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Def, Pil 2022 al 3,1% e 5 miliardi di nuovi sostegni.”Faremo tutto il possibile per famiglie e imprese”

Imagoeconomica

“È chiaro che la guerra ha causato un peggioramento delle prospettive di crescita. In particolare, su questo pesano l’aumento dei prezzi dell’energia e altri beni, ma anche la fiducia dei consumatori che è diminuita. Consumatori e imprese vedono oggi un futuro meno positivo. Faremo tutto ciò che è necessario per aiutare famiglie e imprese all’interno della cornice europea”. Lo ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa dopo il via libera all’unanimità del Consiglio dei ministri al Def 2022 che definisce la cornice economica e finanziaria per il prossimo triennio. Questo documento diventerà poi a fine aprile il programma di stabilità italiana che verrà inviato alla Commissione europea.

Un Def approvato in anticipo e che ha dovuto rivedere le stime e i numeri in base a una guerra che non era stata preventivata. La crescita dal 4,7 scende al 3,1%, ma il dato che deve essere tenuto in considerazione è uno del tutto sconosciuto: l’incertezza e l’impossibilità di prevedere quali saranno le evoluzioni della guerra in Ucraina e l’eventuale progressione di nuove sanzioni che potranno essere applicate nelle prossime settimane, e forse nei prossimi mesi, e che quindi andranno ad incidere su tutti i dati economici.

Al momento il calo c’è, ma è un calo che viene giudicato ancora contenuto, con una situazione ancora sotto controllo tanto che non ci sarà alcun scostamento di bilancio. Nel 2022 il deficit ha messo a disposizione un plafond di 9,5 miliardi di euro di risorse (4,5 miliardi sono stati già spesi in aiuti e sostegni) e altri 5 verranno stanziati nelle prossime settimane per sostenere tanto le famiglie quanto le imprese. “La disponibilità del governo c’è ed è totale. Siamo molto consapevoli del disagio sociale, soprattutto per chi teme l’impatto dell’inflazione e siamo pronti e intervenire. L’abbiamo già fatto nel recente passato, sono stati stanziati 15,5 miliardi. Nelle prossime settimane comprenderemo meglio le dimensioni dell’intervento necessario e come finanziarlo”, ha concluso il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa.

Def 2022: si ritrae crescita Pil, prosegue la riduzione del debito

La guerra in Ucraina affonda la crescita del Pil, che quest’anno si fermerà al 3,1% con la spinta dei provvedimenti del governo. Il primo trimestre si chiuderà con una contrazione dello 0,5% nonostante il buon andamento della produzione industriale a febbraio e sul secondo, che dovrebbe vedere una moderata ripresa, pesano rilevanti “rischi al ribasso”. Le nuove previsioni nel Documento di economia e finanza appena approvato sprigionano un cauto ottimismo vista la situazione geopolitica.

Male invece l’inflazione, per cui il governo prevede “un’impennata”. A fronte della risalita inflazionistica, si prevede però “un’accelerazione più moderata delle retribuzioni e dei redditi da lavoro”. Da questo dipenderà però le decisioni delle Banche centrali in materia di politica monetaria.

Per quanto riguarda il debito prosegue il suo percorso di riduzione nei prossimi anni: nello scenario programmatico indicato nel Def 2022 il debito viene rivisto leggermente al rialzo nel 2021, al 150,8%, per effetto della revisione del Pil nominale effettuata dall’Istat. Per quest’anno è previsto poi in calo di 4 punti, al 146,8%, per scendere al 145% nel 2023, al 143,2% nel 2024 e al 141,2% nel 2025.

Def 2022: l’impatto di gas e petrolio russo sul Pil Italiano

Se la Russia bloccasse le forniture di gas e petrolio da adesso a fine 2023, i prezzi energetici salirebbero con un impatto sul Pil di 0,8 punti percentuali nel 2022 e 1,1 punti nel 2023. L’occupazione calerebbe di 0,6 punti quest’anno e 0,7 nel 2023. In uno scenario peggiore, ovvero se vi fosse lo stop russo all’energia e l’Italia non riuscisse a diversificare gli approvvigionamenti come programmato, considerando anche “la quota parte di consumi di gas da razionare”, l’impatto sul Pil sarebbe di 2,3 punti nel 2022 e 1,9 nel 2023. L’occupazione sarebbe più bassa di 1,3 punti quest’anno e 1,2 nel 2023.

Nuovi aiuti per 5 miliardi, taglio accisa carburante e incentivi auto

Per i nuovi interventi saranno disponibili circa 9,5 miliardi di euro, senza la necessità di uno scostamento di bilancio, nonostante il pressing dei partiti della maggioranza. Come sottolineato dal ministro Franco, il governo ha fissato il deficit tendenziale al 5,1% e confermato gli obiettivi di finanza pubblica della Nadef del 5,6%. La differenza tra i due numeri, ossia 0,5 punti percentuali, rappresenta lo spazio di manovra consentito senza dover richiedere extra debito, che ammonta appunto 9,5 miliardi.

Il nuovo decreto legge “ripristinerà anzitutto i fondi di bilancio temporaneamente definanziati a parziale copertura del decreto legge 17 del 2022, pari a 4,5 miliardi in termini di impatto sul conto della pubblica amministrazione”, si legge nel documento. Il restante tesoretto composto da 5 miliardi sarà destinato “a quattro ordini di interventi: per contenere i prezzi dei carburanti e il costo dell’energia, l’aumento delle risorse necessarie a coprire l’incremento dei prezzi delle opere pubbliche, l’incremento dei fondi per le garanzie sul credito, ulteriori misure che si rendano necessarie per assistere i profughi ucraini e per alleviare l’impatto economico del conflitto in corso in Ucraina sulle aziende italiane”. L’impatto sul Pil delle misure che saranno adottate in aprile è stimato pari a 0,2 punti percentuali di Pil nel 2022 e 0,1 nel 2023. Di conseguenza, il tasso di crescita del Pil previsto nel quadro programmatico è pari al 3,1% nel 2022 e al 2,4% nel 2023, mentre le previsioni di crescita per i due anni successivi rimangono invariate al primo decimale.

È stato poi esteso di 10 giorni l’abbattimento di 25 centesimi dell’accisa su benzina e gasolio utilizzando il sovra-gettito iva. Dunque l’abbattimento dell’accisa viene esteso fino al 2 maggio.

Via libera anche agli incentivi per l’acquisto di auto e moto elettriche, ibride e a bassa emissione. Il provvedimento, che entrerà in vigore soltanto il giorno successivo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevede 650 milioni l’anno per tre anni, fino al 2024.

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