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Brexit: terza bocciatura per May, No deal più vicino. Gli scenari

Wikimedia Commons

Non c’è due senza tre. Il parlamento britannico ha bocciato per la terza volta in tre mesi, la seconda in due settimane, l’accordo contratto da Theresa May con l’Unione europea sulla Brexit. 344 i voti contrari all’intesa, 286 quelli favorevoli. A pesare sono stati i No del DUP, gli unionisti nordirlandesi contrari al backstop tra Irlanda e Irlanda del Nord, e quelli dell’ala più oltranzista dei conservatori pro-Brexit.

Mentre a Westminster è in corso un tentativo disperato di trovare una qualsiasi alternativa, lo spettro No deal diventa di ora in ora più probabile.

Nonostante i tentativi disperati della Premier, arrivata a promettere le sue dimissioni in cambio di un ok all’accordo con la Ue, il caos continua a regnare e la chance concessa dal Consiglio europeo per evitare una fuoriuscita senza accordo pare ormai essere bruciata.

Ricordiamo che lo scorso 22 marzo, a fatica, gli Stati Membri avevano trovato un accordo che prevedeva di rinviare la Brexit dal dal 29 marzo al 22 maggio. C’era però una condizione: Westminster avrebbe dovuto approvare entro questa settimana l’accordo di uscita. Ora che anche la terza votazione si è conclusa con una sonora bocciatura, Londra avrà tempo fino al 12 aprile per comunicare cosa intenderà fare, mentre la data del 22 maggio viene ufficialmente messa da parte.

A questo punto rimangono due opzioni: proroga lunga, con conseguente partecipazione alle elezioni europee e forse anche un secondo referendum sull’uscita, o No deal.

Rassegnata al No, May è nuovamente intervenuta in aula, evocando la necessità della richiesta di un rinvio prolungato all’Ue e della partecipazione britannica alle elezioni europee, se accordato. La premier ha rinfacciato alla Camera di non avere un piano B maggioritario, avendo detto no al suo accordo, ma anche a un no deal, a una no Brexit e a un referendum bis. E ha insistito che il governo continuerà ad agire affinché “la Brexit sia attuata”.

Subito dopo il voto della Camera dei Comuni, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha detto di avere intenzione di convocare una riunione tra i capi di Stato e di Governo dell’Unione europea entro il 10 aprile.

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