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Borsa Ko con G7 diviso e spread sempre più caldo

FIRSTonline

Finale di settimana in profondo rosso per Piazza Affari, mentre si intensifica la bufera sui titoli di Stato di casa nostra. A Piazza Affari l’indice arretra dell’1,66%, attorno a quota 21.400 punti. In rosso, ma con minor violenza, anche Francoforte (-1%). Prese di beneficio a Madrid (-0,8%) dopo una settimana di guadagni. In ribasso anche Londra (-0,8%) e Parigi (-0,3%).

A condizionare i mercati sono le pessime premesse del G7 (o G6+1 per sottolineare il distacco degli Usa dagli altri) in corso in Canada: Donald Trump sabato mattina lascerà la riunione in Quebec prima che termini, e salterà le sessioni del vertice dedicate al cambiamento climatico. L’annuncio è stato dato dalla Casa Bianca, dopo il battibecco tra Trump e il presidente francese.

Difficile valutare in questa cornice il ruolo di Giuseppe Conte, il premier cui è toccato un esordio assai impegnativo. Intanto, al di là della pioggia di vendite sul listino azionario, il mercato dei titoli pubblici vive un’altra giornata di passione. Il Btp a dieci anni tratta a 3,08%, da 3,03% di ieri. Spread ancora caldo, 264 punti base. I titoli a due anni sono trattati stamane ad un tasso dell’1,72% contro 1,514% del finale di seduta di ieri.

È già forte la tensione per le aste della prossima settimana. Ieri il Tesoro ha annunciato che il prossimo 12 giugno offrirà solo 6 miliardi di euro di Bot a 12 mesi a fronte di titoli in scadenza per 6,5miliardi.

L’euro si indebolisce a 1,176 su dollaro.

Il petrolio Brent è in calo a 76,7 dollari il barile, -0,8% dal +2,6% di ieri. Saipem (-0,3%) ha annunciato di aver ricevuto un ordine da circa 550 milioni di dollari, la società è stata incaricata di costruire una parte dell’impianto di rigassificazione di Nong Fab, in Tailandia. Il fatturato generato dovrebbe generare un margine di circa il 5% a livello di Ebitda. Da inizio anno la raccolta ordini è arrivata a 3,9 miliardi di euro

A Piazza Affari l’indice dei bancari italiani cede il 2,18%. In fondo ci sono Banco Bpm (-3,29%) e Ubi Banca (-3,1%). Sulle ex Popolari pesa l’orientamento della Lega, decisa a cancellare la riforma. L’ad di Bper Alessandro Vandelli ha detto che il processo di trasformazione delle popolari in Spa è irreversibile. “Si dice che il dentifricio quando è uscito dal tubetto, rimetterlo dentro è complicato”. Lo stesso Vandelli, ha confermato che gli Npl saranno lavorati all’interno della struttura. Anche Giuseppe Castagna, Ad di Banco Bpm si pronuncia sull’ipotesi di riforma per le Popolari: “Non penso tocchi chi già si è trasformato perché ovviamente noi abbiamo fatto delle assemblee, peraltro Popolari perché sono stati i soci delle cooperative che hanno votato per la trasformazione, quindi penso sia un processo per noi irreversibile”.

Vendite anche sul risparmio gestito: Banca Generali cede il 3,6%, Azimut il 2,9% e Banca Mediolanum il 2,67%.

Male anche l’automotive. con Fiat Chrysler lascia sul terreno il 2,3% e Cnh Industrial il 3,7%. Lo stoxx europeo di settore segna -1,24%.

In calo anche Stm (-1,7%) nonostante abbia alzato alza il giudizio a Buy. Tutte giù stamattina le società dell’alta tecnologia, tra cui quelle produttrici di semiconduttori. L’indice Sox ha chiuso in calo dell’1%, primo ribasso dopo quattro giorni filati di rialzo.

Giù Tim (-0,9%), Enel (-1,7%) e Atlantia (-1,9%).

Retelit cede il 4,17%%. Il consiglio dei ministri ha deliberato di esercitare i poteri speciali in riferimento alla modifica della governance della società.

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