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Draghi in pressing sulla Ue: fare presto sulle banche

Imagoeconomica

Anche l’Asia si è unita stamane al rialzo delle Borse, dopo due giorni da incubo. Un rimbalzo tecnico oppure un segnale che il peggio è passato? La situazione resta ad alto rischio e i danni della Brexit promettono di essere pesanti e duraturi, come ha detto Mario Draghi (un calo del Pil nell’ordine di mezzo punto nei prossimi tre anni). Ma, sperano i più ottimisti, stanno per vedere la luce le prime misure per tamponare la crisi delle banche al centro dei colloqui di Bruxelles. In attesa di conferme, comunque, i mercati tirano u bel sospiro di sollievo.

La situazione tende a stabilizzarsi sia nelle Borse che sul mercato delle valute e delle materie prime. A Tokyo l’indice Nikkei, il meno esposto alla crisi nei giorni scorsi, sale dell’1,4%. In ascesa anche Sidney e Hong Kong, trascinate dai titoli più esposti all’economia inglese. Risale anche il renmimbi, dopo due giorni d forte discesa nei confronti del dollaro.

In grande spolvero anche Wall Street, che ieri ha vissuto la seduta più vivace degli ultimi tre mesi: Standard & Poor’s + 1,78%, Dow Jones +1,57%, ancor meglio il Nasdaq (+2,12%), spinto dal rialzo di Gilead (+5,2%): la società biotech californiana ha ottenuto dalle autorità Usa l’approvazione per l’utilizzo di un suo farmaco nella cura di tutte le forme di epatite C. I dati sulla fiducia dei consumatori confermano che la ripresa continua: Brexit, oltre Oceano, fa meno paura.

MILANO GUIDA LA RISCOSSA. BENE TLC E ASSICURAZIONI

In Europa la riscossa è partita da Milano, la Borsa più colpita da venerdì scorso. A Piazza Affari l’indice FtseMib è salito del 3,3% a 15.602 punti dopo aver toccato un massimo a 15.799 punti. In grande recupero anche Londra (+2,64%), Parigi (+2,61%), Francoforte (+1,93%) e Madrid (+2,39%). In Europa il settore migliore è quello delle assicurazioni (Stoxx del settore +3,5%) assieme alle tlc (+3,5%) e alle utility (+3,2%). A Piazza Affari Telecom Italia ha guadagnato il 5,2%.

Migliora anche il mercato dei titoli del debito: lo spread Btp/Bund è sceso a 144 punti, ai minimi del dopo Brexit. Il Tesoro ha collocato 6 miliardi di Bot a 6 mesi con un rendimento a -0,150% (in rialzo dal precedente minimo storico di maggio a -0,262%).  

Petrolio in rialzo: il Brent sale dell’1,5% a 47,8 dollari al barile, Wti a 47,2 dollari (+1,8%). Frenano le quotazioni dell’oro (-0,7%) a 1.315 dollari/oncia.

STERLINA IN LIEVE RIPRESA, BUND ANCORA SU

In serata c’è stata una parziale correzione di rotta, in coincidenza con la chiusura della prima giornata del vertice europeo in cui David Cameron si è augurato che “il processo di separazione sia il più costruttivo possibile”. Al contrario, a larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha chiesto “una implementazione rapida e coerente della procedura di revoca” dell’appartenenza del Regno Unito alla Ue.

La sterlina ha azzerato tutto il guadagno accumulato durante la giornata assestandosi a 1,328 (+0,1%) nei confronti del dollaro a 1,328 . Anche il Bund decennale tedesco, che si era indebolito nel corso della giornata, è risalito in chiusura con il rendimento di nuovo sceso a -0,11%. 

