X

Borsino degli artisti: Claudio Verna, pittore ad ogni costo

“….Il quadro vero non lo vedi mai e non lo vede nessuno o solo una persona straordinariamente intelligente o brava, perché quando fai un quadro ci metti in realtà tutte le tue intenzioni, le tue voglie, i tuoi amori, poi le cose che detesti, ma le vivi talmente in prima persona che poi ne rimani anche in qualche modo vittima. E poi il contesto, il tempo, il momento in cui lo fai…….” Poche parole che racchiudono l’intima essenza della pittura di Claudio Verna che come lui stesso afferma “si articola tra le polarità di un estremo rigore e di un intenso abbandono emotivo”. Nato a Guardiagrele, in provincia di Chieti, nel 1937,  Claudio Verna dal 1942 al 1956 studia in Umbria, poi all’Università di Firenze, dove si laurea con una tesi sulle “Arti figurative nella civiltà industriale” e dove tiene le prime mostre di rilievo. Nel 1961 approda a Roma. Per alcuni anni rinuncia alle mostre per sperimentare e definire in totale autonomia il pensiero e gli strumenti della propria ricerca. Nel 1967 torna ad esporre, ormai definitivamente convinto delle ragioni “antiche e irrinunciabili” della pittura. E’ il periodo della cosiddetta “Pittura analitica”, volta ad una riflessione sul fare arte oggi e sul rapporto con la tradizione moderna.

“L’esperienza della Pittura Analitica – racconta l’artista in una intervista – fu veramente interessante ma come movimento fu molto diverso dagli altri e spesso sento la necessità di chiarire quest’esperienza poiché non riesco a considerare la Pittura Analitica come un gruppo. Tutti i movimenti che sono sorti in Italia, o in altri paesi nel secolo scorso, sono sempre nati da un gruppo molto omogeneo che spesso stava nella stessa città. La Transavanguardia è nata sostanzialmente a Roma e tutti si frequentavano, così l’Arte Povera s’è formata a Torino, il Futurismo a Milano. La cosa fondamentale è che noi non abitavamo nella stessa città, ma siamo stati dei compagni di strada che si sono incontrati quasi casualmente. Griffa e Gastini stavano a Torino, Aricò, Olivieri e Pinelli a Milano, Guarneri e Masi a Firenze, io, Cotani, Morales e Battaglia lavoravamo a Roma, Zappettini a Genova. Non c’è stato un centro che ha fatto da catalizzatore, non c’era un luogo dove ci incontravamo per parlare. Questo ha fatto sì che ognuno continuasse la sua esperienza autonomamente. Certo ci sono state delle tangenze tra noi, e sono state ovviamente notate. Quando negli anni sessanta mi trovai a dipingere vedevo che il mondo dell’arte andava in altre direzioni, così cercai disperatamente chi condividesse la mia ricerca. Qui a Roma trovai Battaglia e Morales. Sentimmo però che le stesse esperienze stavano maturando anche in altre città. L’occasione per conoscere il lavoro degli altri mi venne data da un invito alle mostre di Griffa e Gastini a Firenze. Eravamo già alla fine degli anni sessanta e spinto dalla curiosità andai a vedere come stavano le cose. Lo stesso fu con Battaglia a Roma. Venne a una mia mostra e mi disse: ‘Sai anch’io dipingo, perché non ci vediamo?’. Un’esperienza nata quasi per caso. Ognuno cercava dei compagni con cui confrontarsi. Ma il non parlare e il non vedersi tutti i giorni ha fatto sì che in realtà ognuno coltivasse la sua esperienza abbastanza per conto suo. Abbiamo poi fatto mostre insieme e naturalmente ci siamo visti e frequentati però è mancato sempre un elemento coagulante, o un critico che ci tenesse in contatto, una città che ci ospitasse, mostre che durassero più di un’inaugurazione per parlare”.

Rosso 1968/70
acrilico su tela cm 150×150
collezione privata

Quello che li accomunava era un comune sentire, la volontà di reagire ai dettami sostenuti dall’Arte concettuale che, proponendo il definitivo abbandono di ogni finzione rappresentativa, considerava il mezzo della pittura come assolutamente superato. Una reazione che partiva, non a caso, proprio dalla pittura a cui questi artisti si avvicinavano, come spiegava Claudio Verna nel lontano 1973, liberandola «dai suoi attributi tradizionali che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici». Giungendo così ad applicare alla pittura quella stessa analiticità che gli artisti concettuali utilizzavano nell’indagare, da un punto di vista estetico, altri aspetti del reale

“Quando la pittura venne messa in crisi, anzi negata – racconta ancora Verna –  si viveva la necessità di uscire dal quadro. Io, pur avendo sperimentato lo spazio reale, decisi di rimanere nel quadro, di lavorare nello spazio virtuale della tela. Non ho cercato un azzeramento, sono ripartito mettendo un mattone sull’altro e ho fatto quadri di un solo colore. Negli anni ’68, ’69, ’70, ho dipinto con un solo colore perché se io sulla stessa superficie da una parte stendevo una mano di colore e dall’altra ne sovrapponevo tre, creavo un triplice ordine di rapporti: chiaro-scuro, lucido-opaco, caldo-freddo; giocando su un unico colore partivo da una base elementare. Cosa faceva Griffa, che mi è vicino culturalmente e teoricamente? prendeva una tela e ci faceva delle aste come i bambini, anche lui ricominciava da capo: non ha usato un solo colore ma è ripartito da un gesto elementare. Si trattava di ‘riavviare la pittura’ con segni elementari, come tracce della tua storia.

