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Baratta: “Mostra del cinema di Venezia in noir ma la Biennale è un buon modello contro la crisi”

La Mostra del Cinema di Venezia 2011 ha un colore dominante: il “noir”. Eppure l’industria cinematografica italiana vede rosa e la Biennale, nel suo complesso, vive una fase felice ad onta della crisi economica globale. A pochi giorni dall’apertura del festival Firstonline incontra Paolo Baratta, presidente della Biennale, ingegnere ed economista (con seconda laurea a Cambridge), ex ministro e manager, un uomo di cultura in grado di fotografare la situazione attuale con un grandangolo che tiene insieme cinema ed economia.

FIRSTonline – Presidente il mondo sta vivendo la più grande crisi economica e finanziaria degli ultimi 80 anni, la Mostra di Venezia se ne sta accorgendo?

BARATTA – Tutti siamo inevitabilmente toccati da quello che sta accadendo e gli artisti generalmente percepiscono prima degli altri il pericolo. La Mostra di quest’anno, non a caso, é tinta di noir

FIRSTonline – Siamo forse alla vigilia della catastrofe, come nel film di Abel Ferrara in concorso?

BARATTA – Spero di no, non sono così pessimista. Ferrara ha scelto la strada del noir da un bel po’ di tempo, ma si vedranno molti altri film in giallo e nero. Probabilmente perché all’artista spetta il compito di estremizzare, io invece posso essere positivo e credo che in momenti come questo sia necessario reagire

FIRSTonline – A Venezia avete trovato una buona formula?

BARATTA – Io penso di si. Nel momento di massima crisi, come quello attuale, bisogna cambiare modello organizzativo ed é quello che ha fatto la Biennale. Arte, architettura e cinema: in ogni ambito siamo riusciti ad aumentare i frequentatori delle nostre manifestazioni. La Biennale arte ormai copre il 90% delle spese con i biglietti e gli sponsor. Abbiamo ridotto i costi e riformulato gli investimenti, scegliendo quelli che fornivano il massimo risultato per ogni euro speso. Abbiamo realizzato un modello organizzativo che può diventare un punto di riferimento per le altre istituzioni culturali del paese. In questo modo abbiamo sopportato la progressiva riduzione dei contributi pubblici senza chiudere mai un bilancio in rosso. Oggi possiamo dire di aver raggiunto un perfetto equilibrio fra amministrazione e libertà delle direzioni artistiche, un punto di eccellenza che é alla base del nostro prestigio mondiale. Andiamo molto bene, anche se ogni anno aumentiamo il prezzo dei biglietti

FIRSTonline – In omaggio all’idea che la cultura é un lusso e i beni di lusso non conoscono crisi?

BARATTA – In omaggio all’idea che alcuni servizi vanno pagati da chi può farlo. Il biglietto in Sala Grande quest’anno costerà di più, ma aumenteranno anche le possibilità di accesso e accredito, soprattuto per i giovani. Dobbiamo avvicinare i ragazzi alla cultura. Per questo, ad esempio, abbiamo portato 24 mila studenti del Veneto alla Biennale arte, perché avessero un rapporto diretto con le opere e gli artisti, nella convinzione che arte, cultura, Biennale debbano diventare parte del loro lessico familiare. Proprio perché siamo nell’occhio di un ciclone economico, dobbiamo guardare al futuro e ripartire dai giovani. Altrimenti, per egoismo, lasceremo loro in eredità solo un debito pubblico mostruoso. Ci si chiede spesso se con la cultura si mangia o non si mangia oppure si parla di Made in Italy, come grande risorsa del paese. Ma cos’é il Made in Italy? Siamo noi,  gli uomini. La creatività non é, come molti italiani credono, un dono naturale, é una qualità da coltivare giorno dopo giorno, fin da giovanissimi. I successi sono frutto di un processo

FIRSTonline – Magari dobbiamo insegnare ai giovani anche a evitare gli sprechi, eppure, ancora una volta, al Lido,  non ci sarà un nuovo Palazzo del Cinema,  ma un cantiere, che ha già inghiottito molti soldi, chiuso e dal futuro incerto. É un po’ preoccupante non trova?

BARATTA – Però abbiamo saputo reagire bene all’imprevisto dell’amianto, che ha costretto i lavori a uno stop forzato. Abbiamo ristrutturato la Sala Grande, aumentato i posti a sedere e migliorato l’acustica, riportando quello spazio alla bellezza del 1937. Per andare avanti ci siamo voltati indietro. George Clooney terrà a battesimo una sala tornata allo stile di quando la inaugurarono Ginger Rogers e Fred Astaire, penso gli farà piacere, sarà un bel momento. Ecco nelle fasi difficili secondo me bisogna diventare piú creativi e piú oculati, così la qualità puó restare ugualmente alta. É soprattutto in un periodo critico come quello attuale che la cultura ci fornisce i migliori esempi ed é piú utile.

FIRSTonline – Gli anni ’30 venivano dopo la crisi del ’29, l’Italia era in Libia e si avvicinava la seconda guerra mondiale. Inquietante, no?

BARATTA – Bisogna imparare dalla storia e cercare di capire le lezioni che ci impartisce, per andare avanti, per migliorare

FIRSTonline – Avviare un New Deal,  tanto per restare agli anni ’30?

BARATTA – Certamente

FIRSTonline – Da che parte cominciare?

BARATTA – Dalla ricerca, che é il cuore dello sviluppo, in ogni campo. Vogliamo uscire dalla stagnazione? Da una lato dobbiamo investire in ricerca tecnologica e scientifica e d’altro lato nella creatività. Sono qualità indispensabili per competere

FIRSTonline – Ma se la coperta delle risorse é corta?

BARATTA – Va tirata da quella parte

FIRSTonline – Anche nel cinema?

BARATTA – Noi diamo ampio spazio a documentari e a cinematografie particolari, a film che non hanno una distribuzione e che sono una delle principali ricchezze di questo festival. Contestualmente però deve vivere l’industria cinematografica. Bisogna trovare un punto di equilibrio fra industria e sperimentazione. Anche la Mostra, in apertura, ospiterà un film di Ezio Greggio, perché  il pubblico è importante; la commedia all’italiana all’inizio venne criticata, poi contribuì a rendere grande il nostro cinema.

FIRSTonline – Il cinema ha trovato quest’equilibrio?

BARATTA – Si. Nei convegni dell’Anica, che si terranno durante il festival, tutti potranno verificare che l’industria cinematografica italiana ha fatto passi da gigante. C’é una generazione di giovani manager che ha strutturato il settore in modo professionale. Questo puó ridurre di molto la dipendenza dai contributi pubblici. Ormai é radicata la consapevolezza che i film commerciali offrono una base importante all’industria, grazie a loro si possono produrre i capolavori. In questa fase l’industria cinematografica italiana non sembra per niente in crisi, anzi vede rosa.

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Tags: Crisi