X

Bce alza le stime sull’inflazione e taglia la crescita. “Per questo i tassi devono salire ancora”

Imagoeconomica

La Bce continuerà a comportarsi da falco. Lo confermano le parole contenute nell’ultimo bollettino pubblicato giovedì 12 gennaio. In particolare, le stime sull’inflazione 2023 salgono al 6,3% mentre la crescita si assottiglia a +0,5%. Perciò la Banca centrale rietine necessario proseguire con robusti aumenti dei tassi.

Bce: verso una mini recessione invernale

Negli ultimi tre mesi del 2022 e nei primi tre del 2023, l’economia dell’Eurozona “potrebbe subire una contrazione dovuta alla crisi energetica, all’elevata incertezza, all’indebolimento dell’attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive” e con rischi “orientati al ribasso“, ma “una eventuale recessione sarebbe relativamente breve e di lieve entità”.

L’inflazione invece è vista al 6,3% nel 2023 rispetto all’8,4% stimato per il 2022. Soprattutto la componente di fondo, al netto di energia e prodotti alimentari, preoccupa la Bce che ipotizza in media +3,9% nel 2022 e +4,2% nel 2023, prima di scendere al 2,8% nel 2024 e al 2,4% nel 2025.

Nel panorama però ci sono anche luci. A dicembre lo staff Bce ha previsto una crescita dell’economia nel 2023 dello 0,5% dopo il 3,4% previsto come dato finale per il 2022 ma poi segnala una ripresa nel 2024 e 2025.

“I rischi per le prospettive di crescita economica sono orientati al ribasso soprattutto nel breve periodo”, continua l’Eurotower, evidenziando come la guerra contro l’Ucraina continua a rappresentare un significativo rischio al ribasso per l’economia. Anche i costi dei beni energetici e alimentari potrebbero rimanere persistentemente piu’ elevati delle attese. “Un ulteriore freno alla crescita nell’area dell’euro potrebbe derivare da un eventuale indebolimento dell’economia mondiale superiore alle attese”. I rischi per le prospettive di inflazione sono invece “prevalentemente orientati al rialzo”. Nel breve periodo, le pressioni inflazionistiche esistenti potrebbero generare aumenti dei prezzi al dettaglio dei beni energetici e alimentari più forti del previsto. Nel medio termine, i rischi provengono principalmente da fattori interni, quali un innalzamento prolungato delle aspettative di inflazione al di sopra dell’obiettivo della Bce del 2% o aumenti salariali maggiori di quanto prospettato. Per contro, un calo dei costi dell’energia o un ulteriore indebolimento della domanda ridurrebbero le spinte sui prezzi.

Il bollettino segnala inoltre i “segnali positivi” arrivati dall’occupazione che nel terzo trimestre è salita dello 0,3%. In parallelo, la disoccupazione a ottobre è scesa al nuovo minimo storico del 6,5%. 

Bce: i tassi continueranno ad aumentare, spread sotto controllo

Nel periodo tra settembre e metà dicembre 2022, “i tassi di interesse a più lungo termine sono cresciuti, nel complesso, solo lievemente” e “i differenziali sui titoli di Stato si sono ridotti”, scrive la Bce nel suo bollettino mensile. L’analisi si è concentrata soprattutto sull’andamento di Italia e Grecia che ad oggi sembra smentire chi temeva un’impennata degli spread fra annunci di rialzi dei tassi e smantellamento del Qe. “I differenziali sui titoli di Stato italiani e greci a dieci anni – evidenzia il documento – sono scesi, rispettivamente, di 18 e 22 punti base”. 

Per quanto riguarda la politica monetaria, secondo la Banca Centrale Europea, “i tassi di interesse” dovranno “ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine”. Come annunciato a dicembre, l’Eurotower conferma che da marzo il portafoglio dei bond acquistati negli anni col programma ‘App’ “sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile” pari, in media, a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e che verrà poi determinato nel corso del tempo.

Bce: “Misure contro caro energia siano temporanee e mirate”

Le misure di bilancio volte a proteggere l’economia dall’impatto degli elevati prezzi dell’energia dovrebbero essere temporanee, mirate e modellate al fine di preservare gli incentivi a un minore consumo di energia”, scrivono gli esperti della Bce nel bollettino economico sottolineando come “qualora le misure non soddisfacessero questi criteri potrebbero verosimilmente esacerbare le pressioni inflazionistiche, rendendo necessaria una risposta di politica monetaria piu’ forte”. Inoltre, in linea con il quadro di governance economica dell’Ue, le politiche di bilancio dovrebbero essere orientate a rendere l’economia dell’area dell’euro più produttiva e ad abbassare gradualmente l’elevato livello del debito pubblico. “Le politiche volte a migliorare la capacità di approvvigionamento dell’area dell’euro, soprattutto nel settore energetico, possono contribuire a ridurre le spinte sui prezzi nel medio periodo. A tal fine, i governi dovrebbero attuare tempestivamente i piani di investimento e di riforme strutturali nell’ambito del programma Next Generation Eu. La riforma del quadro di governance economica della Ue dovrebbe essere portata a termine rapidamente”.

Le aspettative sull’inflazione

Le aspettative mediane per l’inflazione nei prossimi 12 mesi sono diminuite dal 5,4% al 5%, mentre le aspettative per l’inflazione nei prossimi tre anni sono scese dal 3% al 2,9%. Lo rileva l’indagine di novembre sulle attese dei consumatori pubblicata oggi dalla Bce che sottolinea come l’incertezza sulle aspettative di inflazione nei prossimi 12 mesi sia rimasta stabile da luglio, sebbene rimanga ben al di sopra del livello prevalente prima della guerra in Ucraina.

Per quanto riguarda il potere di acquisto, i consumatori a novembre si aspettavano che il loro reddito nominale crescesse dello 0,9% nei prossimi 12 mesi, rispetto allo 0,7% di ottobre.

Related Post
Categories: Finanza e Mercati