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Borse e bond sempre nella tempesta: il Btp sfonda la soglia del 4% e lo spread sfiora quota 240

FIRSTonline

È un lunedì nero quello che si chiude oggi sui mercati europei e anche Wall Street si sta muovendo in netto ribasso, poiché hanno perso consistenza le speranze che l’inflazione abbia toccato il picco e che le banche centrali abbiano l’opportunità di prendere fiato.

Le vendite colpiscono così l’azionario e ancora più l’obbligazionario.

A raggelare le attese, la scorsa settimana, hanno contribuito le comunicazioni della Bce e l’andamento dei prezzi al consumo negli Usa, mentre mercoledì la Fed potrebbe decidere un incremento dei tassi di 50 punti base dei tassi o addirittura di 75 punti.

La seduta continentale vede perdite del 2,79% a Piazza Affari, che arretra a 21.918 punti base, sotto la soglia psicologica dei 22mila punti come non accadeva dall’8 marzo scorso. Il bilancio è simile ad Amsterdam -3%, Parigi -2,67%, Francoforte -2,43%, Madrid -2,5%, Londra -1,59%.

Nella mattina Usa, a New York, il Dow Jones cede quasi il 2%, il Nasdaq arretra in misura superiore al 3,5% e lo S%P 500 lascia sul terreno il 2,8% e potrebbe chiudere la seduta in territorio “orso”, vale a dire con un ribasso superiore al 20% dal suo record. Il Nasdaq Composite è già in questa situazione e arretra del 27,5% da inizio anno e del 30% dal record dello scorso novembre.

Fuga dai titoli di Stato

L’attesa di una stretta da parte delle banche centrali mette in fuga gli investitori dai titoli di Stato.

Il secondario italiano chiude in profondo rosso, con lo spread che sale a 237 punti base (+5,19%) dopo aver superato anche i 240 punti. Il tasso del Btp decennale chiude a 3,99%, dopo aver toccato il 4% in seduta, livello che non si vedeva da gennaio 2014.

Anche il Bund, negativo fino a pochi mesi fa, mostra rendimenti in rialzo. Il decennale sale all’1,62% e persino il titolo a due anni è tornato oltre l’1% come non accadeva da oltre un decennio.

“C’è poco da dire. L’unico modo per fare invertire il trend dei mercati è che la Bce dica qualcosa di più specifico su un eventuale scudo anti spread. La situazione dei tassi è molto complicata”, osserva un trader citato da Reuters.

Le turbolenze sono ancora più forti negli Usa, dove si sta assistendo a un’ondata di vendite di titoli di Stato e, per qualche momento, anche alla temuta inversione della curva dei rendimenti tra il titolo a 2 anni e il titolo decennale.

Al momento il titolo a 2 anni mostra un tasso del 3,22% e quello a 10 anni del 3,3%.

L’inversione di questa parte della curva è considerata da molti come un segnale decisivo che la recessione potrebbe arrivare nel prossimo anno o nel 2024.

Questo mentre gli analisti di Barclays si aspettano mercoledì una mossa di 75 punti base da parte della Fed, anziché i 50 punti base previsti.

Gli acquisti premiano il dollaro

L’avversione al rischio favorisce il dollaro, con l’euro che scivola a 1,042, in ribasso dello 0,9% circa. Fa persino peggio la sterlina, allarmata da una crescita economica inferiore al previsto nel mese di aprile. A sostenere la divisa britannica non basta l’attesa che la BoE intervenga sui tassi nella riunione di giovedì. Venerdì si riunirà la Boj, unica grande banca centrale a mantenere un atteggiamento ultra accomodante.

Scelta che ha pesato in questo periodo sullo yen, oggi in parziale recupero.

Vanno a picco le criptomonete. Il bitcoin perde quasi il 18% e si muove intorno a 23mila dollari, livello più basso da dicembre 2020. Celsius, una delle società di prestito di criptovalute più importanti al mondo, ha deciso di sospendere i prelievi a causa di condizioni di mercato estreme. Adottiamo oggi questa misura – spiega il gruppo del New Jersey in un comunicato – per mettere Celsius in una posizione migliore e poter onorare, nel tempo, i suoi obblighi per quanto riguarda i prelievi”.

Tra le materie prime arretra il petrolio tipo Brent (-1,57%, 120,09 dollari al barile), che guarda alle nuove restrizioni anti Covid decise da Pechino.

A Piazza Affari crolla Saipem

Tra le blue chip di Piazza Affari, quasi tutte negative, è Saipem a vestire la maglia nera, -14,83%, non solo per il calo del greggio, ma poiché da oggi è operativo il raggruppamento delle azioni ordinarie e di risparmio in rapporto 1 a 10 in vista dell’aumento di capitale.

A soffrire sono anche i titoli finanziari, a partire da Nexi -7,89%, che tocca i nuovi minimi storici.

Tra le banche la peggiore è Banco Bpm, -4,91%. La lettera continua a colpire il risparmio gestito, Finecobank -5,05%, Banca Mediolanum -4,66%. Nell’automotive i maggiori ribassi sono a carico di Iveco -7,18% e Pirelli -5,85%. L’ondata globale di vendite sui tecnologici coinvolge Stm, -5,53%. Tra le utility si distingue in negativo Hera -4,52%. Nel settore della salute Amplifon perde il 7,19%.

Sono solo due le big cap in controtendenza: Campari +1,86% e Recordati +1,46%.

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