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Conte apre la Fase 3 ma il progetto-Paese resta vago

Imagoeconomica

“I dati sono incoraggianti. Possiamo ripartire”. Con queste parole il premier Giuseppe Conte ha aperto la conferenza stampa che accompagna la riapertura del Paese, con l’allentamento di alcuni vincoli tra cui quello di spostarsi liberamente tra le Regioni. La Fase 3 parte dunque con fiducia, anche perché la Fase 2 può dirsi conclusa con successo: “A distanza da circa un mese dal 4 maggio possiamo dirlo con relativa prudenza ma con chiarezza: i numeri sono incoraggianti”, ha detto il premier, che poi ha spiegato come sarà organizzata la ripartenza dell’Italia, in particolare come verranno utilizzate le risorse messe in campo in queste settimane.

“Le uniche misure efficaci contro il virus sono distanziamento fisico e uso, ove necessario delle mascherine. Abbandonare queste precauzioni è una grave leggerezza”, ha tenuto a ribadire Conte prima di passare al programma del Governo. La crisi, dice il premier, sarà “un’occasione per superare i problemi strutturali e ridisegnare il Paese. Stiamo intervenendo per pagare di più bonus e ammortizzatori sociali. Dobbiamo lavorare meglio per sostenere le imprese, dobbiamo lavorare sull’inclusione e contrastare le diseguaglianze. E’ un progetto impegnativo ma la somma che metterà l’Ue a disposizione dell’Italia non potrà essere considerata un tesoretto di cui potrà disporre il governo di turno. Sarà una risorsa a favore del sistema Paese, di cui il governo si fa carico”.

Per dare una spinta al Paese bisognerà, poi, “rilanciare gli investimenti pubblici e privati, tagliando la burocrazia”. Snellendo le procedure, quindi, si attrarranno nuovi investitori internazionali e “il governo procederà quanto prima a una riforma del fisco, che ci permetterà di pagare meno e di pagare tutti”, ha detto Conte. Per quanto riguarda le risorse, il premier ha ribadito l’adesione al programma Sure, al programma Bei e al Recovery Fund, che garantiranno all’Italia diverse decine di miliardi di euro. Sul Mes invece la partita è ancora aperta: “Quando avremo tutti i regolamenti lì porterò in Parlamento e con il Parlamento decideremo. Sembra che siano soldi regalati ma ricordo che è un prestito, vanno valutate una serie di previsioni inserite nel regolamento”.

Il premier intende perciò convocare una sorta di Stati generali dell’economia, cioè ascoltare tutti (opposizioni comprese) in vista di un progetto di modernizzazione del Paese, che però per ora non va molto al di là dei soli titoli e mantiene un’inevtiabile vaghezza.

Il premier ha poi risposto alle domande dei giornalisti, alcune delle quali relativi al tema delle infrastrutture, per le quali Conte ha annunciato un grande impegno sulla rete ferroviaria ad alta velocità, in particolare al Sud. “Quando ci saranno i progetti, senza pregiudizi mi siederò a un tavolo e valuterò anche il Ponte sullo Stretto”, ha detto rispondendo indirettamente all’alleato Matteo Renzi, mentre sulla partita Autostrade Conte ha risposto che “il governo deciderà sulla revoca della concessione a Aspi, gli estremi ci sono. Per ora le proposte transattive si valuteranno se sono vantaggiose”. Non è mancata infine una risposta al neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che aveva usato parole durissime contro la politica: “Parole infelici che restituisco al mittente. Confindustria non si limiti a chiedere meno tasse”. Però poi Conte ha detto di aspettarsi progetti lungimiranti dagli industriali

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Categories: Politica