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Economia sommersa: in Italia vale 195 miliardi (e cresce)

FIRSTonline

L’economia sommersa italiana vale circa 195 miliardi di euro, pari al 12,5% del Pil nazionale. Il dato – riferito al 2017, anno dell’ultima rilevazione disponibile – è contenuto nella “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”, un corposo studio elaborato dalla Commissione Giovannini del Mef e allegato all’ultima Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.

Dall’analisi emerge che il valore assoluto dell’economia nascosta al Fisco è calato nel 2015 (a 191miliardi, dai 196 dell’anno precedente) e nel 2016 (a 189 miliardi), per poi tornare a salire proprio nel 2017. L’incidenza sul Pil, invece, è rimasta pressoché stabile sui tre anni (12,8% nel 2015 e 12,6% nel 2016).

SOTTO-DICHIARAZIONI E LAVORO NERO

Ma cosa si nasconde nel grande calderone dell’economia sommersa? Le componenti più rilevanti sono le sotto-dichiarazioni, che rappresentano il 50,5% del totale, e il lavoro nero, che arriva al 41,2%. Meno pesante, ma comunque significativo, il contributo di tutte le altre voci (ad esempio mance o affitti irregolari), che nel complesso si attesta all’8,3%.

L’IRPEF NON VERSATA

Sul primo fronte, l’Irpef non versata da imprese e lavoratori autonomi cala in modo lento ma costante: nel rapporto si stimano 34 miliardi per il 2016, 32 miliardi per il 2017 e 31 miliardi per il 2018. “L’inversione di tendenza registrata negli ultimi anni sembrerebbe riconducibile alle innovazioni normative intervenute – si legge nell’analisi – in particolare con riferimento alla riforma del regime di contabilità semplificata”.

IL TAX GAP DELL’IVA

Meno regolare l’andamento del tax gap relativo all’Iva. Fra 2015 e 2016 il valore dell’imposta non versata è salito da 35 a 37 miliardi, per poi scendere di colpo a 33 miliardi nel 2018. In realtà, lo studio spiega che la tendenza decrescente è iniziata nel 2015 ed è “imputabile principalmente all’introduzione dello split”, mentre la temporanea inversione registrata nel 2017 è dovuta a “effetti contabili legati allo stock di crediti”.

IL LAVORO NERO

Quanto al lavoro nero, nel 2017 erano 3 milioni e 700 mila le unità di lavoro a tempo pieno non regolari, un dato in crescita dello 0,7% rispetto al 2016 e costituito in prevalenza da persone occupate come come dipendenti (2 milioni e 695 mila unità). “Il tasso di irregolarità, utilizzato quale indicatore di diffusione del fenomeno e calcolato come incidenza percentuale delle ULA non regolari sul totale – prosegue la Relazione – risulta tuttavia stabile nell’ultimo biennio: 15,5% nel 2016 e nel 2017”.

ECONOMIA SOMMERSA E TERRITORIO

A livello territoriale, l’incidenza dell’economia sommersa è molto alta al Sud, dove rappresenta il 19,4% del complesso del valore aggiunto. Al Centro il peso si attesta al 14,1%, mentre le quote del Nord-Ovest e del Nord-Est non vanno oltre il 10,6% e l’11,4%.

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