A 164 1972
acrilico su tela cm 100×130
collezione privata, Milano

“Per lui – scriveva nel 1998 il critico Giovanni Maria Accame – la pittura coincide e ha sempre coinciso con il colore. Espresso con luminosità scandite e regolate o costituito da un’inquieta organizzazione segnica, il colore, nel corso degli anni, rimane quel centro che si irradia dal fondo alla superficie, che assorbe tutte le attenzioni dell’artista, in un rapporto inesauribile, fatto di azione e di riflessione”. E per Claudio Verna, “indagare gli strumenti della pittura è ancora fondamentale” come ha dimostrato con la sua produzione artistica nel corso degli anni.

Invitato alla Biennale di Venezia nel 1970 e nel 1980, l’artista vive e lavora a Roma. Nel corso della sua carriera ha ottenuto vari riconoscimenti, tra i più importanti: nel 2008 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli conferisce il Premio “Antonio Feltrinelli” per la pittura e viene nominato Accademico nazionale di San Luca. Nel 2010 esce il Catalogo ragionato del suo lavoro a cura di Volker W. Feierabend e Marco Meneguzzo, per la Silvana Editoriale.

Attività espositiva 

Dopo il debutto alla Galleria Numero di Firenze nel 1960, sono oltre cento le personali allestite in Italia e all’estero, tra cui: Studio Arco d’Alibert, Roma, 1968; Biennale di Venezia, 1970 e 1980; Galleria dell’Ariete, Milano, 1970; Galleria Martano, Torino, 1970; Galleria Editalia (poi Edieuropa), Roma, 1971, 1995 e 2003; Galerie M, Bochum, 1972; Galleria La Polena, Genova, 1973 e 1979; Galleria del Milione, Milano, 1973, 1976 e 1979; Studio La Città, Verona, 1975 e 1978; Galleria La Bertesca, Genova, 1976 e 1977; Dusseldorf, 1976; Galerie Arnesen, Copenhagen, 1977; Galleria Marlborough, Roma, 1977; Galerie Artline, DenHaag, 1979; Studio Marconi, Milano, 1983; Galleria Bambaia, Busto Arsizio, 1983 e 1998; Galleria Corraini, Mantova, 1983 e 1987; Palazzo dei Leoni, Messina, 1986; Casa del Machiavelli, S. Andrea in Percussina, 1986; Studio Mara Coccia, Roma, 1986, 1988, 1991, 2002 e 2008; Studio Ghiglione, Genova, 1987; Galleria Morone, Milano, 1987 e 1995; Westend Galerie, Francoforte, 1989, 1997 e 2002; Galleria Fumagalli, Bergamo, 1993 e 1998; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università di Roma, 1999; Palazzo Mormino, Donnalucata, 2001; Galleria Giulia, Roma, 2001; Spazio Annunciata, Milano, 2001; Palazzo Chigi, Viterbo, 2003; Galleria Varart, Firenze, 2006; Galleria Fioretto, Padova, 2007; Fondazione Zappettini, Milano, 2008; Galleria Ricerca d’Arte, Roma, 2009; Galleria Emmeotto, Roma, 2009; Anfiteatro Arte, Padova, 2010; Galleria progettoarte-elm, Milano, 2011; Mara Coccia arte contemporanea, Roma, 2011; Galleria Monitor, Roma, 2013; Monitor Gallery New York 2014; Gallery Marc Selwyn Fine Art, Los Angeles, 2015; Galleria Mazzoleni, Torino, 2017; Cardi Gallery Londra, 2018; MAG Riva del Garda, 2018; Galleria Cardi, Milano 2018; Galleria Monitor, Roma, 2018.

