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Borsino dgli artisti: Getulio Alviani e la percezione della luce nell’arte

Le sue superfici a testura vibratile realizzate nel 1960 si imposero subito all’attenzione della critica e dei collezionisti: il trattamento dei piani in alluminio ed acciaio dava vita a strutture di immagini cangianti a seconda della rifrazione della luce. Erano la prima espressione di quella poetica del Concretismo, cresciuta in Italia sulla scia dell’esperienza storica del Bauhaus. “La costruzione visiva – teorizzava Alvianisviluppandosi secondo rapporti di geometria elementare, si fa espressione di un ideale di ordinamento razionale della realtà anche sociale. Questa concezione si è espressa nella indagine sui materiali tecnologici e la loro organizzazione.

La sua formazione artistica è vicina, per costituzione, attrazione culturale ed amicizia, a maestri come Josef Albers, Konrad Wachsmann e Max Bill, nel clima del Bauhaus. Inizia i suoi esperimenti sulla percezione visiva e sulla psicologia nei tardi anni Cinquanta. In questo periodo di boom economico c’è una notevole collaborazione tra la ricerca artistica e la produzione industriale, cui Alviani contribuisce. “Geneticamente progettista”, come amava definirsi,  Alviani – scrive il critico Claudio Cerritelli che ha curato recentemente una sua antologica in una galleria milanese –  è stato sempre sostenitore di una necessità di rigore e precisione, che lo ha portato a considerare design industriale e architettura come fondamentali alla risoluzione dei problemi legati all’esistenza dell’uomo. Allo stesso modo, l’arte va considerata come una necessità, e l’opera non è altro che il risultato di una ricerca, e quindi la risoluzione di un problema, nello specifico di un problema legato alla percezione visiva.

GETULIO ALVIANI
Superficie a testura vibratile – luci ortogonali, 1970-73
alluminio, diag. 101 cm.
collezione privata

Le sue opere riescono a riprodurre visivamente lo strettissimo rapporto che esiste fra spazio e tempo, attraverso una progettazione quasi maniacale che coinvolge lo spettatore, in quanto è proprio la percezione dell’osservatore ad attivarla e a realizzarla. Una “fruizione dinamica”, quindi, né sensoriale né emotiva, bensì psicologica, in cui l’opera si delinea attraverso i celebri fattori teorizzati dall’artista: riflessione, fonte luminosa, angolazione visiva, movimento, vibratilità dell’oggetto, comportamento del fruitore. Da sempre interessato alla luce come fenomeno fisico, impiegando calcoli esatti ed estrema attenzione ad ogni dettaglio nel raggiungimento dell’eccellenza, Alviani – spiega Cerritelli –  ha sempre affermato che la sua arte è fatta per far pensare, e l’aspetto estetico non è da tenere in considerazione. La sua particolare poetica artistica, caratterizzata da una sintesi estrema della razionalità (che forse raggiunge il suo apice negli studi di grafica “Da 0 a 9” e “Da A a Z”) fa sì che l’opera non sia più un prodotto soggettivo della mano dell’artista, bensì risultato di un’indagine rivolta a problemi di ordine strutturale nel rapporto fra opera e spettatore, inaugurando così una nuova fase della grammatica dell’arte. Il meritato successo,  per Getulio Alviani arriva nel ’62 con la partecipazione alla mostra Arte Programmata a Venezia, Roma, Düsseldorf e presso la Galleria Diogenes di Berlino. Da quel momento la carriera di Alviani è in crescita costante. Nel 1964 è invitato alla Biennale di Venezia ( dove torna nel 1984, 1986 e 1993) e partecipa alla mostra Nouvelles Tendences al Louvre di Parigi, Nel 1965 è presente  nella collettiva The Responsive Eye al MoMA di New York che acquista alcune opere che entrano a far parte della collezione permanente. E’ in quel periodo che il suo lavoro comincia a mostrare un crescente interesse per l’articolazione spaziale. In un kindergarten in Pregelstrasse a Leverkusen realizza una parete di alluminio riflettente per trasmettere una sensazione di vibrazione ottica.

Getulio Alviani_
superficie a testura vibratile 1974
alluminio – 85×85 cm
collezione privata Milano

Nel 1967 ripete l’esperimento nella hall del palazzo del Festival del Cinema di Venezia. I confronti con l’architettura diventano sempre più stringenti, non solo attraverso la moltiplicazione di elementi modulari standard, ma anche con la realizzazione di strutture specchianti, curvate e ruotate per creare effetti particolari di percezione. Nel 1968 partecipa a Documenta 4 a Kassel e negli anni successivi  tiene mostre personali in istituzioni pubbliche e private di vari paesi. Dal 1981 al 1985 dirige il Museo d’Arte Moderna di Ciudad Bolivar, Venezuela. Una’ampia antologica gli viene dedicata dalla GAMeC di Bergamo nel 2005 e nello stesso anno partecipa alla Quadriennale di Roma. Nel 2010 è tra i protagonisti della terza edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea. Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla progettazione architettonica ( il Centro italiano per l’Arte Contemporanea (Ciac) di Foligno ne è un esempio), al design e alla cura di testi ed esposizioni di alcuni protagonisti delle ricerche strutturali e visive internazionali, collaborando con musei, soprattutto dell’Est Europa.

