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Diasorin: cresce il fatturato, ma sotto le attese. Buyback per 20 milioni e titolo giù in Borsa

Per l’Italia sarebbe forse un bene che esistessero tante Diasorin, una società impegnata sul fronte della ricerca più avanzata della diagnostica molecolare, leader mondiale in alcuni settori specialistici della diagnostica in vitro come le analisi per la vitamina D, capace di crescere negli ultimi dieci anni alla media del 20% passando da una perdita di 10 milioni su 90 di fatturato ai 450 milioni previsti per quest’anno (404 milioni nel 2010) con un margine operativo di 200 milioni e una redditività, quindi, del 44%.

Ma gli analisti attendevano un giro di affari di almeno 10 milioni superiore e così il titolo in Borsa è caduto perdendo subito e di netto quasi il 10% proprio mentre Carlo Rosa illustrava a Milano – prima tappa di un road show che lo porterà domani a Londra e giovedì a New York – il piano industriale 2012-2015.

Rosa, accompagnato dal presidente della società, Gustavo De Negri che è anche il principale azionista tra l’Ip gestita dal figlio Michele, ha spiegato che alla fine del quadriennio è previsto un fatturato tra 630-680 milioni con un ebitda di circa 280 milioni. La compagnia ha inoltre annunciato un buyback per 20 milioni di euro di titoli.

Questi risultati dovranno essere ottenuti attraverso una serie di direttrici: 1) in particolare il lancio di nuovi prodotti in fase di sviluppo sia per grandi mercati consolidati (ad esempio, le malattie infettive) che per aree cliniche di specialità di medie dimensioni (come malattie gastrointestinali); ); 2) prodotti di diagnostica molecolare a complemento e supporto nell’immunodiagnostica; 3) gestione della posizione di leadership della vitamina D “di cui – ha precisato Rosa – abbiamo oggi il 44% del mercato mondiale”; 4) infine, ulteriore espansione geografica.

“La società – ha detto l’ad a questo proposito – mira a conquistare quote di mercato rilevanti in Paesi in cui la presenza a tutt’oggi è poco significativa, quali l’India e il Giappone, dove il gruppo è drammaticamente assente. E in Giappone stiamo cercando di vedere se possiamo effettuare delle acquisizioni mentre in India siamo alla ricerca di joint venture con partner industriali”.

Rosa ha poi aggiunto che le eventuali acquisizioni, nell’ordine dei 100-150 milioni di fatturato, avverranno “dove il mercato offrirà le opportunità migliori. La Cina? Finora non c’e’ nulla in cui investire. Noi vi operiamo con joint venture statali”. E il presidente De Negri (“presidente non operativo”, tiene a precisare) ha precisato che “stiamo facendo uno screening sui mercati. Noi investiamo per la crescita e le eventuali acquisizioni avverranno solo a prezzi logici e ragionevoli”.

Anche nel pomeriggio intanto il titolo continua lasciare sul terreno oltre il 7% oscillando attorno a quota 26 euro. Prima della tempesta che il debito sovrano si è abbattuta sulle Borse mondiali, il titola aveva toccato nel corso dell’anno il tetto massimo a quota 36,59 euro, praticamente tre volte tanto il prezzo dell’Ipo del 2007.

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