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Corsa ai Btp, Opa sull’editoria tedesca, Renault non molla Fca

FIRSTonline

La protesta di Hong Kong contro la legge che consentirà l’estradizione in Cina dei cittadini condannati anche per motivi politici non si ferma. Si tratta ormai delle manifestazioni più importanti dal 1989, con effetti rilevanti anche sui mercati azionari. La Borsa, dopo aver accusato un ribasso attorno all’1,8%, si avvia a chiudere con un ribasso dello 0,9%. In rosso anche l’indice Csi 300 di Shanghai e Shenzhen (-0,3%). Tokyo perde un punto percentuale, mentre lo yen, come sempre capita nei momenti di tensione, guadagna mezzo punto sul dollaro e si rafforza sull’euro. La geopolitica introduce così un nuovo elemento alla vigilia degli appuntamenti chiave delle prossime settimane: la riunione della Fed del 18/19 e il G20 di fine mese.

IL PETROLIO SCIVOLA SOTTO I 60 DOLLARI

In questa cornice s’inquadra la brusca caduta dei prezzi del petrolio, condizionati dall’aumento delle scorte e, soprattutto, dall’attesa di un calo dell’attività economica. Il prezzo del greggio Brent è tornato sotto i sessanta dollari il barile, sui minimi degli ultimi cinque mesi.

In profondo rosso i titoli energetici: Eni -1,7%, Tenaris -4%, Saipem -3%.

Energia e banche hanno pesato anche sui mercati Usa. Il Dow Jones scende dello 0,17%, S&P 500 -0,20%, Nasdaq -0,38%

Praticamente ferma l’inflazione Usa, circostanza che rende più verosimile il taglio dei tassi. La Casa Bianca continua la sua offensiva contro i vertici della Fed: il segretario al Commercio Wilbur Ross ha detto che la banca centrale ha sbagliato ad alzare i tassi a dicembre 2018.

GERMANIA, OPA DEL SECOLO SULL’EDITORIA

Ma l’ultimo siluro Donald Trump l’ha riservato alla Germania. Berlino, ha tuonato il presidente, subirà sanzioni e perderà l’assistenza militare Usa se non fermerà la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, destinato a portare il gas russo nel Centro Europa. La minaccia, arrivata al termine di una giornata di ribassi per i mercati del Vecchio Continente, ha indebolito l’euro, sceso a 1,129 su dollaro ieri sera, stamattina siamo a 1,130.

A Londra (-0,4%) oggi comincia la selezione dei candidati alla successione di Theresa May. Intanto ai Comuni non è passata (309 voti contro, 298 a favore) la mozione dei laburisti che avrebbe vietato la Brexit senza accordo con Bruxelles.

Francoforte (-0,36%) è il teatro della più importante Opa della storia dell’editoria europea. Il private equity KKR ha annunciato il lancio di un’offerta di 6,8 miliardi di euro su Axel Springer, il gruppo che pubblica, tra l’altro, Bild, Die Welt, Politico e Business Insider. I titoli hanno registrato un balzo dell’11,52%. I principali azionisti, tra cui la vedova di Springer, resteranno nel capitale della società dopo il delisting che, ha detto frau Doepfner, “ci consentirà di essere più liberi”.

FITCH METTE IN GUARDIA CONTRO I MINIBOT

Milano, in rosso per la seconda volta nel corso di giugno, è arretrata dello 0,71%, a 20.463 punti base.

È arrivato puntuale il monito di Fitch che, in attesa dell’aggiornamento del rating previsto per il 9 agosto, ha avvertito il governo gialloverde che ulteriori misure espansive a livello di bilancio metterebbero sotto pressione il rating sovrano. Nel mirino anche il possibile “utilizzo su larga scala” di strumenti come i minibot.

Va detto che, a giudicare dal gradimento che incontrano sui mercati i titoli di Stato “classici”, pare davvero assurda la bizzarra ipotesi di lanciare una carta autarchica.

BOOM DI OFFERTE PER I BTP A 20 ANNI

Ieri, approfittando della fame di rendimento dei gestori di tutto il mondo che tentano di neutralizzare il probabile calo dei tassi, il Tesoro ha collocato un Btp a 20 anni emettendo titoli per 6 miliardi di euro. La domanda sostenuta, con richieste per oltre 24 miliardi, ha permesso di abbassare di 4punti base il rendimento, inizialmente in area 16 punti base sopra quello del Btp con scadenza settembre 2038. La cedola nominale è stata fissata a 3,149%.

In una giornata affollata di emissioni la Spagna ha collocato 6 miliardi di bono decennali, a fronte di 31 miliardi di euro di domanda.

Nell’asta Bot a 12 mesi di ieri sono stati assegnati 6,5 miliardi con rendimento in calo a 0,069%, minimo da tre mesi, da 0,122% di metà maggio.

