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Bernabè in Bocconi: “I grandi social network possono essere un rischio per la democrazia”

Un incontro, quello all’università Bocconi di Milano, per parlare del futuro di Internet, ma con un occhio al presente di Telecom Italia. Il presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabé, nell’ateneo milanese per un dibattito sul suo ultimo libro “Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato della Rete”, non ha mancato di rispondere alle domande di alcuni cronisti in merito alle ipotesi di scorporo della rete fissa, di acquisizione della brasiliana Gvt e in particolare dell’offerta di Naguib Sawiris per una quota del capitale del gruppo. “Noi le decisioni le prendiamo, ci sarà un ampio dibattito, credo molto conclusivo”, ha detto Bernabé, rimandando tutto al prossimo consiglio di amministrazione in programma il 6 dicembre: “Sicuramente prenderemo delle decisioni”.

Prima però il presidente di Telecom Italia e autore del libro sulla privacy nel web, è intervenuto nel dibattito su come “Ripensare Internet”, incentrando ancora una volta il suo pensiero sulla questione dei social network, recentemente affrontata sulla stampa: “Mi chiedo quanto il potere dei social network potrà determinare le scelte politiche e quanto questo sia compatibile con la democrazia”. Secondo il numero uno di Telecom è necessaria una regolamentazione del mercato, della privacy e della sicurezza di Internet, un po’ come è successo per le aziende di telecomunicazione che, grazie a un giusto cocktail di liberalizzazione e regolamentazione, ha portato innumerevoli vantaggi per gli utenti.

“Invece, noto che le società di internet, i cosiddetti ‘over the top’, come Amazon, Google o Facebook, sono praticamente dei monopolisti”, ha aggiunto Bernabè. “Facebook ha un miliardo di utenti e 400 miliardi di foto e questo obiettivamente consente un’intrusività eccessiva nella vita personale delle persone. In Europa la privacy è protetta in modo molto forte, mentre negli Stati Uniti non è così”.

“Altro tema sensibile è quello della sicurezza – ha infine ammonito il presidente di Telecom Italia -, un tema che deve essere affrontato a partire dall’architettura di internet. E questo va fatto prima che diventi un pericolo per la democrazia: molti, i giovani soprattutto, non se ne rendono conto. Credono che il mondo sia ormai totalmente pacificato. Non si rendono conto per esempio che la Germania ha dato origine al nazismo negli anni ’30 e che all’epoca per trovare gli ebrei ci hanno messo due anni. Questo oggi si può fare con un click”.

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