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Banche, il ribaltone di Unicredit accelera il risiko

Photo by Michael Longmire on Unsplash)

“Nel corso degli ultimi mesi è emerso che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del Cda. