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Bnp Paribas rallenta, Bnl corre e triplica l’utile

FIRSTonline

Andamento opposto per Bnp Paribas e la sua controllata italiana Bnl nel primo trimestre del 2018. Se il colosso parigino registra un calo dell’utile netto del 17% da gennaio a marzo, la banca guidata da Andrea Munari riesce addirittura a triplicare l’utile ante imposte, toccando quota 51 milioni di euro.

Scendendo nei dettagli, Bnp Paribas, nel primo trimestre 2018 ha realizzato un utile netto di 1,57 miliardi di euro, in ribasso del 17,3% rispetto all’anno passato. Il risultato supera leggermente le attese degli analisti, pari a 1,55 miliardi di euro. Alla base del calo, secondo quanto comunicato dalla banca, l’effetto congiunto di spese straordinarie dollaro debole e performance negativa del trading sul reddito fisso che hanno zavorrato il giro d’affari dell’investment banking.

Giù anche i ricavi netti, scesi a 10,79 miliardi di euro (-4,4% rispetto all’anno precedente). Il Cet1 al 31 marzo si è fissato all’11,6 per cento, mentre le riserve di liquidità immediatamente disponibili ammontano a 321 miliardi di euro.

“Anche se il contesto di mercato è stato poco brillante in Europa in rapporto al primo trimestre 2017”, ha commentato il ceo, Jean-Laurent Bonnafe, “i risultati sono linea con la traiettoria del piano al 2020 e con il raggiungimento degli obiettivi”. Nonostante le rassicurazioni dell’amministratore delegato, sulla Borsa di Parigi il titolo cede attualmente il 2,5%.

Bnp può però consolarsi con i risultati di Bnl. La controllata italiana sembra aver inaugurato il 2018 con la marcia giusta, confermando “”il progressivo miglioramento della sua redditività” e generando “un utile ante imposte pari a 51 milioni di euro, ad un livello quasi triplo rispetto al primo trimestre 2017 (18 milioni di euro)”, si legge nella nota diffusa da Bnp Paribas.

In crescita anche i depositi, che hanno registrato un +7% con un significativo incremento nei conti correnti. Su la raccolta indiretta nell’assicurazione vita (+7,1% a/a) e dei fondi d’investimento (+8,4%). Parlando dei prestiti, pur di fronte ad un calo dell’1,3% rispetto all’anno precedente, gli impieghi sono risultati quasi stabili al netto dell’impatto della cessione nel trimestre di un portafoglio di sofferenze, pari a 0,8 miliardi. In calo del 2% a 713 milioni il margine di intermediazione, -6,6% per il margine d’interesse +5,9% per le commissioni.

Quanto ai costi operativi, pari a 480 milioni di euro, sono cresciuti del 2,4% per lo sviluppo di specifiche iniziative commerciali, e il costo del rischio è diminuito di 59 milioni di euro ed è pari a 87 punti base in rapporto agli impieghi a clientela.

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Categories: Finanza e Mercati