi di euro.

ALERION, EOLO ENERGIA DOVRÀ LANCIARE L’OPA TOTALITARIA

Eolo Energia (Edison-F2i) si è aggiudicata il controllo di Alerion. La cordata a conclusione dell’Opa ha raccolto il 7,54% del capitale, che sommato al 31,287% già in suo possesso ha portato la partecipazione complessiva al 38,8%. La concorrente Fri-El, invece, che attraverso gli acquisti effettuati fuori mercato si era già portata al 28,18% ha raccolto il 4,35% del capitale, oltre il tetto massimo previsto per l’Opa (il 29,9%). L’1,72% del capitale andrà perciò a riparto.

La partita però non è ancora chiusa: la Consob ha infatti imposto a Edison e F2i di lanciare una nuova Opa, questa volta obbligatoria, su Alerion, per effetto del patto parasociale sottoscritto lo scorso 30 novembre, quando ha comunicato di essere salito sopra il 30% e ha rinunciato alla soglia del 50% più un’azione per considerare valida l’offerta. Con l’acquisizione di Alerion, Edison-F2i arriverebbe a 850 megawatt installati, diventando il primo polo italiano nell’energia eolica, alle spalle della sola Erg Renew, attuale leader di mercato con 1,1 gigawatt di capacità istallata.

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