DRAGHI: BREXIT COSTERÀ MEZZO PUNTO DI PIL

Secondo Mario Draghi nei prossimi tre anni la crescita europea potrebbe risultare più bassa dello 0,3-0,5%. Ma il vero pericolo, ha aggiunto il presidente della Bce, è che la Brexit può innescare una corsa alle svalutazioni competitive. Per scongiurare il rischio l’istituto ha intensificato la cooperazione con le altre banche centrali sui movimenti valutari e farà tutto il necessario per assicurare la stabilità dei prezzi. Draghi ha quindi sottolineato la necessità di affrontare le vulnerabilità del sistema bancario, “non potendoci più permettere” di stare a guardare, senza risolvere la questione: “È ora di farlo”.

Il pressing del presidente della Bce potrebbe sbloccare il negoziato tra l’Italia e la Commissione. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a margine del Consiglio Ue, ha sostenuto che l’Italia sta discutendo “in modo forte” con la Commissione europea delle turbolenze che hanno colpito le banche, ma non ci sono specifiche trattative in corso. Pesa il macigno dei 90 miliardi in obbligazioni subordinate ancora in mano alle famiglie, a grave rischio in caso di bail-in se venissero applicate le regole dell’Unione Bancaria.

SOROS VENDE ALLO SCOPERTO DEUTSCHE BANK, BANCHE ITALIANE +3,8%

Il sistema bancario resta l’anello debole della catena, nonostante il robusto rimbalzo di ieri. La conferma arriva, al solito, dalle mosse di George Soros, che ha messo nel mirino Deutsche Bank. Il finanziere ha annunciato di aver venduto venerdì allo scoperto lo 0,51% della banca, posizione poi ridotta lunedì (con largo profitto) allo 0,46%. Anche a Piazza Affari i riflettori restano puntati sulle banche: partite fortissime, con rialzi in mattinata superiori all’8%, terminano la seduta con variazioni più contenute. Il paniere italiano ha comunque chiuso con un rialzo del 3,18%. 

Fra le migliori, Ubi è salita del 9%: il mercato apprezza il nuovo piano industriale. Si risolleva Intesa (+4,7%) dopo due sedute da incubo. Il ceo Carlo Messina ha anticipato ieri alcune linee del nuovo business plan: sarà concentrato sulla crescita, ha anticipato, non sui tagli. Banco Popolare (+1,8%) ha perfezionato la cessione di crediti leasing in sofferenza per un importo nominale complessivo di 53,76 milioni di euro. In evidenza Pop.Milano (+5,6%) e Mediobanca (+5,7%).

MontePaschi ha terminato la giornata con un guadagno dell’1,6%, mentre ha chiuso ancora in terreno negativo Unicredit (-1,5%), spinta in mattinata dall’attesa (poi delusa) dell’annuncio del nuovo ad. Corregge al ribasso Pop.Emilia (-2,3%), la banca che si era difesa meglio nei giorni della bufera. La riscossa ha coinvolto anche il risparmio gestito a partire da Anima (+10,09%) e FinecoBank (+6,45%). Tra le assicurazioni, Generali sale dell’1,5%, Unipol +2,4%. 

RIPARTE L’AUTO, MEDIOBANCA TAGLIA IL TARGET DI FCA

In recupero l’automotive, assai tartassato negli ultimi giorni: salgono Cnh (+2,02%), e Ferrari (+1,32%). Vola Brembo (+8,02%). In ripresa anche Fiat Chrysler (+1,4%), nonostante il downgrade di Mediobanca Securities che ha tagliato il rating da outperform a neutral e il target price da 10 a 7 euro. Da segnalare anche il forte recupero di Leonardo-Finmeccanica (+7%), sacrificata nei giorni scorsi per la forte presenza nel Regno Unito.

ENERGIA ED UTILITY TRAINANO IL RIALZO. OGGI RIFLETTORI SU SNAM

A sostenere il rally del mercato italiano è stata la riscossa delle utility e del comparto oil& gas: Eni è salita del 3,2%, Saipem +2,55%, Tenaris +1,08%. Ancora più brillanti Enel (+4,3%) e Terna (+4,5%). Snam +3,9% alla vigilia della pubblicazione del piano strategico 2016-2020: uno degli elementi più importanti su cui analisti e investitori concentreranno la loro attenzione sarà il destino di Italgas.

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