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Consulta e banche popolari: due round per Renzi

Settimana decisamente fortunata per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Dopo il viaggio in Ucraina e in Russia che ha rilanciato il ruolo internazionale dell’Italia molto più di quanto abbia finora saputo o potuto fare lady Pesc, Federica Mogherini, e dopo il via libera della Camera (seconda delle quattro letture necessarie) alla riforma costituzionale del Senato e del Titolo V, oggi il Premier ha incassato altri due successi.

POPOLARI – In primo luogo l’aula di Montecitorio ha approvato stamattina la riforma delle banche popolari, che ora va all’esame del Senato: per il sistema bancario si tratta di un fatto quasi epocale se si consdera che la riforma, fortemente voluta da Renzi e dalla Banca d’Italia, è in discussione dal 1997 e che mai Governo e Parlamento avevano saputo battere l’ostruzionismo della lobby trasversale che fa capo ad Assopopolari. Renzi ha portato a casa il primo sì del Parlamento, facendo passare l’abolizione del voto capitario e la trasformazione in spa delle maggiori banche popolari entro 18 mesi, concedendo solo il ragionevole limite al 5% del diritto di voto, come chiesto dalle opposizioni e approvato anche da Via Nazionale.

ITALICUM – Molto importante e del tutto favorevole a Renzi anche il pronunciamento odierno del Presidente della Corte Costituzionale, Alessandro Criscuolo, che ha giudicato “inopportuno un controllo preventivo della Corte sull’Italicum” che, come avviene sempre, non può che essere ex post, malgrado le  pretese delle opposizioni e della minoranza dem che sollecitavano un esame immediato della riforma elettorale nel tentativo di sbarrare la strada alla sua approvazione e al programma di Renzi abbiano costretto il Governo a inserire una norma del genere nel ddl Boschi.

IL CIVATI CHE NON T’ASPETTI E I DISSIDENTI DEL PENULTIMATUM – Infine, inattese sono giunte le parole di uno dei leader della minoranza dem, Pippo Civati che da renziano della prima ora è diventato uno dei suoi più fieri oppositori, forse – sussurra impietosamente qualcuno – per gelosia personale. Civati ha però avuto oggi l’onestà di guardare in faccia alla realtà e alle divisioni della minoranza del Pd dei Bersani e dei Fassina, commentando sul Corriere della Sera: “Per gran parte della cosiddetta minoranza del Pd, la battaglia da affrontare è sempre “la prossima”: così è stato sul Jobs Act e così è stato e probabilmente sarà in tutti i passaggi delle riforme, compresa quella del Senato che io però, ovviamente, non voterò”.

Aggiunge Civati: “Succede questo: una settimana prima del voto, i dissidenti sono centinaia. Tre giorni prima, sono diventati una cinquantina. A due ore dal voto, se si arriva a una dozzina è un mezzo miracolo”. Titola il Corriere: “I dissidenti dall’ultimatum fragile”. E per le orecchie di Renzi è musica. 

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