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Diaz 2001: la Corte europea condanna l’Italia per tortura

Italia condannata per tortura. Lo hanno deciso oggi i giudici della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, stabilendo all’unanimità che l’Italia, che allora era governata da Silvio Berlusconi, violò la Convenzione sui diritti dell’uomo durante l’irruzione alla scuola Diaz di Genova nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, quando nel capoluogo ligure era in corso il G8.

In particolare, i poliziotti italiani coinvolti nell’episodio violarono l’articolo 3 della Convenzione, secondo il quale “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

All’origine del procedimento c’è un ricorso presentato dal manifestante veneto Arnaldo Cestaro, all’epoca 61enne, cui lo Stato italiano dovrà versare un risarcimento di 45mila euro.

I FATTI DI QUELLA NOTTE

In quella notte di quasi 14 anni fa il bilancio fu di 82 attivisti feriti, 4 dei quali finiti in ospedale in prognosi riservata. Dopo due giorni di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nella strade di Genova, centinaia di poliziotti entrarono con la forza nell’edificio scolastico, dove era stato allestito il dormitorio del Genoa Social Forum, e aggredirono gli attivisti trovati al suo interno, molti dei quali stavano dormendo.

Durante il blitz, definito dal vicequestore Michelangelo Fournier un pestaggio da “macelleria messicana”, furono fermati 93 manifestanti provenienti da varie città italiane e dall’estero. Tra gli attivisti arrestati, 63 furono trasferiti in ospedale e una ventina furono portati nella caserma della polizia di Bolzaneto, dove vennero sottoposti ad altre violenze. Tra i feriti più gravi, il giornalista inglese Mark Covell, che finì in coma dopo essere stato assalito e picchiato dagli agenti.

Per giustificarsi, alcuni dei responsabili delle forze dell’ordine portarono all’interno della scuola Diaz delle bottiglie molotov trovate in città durante gli scontri e degli attrezzi da lavoro recuperati in una cantiere vicino, in modo da utilizzarli come prove della presenza di numerosi black block nell’edificio.

Un poliziotto, Massimo Nucera, affermò anche di essere stato aggredito con un coltello da uno degli ospiti della struttura, mostrando un taglio sul proprio giubbotto antiproiettile, ma la sua versione si rivelò falsa e fu successivamente accusato di calunnia. Complessivamente furono 125 i poliziotti finiti sotto accusa.

LA LEGGE CONTRO LA TORTURA 

Ormai dal 1989 nel Parlamento italiano circolano proposte di legge per introdurre il reato di tortura. Solo negli ultimi due anni che c’è stata un’accelerazione, con una proposta di legge approvata dal Senato e dal 23 marzo scorso all’esame dell’Aula della Camera. 

Il provvedimento, più volte rimaneggiato e spesso oggetto di divisioni anche all’interno della stessa maggioranza, introduce il reato di tortura nell’ordinamento italiano e lo punisce con la reclusione da 4 a 10 anni. Se il reato viene commesso da un pubblico ufficiale, però, si applica un’aggravante che fa salire l’intervallo della pena dai 5 ai 12 anni. Il testo è stato modificato rispetto a quello uscito dal Senato un anno fa e quindi, anche se l’Aula di Montecitorio dovesse dare il via libera in tempi rapidi, il Ddl dovrà poi tornare all’esame di Palazzo Madama. 

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