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Brexit verso il rinvio, ma a Londra il caos è totale

FIRSTonline

No all’accordo, ma no anche al No deal. Con 312 voti a favore e 308 contrari, il Parlamento britannico ha approvato un emendamento che esclude in qualsiasi circostanza e in qualsiasi momento il No deal, vale a dire l’uscita dall’Unione europea senza alcun accordo. Un incubo che rischierebbe di mettere in ginocchio il Regno Unito.

Non è una decisione vincolante, ma un segnale forte per Theresa May, ogni giorno più all’angolo, ogni giorno più disarmata di fronte a una situazione che né lei, né il suo partito, né tanto meno il Parlamento stanno dimostrando di saper gestire.

Giovedì, però, l’esecutivo ha portato a casa finalmente un piccolo successo alla Camera dei Comuni col via libera – 412 i sì, 202 i no – a una mozione che gli consentirà di chiedere all’Ue un rinvio “breve” della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno, con l’obiettivo di riproporre intanto per la terza volta al voto di ratifica del Parlamento l’accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles a novembre e già bocciato 2 volte. Voto a questo punto in programma per la settima prossima. Intanto da Bruxelles arriva la replica della Commissione Ue: un portavoce ha detto che il rinvio non è automatico. Spetterà ai leader dei 27 decidere e dovranno eventualmente farlo all’unanimità. In caso di via libera, i britannici dovrebbero (clamorosamente) partecipare alle elezioni europee di fine maggio.

Non c’è maggioranza alla Camera dei Comuni britannica invece in favore di un secondo referendum sulla Brexit, almeno per ora. Giovedì sera è stato infatti bocciato un emendamento trasversale presentato per collegare la richiesta di un rinvio dell’uscita dall’Ue alla convocazione di una nuova consultazione referendaria (“People’s Vote”) dopo quella del 2016. L’emendamento ha avuto appena 85 voti a favore e 334 contrari. Ha pesato l’astensione del Labour.

Ma cosa succederà nel frattempo? Non si sa, Londra è in preda ad un totale caos da cui nessuno sa come uscire. Si è visto chiaramente nel corso della votazione del 13 marzo sul No deal. May si è trovata spiazzata di fronte a una proposta che ha escluso in qualsiasi caso il no deal. Ha cercato di reagire chiedendo ai suoi parlamentari di votare contro la mozione presentata dal suo stesso governo dopo un’emendatura radicale (la dichiarazione di May lasciava aperta l’eventualità del No deal, questa la esclude). Richiesta puntualmente ignorata anche dai ministri del suo Governo, che hanno votato a favore permettendo l’approvazione dell’emendamento.

E in questo contesto i malumori a Bruxelles aumentano. Quella del Regno Unito sarà solo una richiesta di rinvio che dovrà ricevere l’ok degli Stati Membri dell’Unione Europea nell’ambito dell’incontro del prossimo 21 marzo.

“Durante le mie consultazioni prima del Consiglio europeo, chiederò ai 27 leader dell’Ue di essere aperti per un’estensione lunga se il Regno Unito troverà necessario ripensare la propria strategia sulla Brexit e per costruire il consenso attorno a questa”. Così il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk su Twitter.

Bruxelles ha però già fatto sapere di non essere disposta a firmare una cambiale in bianco e che sarà valutata solo una richiesta motivata, circostanziata e precisa. I dubbi sul fatto che il Parlamento e il Governo riescano a mettersi d’accordo almeno su questo rimangono molto alti.

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