OGGI TOCCA AGLI ALTRI TITOLI LUNGHI

Oggi il Tesoro offre tra 5 e 6,5 miliardi di Btp a tre, 7 e 15 anni, insieme a un off-the-run a scadenza dicembre 2026 con vita residua sette anni.

In chiusura lo spread sul Bund decennale si attesta a 267 punti base dai 263 in avvio e dai 255 centesimi di ieri.

Il tasso del decennale è in area 2,43%, rispetto a 2,39% in avvio e dopo aver chiuso a 2,32% la seduta precedente.

Intanto, le aspettative sull’inflazione nella zona euro a medio periodo scendono ai minimi storici, a 1,18%, ben lontano dall’obiettivo della BCE: 2%.

COMMISSIONE UE, L’ITALIA SI SCHIERA CON LA FRANCIA

“Faremo tutto quanto è nel nostro mandato, se l’economia dovesse frenare, faremo di più, abbiamo strumenti operativi appropriati al raggiungimento degli obiettivi di inflazione”. Parola di François Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France e candidato alla successione di Mario Draghi. Reuters scrive stamattina che l’Italia sarebbe pronta ad appoggiare un candidato francese alla guida della Bce. In cambio, Parigi si impegnerebbe a sostenere la richiesta dell’Italia di avere un proprio rappresentante nel consiglio esecutivo, dopo l’uscita di Mario Draghi.

SENARD: FCA, L’AFFARE MIGLIORE DELLA MIA VITA

Da seguire oggi a Piazza Affari Fiat Chrysler, ieri -1,4%, dopo gli ultimi sviluppi della partita Renault-Nissan. “Di rado ho avuto modo nella mia vita di imbattermi in una fusione così ben congeniata e con tante opportunità”. Jean Dominique Sénard, presidente di Renault, ha commentato così davanti agli azionisti l’accordo con Fiat Chrysler sfumato, ha aggiunto, per la richiesta del ministro dell’industria Le Maire di un rinvio in attesa di un accordo con Nissan. “Ve lo dico con franchezza – ha aggiunto Sénard – questa scelta mi ha profondamente amareggiato”. Le parole del presidente, confermato dall’assemblea con una maggioranza del 90%, lascia intendere che Renault (a partire dall’azionista pubblico) non ha rinunciato alla fusione. Ma, a questo punto, la partita si sposta a Tokyo, dove il 25 giugno si terrà l’assemblea di Nissan, che si annuncia combattutissima. Sénard è pronto a sostenere la riconferma di Saikawa in cambio di garanzie sul ruolo dei francesi.

LO SPREAD FRENA LE BANCHE, MANOVRE SULLA RETE

In Piazza Affari, oltre al calo dei petroliferi, ha pesato la battuta d’arresto dei bancari, a fronte dell’aumento dello spread. Hanno accusato perdite superiori al 2% Unicredit, Banco Bpm e Ubi. Chiude in rosso anche Intesa Sanpaolo (-1,04%). L’ad Carlo Messina, a proposito della proceduta di infrazione, ha detto ieri che “va assolutamente evitata. Non tanto perché la cattiva commissione Ue ci dà l’infrazione, ma perché gli investitori ne trarrebbero le conseguenze che il Paese non è affidabile”.

Continuano le manovre sul futuro della rete. Tim (-1%) potrebbe rilevare il 50% di Open Fiber oggi in mano alla Cassa Depositi e Prestiti, ad una valutazione di 2,5 miliardi di euro, debito compreso. Il compratore pagherebbe in carta. Ma per ora Enel +0,6%, che ha l’altro 50%, non ci sta, perché valuta Open Fiber tre volte di più. Il gruppo elettrico sarebbe vicina a rinnovare gli accordi con l’Algeria per l’importazione di gas.

In lieve calo Italgas (-0,6%) dopo la presentazione del business plan a Londra. La società prevede di investire 4,5 miliardi di euro nell’arco del piano industriale al 2025 annunciato stamattina, il precedente piano ne contemplava quattro. La società destinerà 500 milioni di euro alla metanizzazione della Sardegna. Nessuna novità sul dividendo.

VACCHI SPOSA GIMA E IMA: “PER IL 2019 UTILI IN AUMENTO”

Da segnalare anche i contestati termini della fusione tra Gima TT (+6,4%) e Ima (-1%). I consigli di amministrazione delle due società hanno approvato il piano di fusione per incorporazione di Gima TT nella controllante Ima, la quale, l’aveva portata in Borsa a fine 2017 al prezzo di 12,5 euro. Il rapporto di cambio è stato determinato nella misura di 11,4 azioni Ima ogni 100 azioni Gima TT. I termini dell’operazione prevedono solo un premio dell’8,5% rispetto al prezzo di ieri, pari a 7,74 euro: i soci di minoranza che hanno partecipato all’Ipo non hanno fatto un buon affare. Ma il patron Alberto Vacchi ha confortato gli azionisti: per il 2019 si prevedono “utili in sensibile aumento”.

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