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BORSE CHIUSURA 16 NOVEMBRE – Btp sotto 4% e spread a quota 193: la Bce allenterà la stretta?

Imagoeconomica

Si attenuano le tensioni geopolitiche scatenate nella notte dalla caduta di un missile in Polonia, ma il sentiment dei mercati ne esce ammaccato. Alcuni investitori ne approfittano per qualche presa di profitto dopo il recente rally, innescato da un rallentamento dell’inflazione Usa e dalla speranza di una Fed più colomba. In Europa però la corsa dei prezzi non si ferma e, anzi, aggiorna i suoi massimi da 41 anni in Gran Bretagna (+2% a ottobre, +11,1% annuo). In Italia l’Istat rivede all’11,8% da 11,9% il dato dell’inflazione di ottobre, che resta comunque ai massimi dal marzo 1984.

Il Btp decennale però non ne risente e il tasso scende sotto il 4% come non accadeva da tempo.

Nell’azionario i listini europei chiudono la seduta odierna con varie gradazioni di rosso e Wall Street si muove debole. I tecnologi arretrano dopo i progressi della vigilia; il Nasdaq cede l’1,5%. 

Europa debole: giù Mercedes e Air France

In Europa Piazza Affari perde lo 0,68% e arretra a 24.531 punti. Il rosso è più acceso a Francoforte, -1%, zavorrata dai titoli dell’auto poiché, secondo un report, Mercedes Benz (-5,72%) ha tagliato i prezzi dei propri veicoli elettrici in Cina fino a 33.000 dollari a causa dei ritardi nelle vendite. 

Le vendite sui titoli tecnologici penalizzano Amsterdam -1,02%. Male Madrid -1,08%. Parigi limita i danni allo 0,52%, ma crolla Air France-Klm  (-10,72%) dopo aver detto di voler offrire obbligazioni subordinate convertibili in nuove azioni per 300 milioni di euro. Il ribasso è frazionale anche a Londra -0,26%.

Oltreoceano Wall Street, dopo un’apertura stonata, prosegue in territorio negativo.

Peggior titolo sullo S&P 500 è il colosso retail Target (-15%) dopo utili trimestrali deludenti e un outlook non positivo per i prossimi mesi. In ambito macroeconomico le vendite al dettaglio negli Usa nel mese di ottobre hanno però superato le stime (+1,3%) dopo il dato invariato di settembre.

Si spegne la fiammata sul dollaro

Sul mercato valutario si spegne la fiammata del dollaro, innescata dai rischi di un’estensione della guerra. L’euro tratta in progresso intorno a 1,039. 

Tra le materie prime si conferma debole il petrolio: il contratto Brent con scadenza gennaio 2023 perde il 2% e tratta al momento intorno a 92,90 dollari al barile. Deludono le scorte settimanali Usa.

Prosegue la fase positiva dei titoli di Stato, dopo i dati sull’inflazione americana usciti nei giorni scorsi. Il Treasury decennale vede un tasso in discesa al 3,73%, benché si accentui l’inversione della curva dei rendimenti e il titolo a due anni mostri un tasso in rialzo al 4,384%.

Tassi in calo nella zona euro; Btp 10 anni sotto al 4%

I tassi scendono anche nella zona euro e lo spread tra decennale italiano e tedesco arretra ulteriormente a 193 punti base (-1,7%), dopo il grande calo di ieri.

Il Btp 10 anni mostra un rendimento del 3,92% e il Bund di pari durata del 2,09%.

Secondo il governatore Ignazio Visco la Bce dovrà proseguire nella sua azione restrittiva, con aumenti dei tassi, ma stanno anche crescendo le ragioni per attuare questa azione in modo meno aggressivo.

Intanto Eurotower, nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di novembre, scrive  che i rischi per la stabilità finanziaria nell’area euro “sono aumentati” fra shock energetico, alta inflazione e bassa crescita e con condizioni finanziarie che si vanno inasprendo e il vice presidente Luis de Guindos osserva che ”è aumentata la probabilità di una recessione tecnica nell’area euro”.

Per quanto riguarda la nuova emissione di Btp Italia, al termine dell’ultima giornata di offerta, il titolo con scadenza novembre 2028 ha ottenuto richieste per oltre 1,85 miliardi di euro, con 71.645 contratti siglati. La richiesta complessiva, comprensiva anche della raccolta relativa ai primi due giorni, è stata pari a circa 7,28 miliardi di euro in linea con l’emissione di giugno.

Piazza Affari si difende con Leonardo

A difendere Piazza Affari, in una giornata di vendite, provvede Leonardo, +2,17%, miglior blue chip del giorno in un settore complessivamente effervescente in Europa a seguito della crescita delle tensioni per la guerra in Ucraina. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, al termine della riunione degli ambasciatori del Consiglio Atlantico, ha gettato però molta acqua sul fuoco dell’incidente polacco. “Non abbiamo indicazioni che si sia trattato di un attacco deliberato in Polonia. E non ci risulta che la Russia stia pianificando attacchi contro la Nato. Si è trattato di un incidente della difesa ucraina ma non è responsabilità degli ucraini.

Le utility sono positive con Hera +1,54%, Enel +0,57%, A2a +0,62%, mentre gli energetici cercano di capire che effetto potrebbe avere una tassa sugli extraprofitti dirottata sugli utili. Eni cede lo 0,82%.

“Una tassazione straordinaria sugli ‘extra-utili’ realizzati ci sembra meno pericolosa per il settore delle utilities nel 2022, considerando che quasi tutte le società del settore registreranno un minor utile consolidato in virtù delle ingenti perdite nel segmento retail, nonché del 40% di produzione Hydro in meno. Rappresenta invece un rischio regolatorio per il 2023”, commenta Equita.

Tra i titoli petroliferi resta in denaro Tenaris +0,48%, mentre i realizzi penalizzano Saipem -2,84%.

Tra le banche svetta ancora Banco Bpm +1,39%.

La maglia nera della tappa odierna delle blue chip va ad Amplifon -3,74%. Lettera su Telecom -2,75%, appesantita anche dal taglio del rating a”BB-” da parte di Fitch. In calo Stm –2,62%, dopo il rally di ieri.
Fuori dal paniere principale sono in rosso i titoli Mfe A (-1,07%) ed Mfe B (-4,14%) dopo i risultati del terzo trimestre in linea o leggermente più deboli delle attese.

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