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Contraffazione: sequestri per oltre 4 miliardi in 7 anni, ma crescono i danni all’economia

L’andamento del Pil non conta per il mercato del falso, che continua a crescere in Italia come in Europa, danneggiando l’economia a ogni livello. Soltanto nel nostro Paese sono stati sequestrati 377 milioni di prodotti contraffatti tra il 2008 e il 2014, per un valore di oltre 4,3 miliardi euro. In media, ogni anno la vendita di merce falsificata produce in Italia un fatturato di 6,5 miliardi di euro, sottrae alle casse dello Stato 5,3 miliardi e genera una perdita di oltre 100mila posti di lavoro nel mercato legale. I numeri sono stati presentati oggi da Francesca Cappiello del Mise, nel corso di un convegno sulla contraffazione organizzato a Venezia dall’Unicri – l’istituto dell’Onu che si occupa di ricerca in tema di crimine e giustizia – in collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico, il World Bank Group e Assonime. 

Il canale più fiorente per il mercato del falso è naturalmente l’e-commerce, basti pensare che dal 2014 a oggi la Guardia di Finanza ha oscurato quasi 300 siti web su cui erano in vendita prodotti contraffatti. Per contrastare questo fenomeno, lo scorso luglio è nata “Carta Italia”, un accordo “volontario pionieristico non solo per il Paese – spiega Cappiello –, ma anche a livello Europeo, sottoscritto da titolari di diritti e attori del commercio online”, che impegna i suoi firmatari a mettere in campo “misure che consentano di individuare e prevenire le offerte di prodotti non autentici”. Il Mise, inoltre, mette a disposizione un servizio di orientamento per aiutare le imprese a scegliere la soluzione anticontraffazione più efficace, sfruttando la tecnologia che meglio si adatta a ciascun prodotto.

Ma il mercato del falso non prospera solo in Italia. Secondo stime riportate dalla Commissione europea, ogni anno l’industria globale della contraffazione genera un fatturato pari a oltre 530 miliardi di euro (più dell’1% del prodotto interno lordo mondiale). Se restringiamo lo sguardo ai soli Paesi del G20, nel 2011 la contraffazione ha cancellato 2,5 milioni di posti di lavoro e ha causato un danno economico pari a oltre 100 miliardi di euro, di cui 63 miliardi legati alle mancate entrate fiscali e all’incremento della spesa assistenziale, 20 all’aumento dei costi della criminalità e 15 ai decessi causati da prodotti falsificati.

Per quanto riguarda il campo d’azione di questo tipo di commercio, “se un tempo l’industria del falso era focalizzata sul denaro e sui prodotti di lusso – sottolinea Maurizio Sella, presidente di Assonime –, oggi si è estesa alla maggior parte dei settori, compresi i prodotti di consumo quotidiano”. 

Stando ai numeri citati dall’Ue, nel 2008 il 57% dei prodotti contraffatti sequestrati in Europa aveva a che fare con la moda, mentre il 10% era costituito da gioielli e orologi. I cosmetici si attestavano al 4%, così come Cd-Dvd e giocattoli. Un altro 7% riguardava le apparecchiature elettroniche, mentre le medicine rappresentavano il 6% (ogni anno nel mondo muoiono oltre tremila persone a causa del consumo di medicinali contraffatti). 

Quanto alle contromisure che i singoli Stati possono adottare, secondo il numero uno di Assonime “non è compito della politica pubblica imporre una soluzione uniforme a tutti i settori, poiché un tale approccio limiterebbe lo sviluppo del mercato e pregiudicherebbe l’innovazione. In alcuni comparti, tuttavia, esigenze specifiche giustificano una regolamentazione ad hoc in termini di obblighi di identificazione o tracciabilità dei prodotti. Sono poi compiti specifici della politica pubblica quelli di promuovere standard per l’impiego delle tecnologie a livello internazionale e di sensibilizzare i consumatori, in particolare le nuove generazioni, sui danni della contraffazione”. 


Allegati: Ue, nuovi metodi anticontraffazione.pdf

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