Getulio Alviani
Lo spazio dell’immagine, 1964.
4 semicilindri in alluminio lucidato a specchio, 200 × 52 cm cad.
Courtesy: Collezione Roberto Casamonti.

 

Getulio Alviani (Udine 1939 – Milano 2018)

“Ideatore plastico”, progettista, grafico, teorico, collezionista, promotore culturale, protagonista di attività che si affiancano le une alle altre; modalità che corrono parallele, non come le appendici di un insieme, ma come campi assai differenti che egli, di volta in volta, affronta.  In qualsiasi lavoro intrapreso, scopo del suo fare deve essere sempre: “Il prolungamento del pensiero come intelligenza tesa a sollecitare un prolungamento simile, ma libero, nei fruitori, in modo da allargare il campo del percettibile”. Sin da ragazzo si appassiona anche all’arte, verso i problemi riguardanti la percezione e l’informazione visiva, iniziando così la sperimentazione in campo pittorico. Presto il suo interesse si focalizza sull’analisi del complesso mondo della “costruzione” e della “realizzazione”. Nel 1954 frequenta lo studio di uno scultore, poi di architetti e di ingegneri; vince un premio in un concorso per il design di strumenti elettrici, progetta delle valvole con una nuova concezione segnaletica e, successivamente, degli interruttori automatici con pulsanti fluorescenti. Tutto ciò sollecita il suo interesse per l’analisi dei problemi concernenti il funzionamento e la natura di oggetti da “risolvere sempre al meglio togliendo più che aggiungendo”, attraverso un design avanzato. Ha inizio quel processo di acutizzazione percettiva che sarà alla base del suo fare, anche di operatore visivo. Alla fine degli anni ’50 si concentra sui problemi inerenti la plasticità strutturata. Comincia a realizzare Superfici a testura vibratile – temine per lui ideato più tardi da Carlo Belloli – che rappresenta la sua ricerca propedeutica: in acciaio e alluminio dapprima eseguite a mano libera, poi seguendo un preciso ordine geometrico. “Le opere possono, infatti, essere moltiplicabili, riproducibili in serie, perché sono il risultato di una precisa programmazione.” Questa testura sul metallo fa assorbire e rimandare la luce e, in effetti, il termine vibratile – aiutato anche dal colore bianco-argenteo del materiale – riguarda complessi giochi di luce che fanno mutare continuamente la superficie, generando immagini sempre diverse secondo l’angolo visuale. Getulio Alviani muore a Milano il 24 febbraio 2018.

Il mercato

Le sue quotazioni sono state piuttosto contenute fino agli inizi degli anni 2000. Poi c’è stata la svolta:  il mercato è diventato effervescente, sia in Italia che all’estero. Particolarmente ricercati dai collezionisti i lavori “storici” degli anni ’60 e  ’70 e forte la sua presenza nelle aste internazionali dove si registrano, ad oggi, circa 850 passaggi, con una percentuale di venduto intorno al 70%  e un fatturato che nel 2017, solo nelle aste,  ha sfiorato i 600 mila euro. Secondo l’indice Artprice, 100 euro investiti nel 2000 in un ‘opera di Alviani, oggi valgono in media oltre 550 euro.

Gallerie: Mazzoleni con sedi a Londra e Torino, Conceptual e Tonelli di Milano. Ma i suoi lavori si possono trovare anche in altre gallerie di “livello” in Italia e all’estero.

Prezzi: per il lavori più recenti si parte intorno ai 30 mila euro fino oltre 80 mila a seconda della qualità e delle dimensioni . Le opere storiche degli anni sessanta e inizi settanta  possono anche superare i 200 mila euro.

Top Price in asta: Superficie a testura vibratile ll 14 1-2-4” datata 1961/63, alluminio su tela 70×70 cm, nel dicembre 2014 è passata di mano per oltre 198 mila euro (diritti compresi) da Pandolfini a Firenze.

Superficie a testura vibratile” 1972 , alluminio e acciaio 84×84 cm, da Sotheby’s a Londra nell’ottobre 2017 è stata aggiudicata a 105 mila euro (diritti compresi), oltre il doppio della stima

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