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CartaSì e Icbpi diventano Nexi

L’Istituto Centrale delle Banche Popolari italiane S.p.A. è una società fondata nel lontano 1939 che coordina e fornisce attività di supporto alle banche popolari italiane e che ha come asset principale CartaSì. Oggi l’Icbpi (un acronimo davvero difficile anche da pronunciare) ha deciso di cambiare nome: si chiamerà Nexi, un nome che guarda al futuro.

Il cambio di nome era necessario, visto che ormai le banche ormai non sono più azioniste di riferimento dell’Istituto dal 2015, anno in cui l’89% della proprietà è stato diviso in parti uguali fra tre fondi: Advent International, Bain Capital e Clessidra (presieduto da Carlo Pesenti). Alcuni istituti, fra cui Creval, Banco Popolare, Ubi Banca e Banca Sella sono rimasti nell’azionariato ma con quote minime. 

Molte delle banche popolari che facevano e fanno parte dell’Istituto hanno assunto la ragione sociale di S.p.A. e, in aggiunta, con gli anni l’acronimo è diventato improprio per definire la realtà guidata da Paolo Bertoluzzo. 

I tre fondi di private equity hanno scommesso con forza sull’Italia: due miliardi di investimenti per acquisire Icbpi e quindi puntare sui sistemi di pagamento. Solamente l’adeguamento tecnologico dell’intera attività della futura Nexi assorbirà circa 700 milioni di euro. Advent Bain e Clessidra hanno deciso di affidare il progetto di ristrutturazione al nuovo ad Paolo Bertoluzzo (per 17 anni ai vertici di Vodafone) e la presidenza a Franco Bernabè, ex presidente esecutivo di Telecom Italia. 

Il prossimo passo del piano avviato alla fine del 2015 prevede lo scorporo delle attività di CartaSì, il principale asset di Nexi. 

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Categories: Finanza e Mercati