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e-Estonia: una rivoluzione digitale ma non solo

Recentemente indipendente, con una popolazione di 1,3 milioni di persone e con il 50% del territorio ricoperto da foreste, l’Estonia è stata catalogata per 50 anni alla stregua di Paese in via di sviluppo, dovendo affrontare l’evidente ritardo con resto del mondo. Ma è con la rivoluzione tecnologica degli ultimi quindici anni che la piccolo Repubblica Baltica è diventata un mercato all’avanguardia, grazie anche alla creazione di un’identità digitale per i propri cittadini. Fugati tutti i dubbi nel corso degli anni, il governo ha fatto un passo coraggioso rivoluzionando il proprio profile in termini digitali attraverso un percorso che si è rivelato costoso, ma che ha potuto sopperire alla mancanza di infrastrutture.

Da Skype a Playtech, e-Estonia oggi è sinonimo di “Paradiso Start-up” (161 start-up attive sul territorio). La copertura Wi-Fi è disponibile gratuitamente come l’acqua e l’aria e circa il 90% dei residenti compila e invia la dichiarazioni dei redditi on-line, così come le prescrizioni mediche. Per non parlare del voto on-line e la firma di documenti legali via smartphone, grazie alla legge sulle firme digitali del 2000 che ha dato alle firme elettroniche lo stesso valore giuridico di quelle cartacee tradizionali. E tutto questo è iniziato con la creazione di una identità online sicura per i cittadini realizzando una ID univoca in tutti i sistemi, dai passaporti ai documenti bancari ad uffici governativi e ospedali, obbligatoriamente per tutti i cittadini a partire dai 15 anni di età.

L’avanzamento tecnologico dell’Estonia ha indubbiamente dato i suoi frutti: il Paese si classifica 33° nell’Human Development Index, 11° nell’Index of Economic Freedom e 1° in Freedom of the Net. E non volendo starsene sugli allori, il Paese è in continua evoluzione. Il sistema X-Road permette a varie banche dati di usufruire di e-services della nazione, sia nel settore pubblico e privato, di collegarsi e operare in modo sincronizzato. Allo stesso tempo, il Paese sta ridefinendo le politiche e la cooperazione internazionali: la propria assistenza intermini di sviluppo non viene impostata in termini monetari, bensì in tabelle di marcia e/o informazioni programmatiche che altri Paesi possono adattare e replicare.

Cosa possono imparare dalla piccolo Repubblica Baltica? Anche con la sua dotazione di un sistema di istruzione strutturato e di tecnologia concentrata, gli abitanti erano inizialmente  resistenti a questa rivoluzione digitale. Diventa allora essenziale far funzionare il sistema fin dall’inizio, in termini di vantaggio competitivo sia di consenso interno. A questo proposito, l’Estonia ha iniziato con la riforma e la semplificazione del proprio sistema di imposta sul reddito, che non solo ha fatto risparmiare tempo, ma anche eliminato le preoccupazioni dei contribuenti, aumentando così l’efficienza di governance e responsabilità civile. La Pubblica Amministrazione locale lavora infatti in piena trasparenza per quanto riguarda transazioni, spesa pubblica e in molti aspetti della vita giorno per giorno, con il vantaggio di incementare affidabilità e rendiconto dell’attività di governo.

Ecco che l’esperienza estone può insegnarci moltissimo in termini di cambio di mentalità, rinnovamendo e capacità di trasformarsi pur rimanendo se stessi. Si tratta allora di ripensare il proprio futuro oltre i limiti della paura del cambiamento e dell’opportunismo e fare con decisione quel primo passo essenziale e coraggioso nella direzione delle riforme strutturali necessarie. Una lezione che in Italia è ancora lungi dall’essere ascoltata.

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