A 28 , 1971 acrilico su tela, cm 150×150 collezione Banca Intesa Sanpaolo

Presenza nei musei e nelle collezioni pubbliche e private

Bonn, Kunstmuseum
Stuttgart, Kunstmuseum
Hannover, Sprengel Museum
Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen
Amsterdam, Fondazione Stuyvesant
Skopie, Museo d’Arte Contemporanea
Banja Luka, Museo d’Arte Moderna
Roma, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea
Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Roma, Collezione Farnesina, MAE, Ministero degli Affari Esteri
Milano, Museo del Novecento
Torino, GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna
Bologna, Galleria Comunale d’Arte
Genova, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
Chiavari, Fondazione Zappettini
Verona, Museo Palazzo Forti
Rovereto, MART, Museo d’Arte Moderna e Contemp. di Trento e Rovereto
Lissone, Museo Civico
Vaciago di Ameno, Museo della Fondazione Antonio e Carmela Calderara
Monza, Museo Comunale
Modena, Galleria Civica
Parma, CSAC, Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Ferrara, Gallerie Civiche d’arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Massari
Pieve di Cento, Museo G. Bargellini
Rovigo, Accademia dei Concordi
Salò, Civica Raccolta del Disegno
Conegliano, Galleria Comunale, Palazzo Sarcinelli
Ravenna, MAR, Museo d’Arte della Città, Loggetta Lombardesca
Suzzara, Museo Galleria del Premio Suzzara
Gallarate, Civica Galleria d’Arte Moderna
Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori
L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo
Pescara, Fondazione Museo Genti d’Abruzzo
Francavilla al mare, Museo Michetti
Chieti, Museo Barella
Nocciano, Museo degli artisti abruzzesi contemporanei
Spoleto, Galleria Civica d’Arte Moderna, Palazzo Collicola
Crotone, MACK, Museo d’Arte Contemporanea
Cagliari, Galleria Comunale d’Arte Moderna
Erice, Museo della Salerniana
Gibellina, Museo Civico d’Arte Contemporanea
Marsala, Museo Città di Marsala

Tutto nero 1974
olio su tela , cm 140×140
collezione GAM, Galleria civica d’Arte Moderna, Torino

Mercato: la ripresa lenta ma costante della Pittura Analitica

Dopo anni di calma piatta, a partire da 2014 il mercato della pattuglia di artisti della Pittura Analitica ha iniziato a prendere vigore mettendo a segno una lenta ma costante crescita. A tirare la volata, inizialmente sono stati Giorgio Griffa e Pino Pinelli (già trattati in precedenza nel Borsino degli artisti) che tra gli analitici vantavano già una presenza sul mercato internazionale (Griffa era entrato nella scuderia dell’americana Casey Kaplan e Pinelli in quelle di Pearl Lamdi Hong Kong, Shanghai e Singapore e di The Buck Gallery, con sedi a Saint Paul de Vence e New York). Da un paio d’anni Claudio Verna è entrato a pieno titolo nel gruppo di testa, anche grazie all’ingresso in due gallerie di respiro internazionale: Cardi con sedi a Milano e Londra e Monitor di Roma e New York che oltre a esporlo con un buon successo nei loro stand nelle fiere di mezzo mondo gli hanno dedicato alcune personali nelle loro gallerie.

“A Londra abbiamo avuto un ottimo responso per la mostra di Carlo Verna che ha sollevato interesse sull’artista anche a livello internazionale”,  spiega Edoardo Osculati, direttore della Cardi Gallery. “A Milano l’inaugurazione è andata molto bene con un’ottima affluenza di visitatori e collezionisti. L’intenzione della galleria è quella di continuare a promuovere l’opera di Claudio Verna e mostrarlo alle fiere nazionali e internazionali a cui la galleria partecipa ogni anno per rendere ancora più noto il suo lavoro nel mondo. Come sai la galleria vuole promuovere, tra l’altro, gli artisti italiani che hanno iniziato la loro ricerca nel secondo dopo guerra e Verna si inserisce bene nel percorso della galleria Cardi”.

“Lavoriamo con Claudio Verna dal 2013. Dopo tanti anni passati a lavorare con giovani artisti, per lo più legati alla mia generazione, sentivo l’esigenza di iniziare a lavorare anche con artisti che rappresentassero una parte della nostra storia e Claudio Vernadice Paola Capata, titolare della Galleria Monitor – è fondamentale nell’avventura della pittura Italiana dagli anni ’50 ad oggi. Claudio è stato il primo di una serie di artisti nati negli anni ‘30 di cui la galleria ha iniziato ad occuparsi. Nel tempo abbiamo dato il nostro piccolo contributo -piccolo se si pensa alla straordinaria storia e carriera di Verna- esponendolo negli Stati Uniti, a Parigi ed a Basilea, con la partecipazione a diverse fiere internazionali”. Dal mercato primario alle aste, dove – secondo Artprice –  nel 2017 Verna ha fatturato quasi 160 mila euro con una percentuale di invenduti radicalmente diminuita rispetto agli anni precedenti.

Percezione II , 2017 acrilico su tela cm 100×100 collezione dell’artista

Gallerie: attualmente Caudio Verna lavora con la galleria Cardi con sedi a Milano e Londra dove nel corso del 2018 ha messo in scena due personali dell’artista e con Monitor di Roma e New York. Suoi lavori comunque si possono trovare anche in primarie gallerie italiane.

Prezzi: la produzione recente dell’artista si può acquistare in galleria con prezzi compresi entro un range che va da 5mila a 20 mila euro, a seconda delle dimensioni e della qualità de lavoro. Le opere “storiche” di fine anni 60 e degli anni ’70 richiedono un investimento mediamente superiore del 30 – 40%.

Top price in asta:Cosmos 2 A”,  un olio su tela realizzato nel 1967 di 150×170 cm. è passato di mano a 16.250 euro (diritti compresi) da Dorotheum a Vienna nel giugno 2017. Nel mese di dicembre del 2014, “Rosso”, 1968/70 acrilico su tela 150×150 cm. è stato battuto 15.500 euro da Meeting Art a Vercelli.

 

Related Post
Categories: Arte