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Consulta richiama Conte. Iv e Pd: “Basta Dpcm, ma Parlamento”

Imagoeconomica

Non c’è emergenza che tenga per giustificare l’aggiramento delle regole fondamentali della Repubblica e la riduzione delle libertà personali. Il richiamo della Corte Costituzionale al premier Giuseppe Conte, che non sarà sicuramente dispiaciuto al Quirinale, è destinato a lasciare il segno, mentre Matteo Renzi (Iv) e Graziano Delrio (Pd) alzano la voce verso Palazzo Chigi e invocano l’intervento del Parlamento.

Il richiamo al Governo del Presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, è forte e chiaro: “La Costituzione è la bussola necessaria per navigare nell’alto mare aperto dell’emergenza e del dopo-emergenza e non contempla diritti speciali per i tempi eccezionali“. Un richiamo che ricalca un avvertimento già lanciato da un illustre giurista e giudice costituzionale emerito come Sabino Cassese, secondo cui il Governo con i Dpcm ha compiuto “un’ingenuità e un’illegittimità” perché è indiscutibile che “nelle materie che riguardano le libertà delle persone la Costituzione prevede che ad intervenire sia la legge. E invece in quelle materie abbiamo non la legge, non il decreto presidenziale, non il Dpcm ma addirittuira il Faq” di Palazzo Chigi, dove Faq è l’acronimo inglese di Frequently Asked Questions, cioè delle domande più frequenti.

Ma sull’abuso di Dpcm e Faq insorgono, oltre alle opposizioni, anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, e il capogruppo dei deputati del Pd, Graziano Delrio. “Quello di Conte – sostiene Renzi – è uno scandalo costituzionale: non si incide sulla vita delle persone a colpi di Dpcm. Il Governo faccia un decreto vero e il Parlamento lo voti”. Sulla stessa il linea Delrio che oggi a Repubblica dice: “Ora basta con i Dpcm, il Governo ascolti il Parlamento”. Un appello a ridare la parola al Parlamento arriva anche dalla Presidente del Senato, Elisabetta Casellati: “Occorre ripartire subito con regole chiare su tutte le attività”.

Conte però resiste e replica alle critiche, sostenendo che la sua linea della prudenza è consigliata da medici e scienziati, secondo cui un allentamento delle misure restrittive anti-Covid potrebbe provocare una nuova impennata dei contagi: “Il rischio di un contagio di ritorno – ha dichiarato il premier nel suo viaggio al Nord – è molto concreto“.

Un documento del comitato tecnico-scientifico della Protezione civile illustra le diverse ipotesi che si prospettano a seconda che si aprano o si chiudano tutte le attività del Paese e avverte che, se si riaprisse tutto subito, si correrebbe il rischio di una ripresa del contagio e di sconvolgere di nuovo la terapia intensiva e la rianimazione, con 430 mila malati entro la fine dell’anno.

Ascoltare i medici e gli scienziati è sacrosanto, ma è la politica che deve fare la sintesi sulle diverse urgenze – sanitarie ed economiche – del Paese e la voce del Parlamento, come ricordano in tanti, non può essere un optional.

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Categories: Politica