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Borse, ancora giornata da profondo rosso. L’ombra di Dexia sui listini europei

IL FANTASMA DI DEXIA SPAVENTA LE BORSE
UN’ALTRA GIORNATA IN PROFONDO ROSSO

Dopo aver danzato a lungo sull’orlo del precipizio, le Borse hanno ridotto le perdite, comunque pesantissime. A Milano l’indice FtseMib, dopo aver accusato un calo nell’ordine del 4%, riduce il ribasso al 2,72% a quota 14.243, Parigi -2,5%, Francoforte -2,7%. La seduta è stata condizionata dal tracollo di Dexia, il gruppo bancario pubblico franco-belga, ormai destinato a passare alla storia come la prima vittima da crisi del debito sovrano. Il titolo della banca è in calo del 19% a 1,01 euro, dopo aver toccato una perdita addirittura doppia, il 38%, così da raggiungere quota 0,81 euro, il minimo della sua storia. La causa sta nella caduta del valore dei bond greci che ha in portafoglio, circa 3,6 miliardi di euro: in agosto la banca ha svalutato del 20% circa 1,6 miliardi di euro di bond con scadenze precedenti il 2020.

Se dovesse svalutare del 50% il valore di tutti i bond governativi greci, cioè quello che chiedono olandesi e tedeschi, che vogliono rinegoziare le condizioni concordate per i creditori privati di Atene, la perdita sarebbe insopportabile. Stamattina è arrivata una dichiarazione formale nella quale il ministero delle Finanze della Francia afferma che Francia e Belgio e le rispettive banche centrali adotteranno tutte le misure necessarie per salvaguardare creditori e correntisti.

Meno grave, ma non meno impressionante, la revisione dei target da parte di Deutsche Bank: la corazzata di Joseph Ackermann, che si accinge a lasciare l’istituto nella prossima primavera, non rispetterà gli obiettivo previsti per il 2011. E il titolo lascia sul terreno fino al 9% prima di assestarsi a -5,5%. Il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, in un convegno a Bruxelles ha suggerito la necessità di una tregua concordata sui mercati finanziari. Si conceda il giusto tempo ai debitori in cambio di piani credibili dei governi nazionali orientati alla stabilità. ”Con la globalizzazione finanziaria siamo passati da un eccesso all’altro”, ha detto Saccomanni. ”Prima ogni investimento sembrava sicuro, dai junk bond ai titoli di Stato della Grecia. Oggi siamo all’eccesso opposto in cui nessun investimento sembra sicuro”.

SI SPEGNE LA CORSA ALLA BPM, OGGI IL CDA
CONTINUA IL GIALLO SUL SOCIO IMPREGILO

Non stupisce, a questo punto, la grande incertezza delle banche anche in Piazza Affari. A Milano cadono Unicredit -4,5% e Intesa -6,2%. Banco Popolare -2,7%, Mps-5,22%, Ubi -2,86%. Si arresta la corsa a Bpm: – 5,57% nel giorno dell’ennesimo cda decisivo (o quasi). Ieri sera Investindustrial ha detto di avere il 2,6% del capitale. Vendite meno aggressive sugli assicurativi: Generali (-0,7%) e si è esaurita la spinta al rialzo su Fondiaria Sai -1,2%. Pesante il calo di Fiat -7,47% e Fiat Industrial -8,46%, in linea con la ritirata di Buzzi – 7,28% e Italcementi -5,7%. Tiene l’Eni -0,2% cadono gli altri titoli petroliferi, soprattutto Saipem -4,4% e Tenaris -3,6%. In controtendenza Impregilo +4,7%: un investitore ancora ignoto ha comprato ieri il 5% da diversi investitori istituzionali pagando le azioni 1,97 euro, il 7% in più del prezzo di chiusura. In rialzo anche Telecom Italia +1,58%

BERNANKE: NON E’ IN PROGRAMMA UN NUOVO STIMOLO
A WALL STREET LE BANCHE SONO SOTTO PRESSIONE

Anche Wall Street prosegue in forte calo, appesantita dalla caduta dei titoli finanziari. Dow Jones -2%, S&P500 -1,6%, sui minimi dal marzo 2010. Il Nasdaq (-0,6%) contiene le perdite perché sostanzialmente privo di titoli finanziari, i più colpiti per i legami con la finanzia francese e tedesca. A segnare la tensione dei mercati è l’indice Vix, che misura la volatilità dei mercati, salito al 45%, sui massimi da agosto toccati quando si temeva il crollo di qualche Paese periferico dell’area euro.

I dati Usa sugli ordini all’industria nel mese di settembre sono andati peggio del previsto, indicando un calo dello 0,2% dal 2,1% del mese precedente. Gli analisti si aspettavano ordini stabili. Alle 16:00 è iniziata l’audizione del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke alla Commissione parlamentare sulle previsioni del ciclo economico. Bernanke ha ribadito che l’inflazione è sotto controllo ma ha anche aggiunto che “non è in programma” alcun incremento del Quantitative easing. L’euro è invariato a 1,317, il livello della chiusura di ieri contro il dollaro. Lo spread tra Btp e Bund è salito a 382 punti base, in leggero peggioramento da 380 di stamattina.

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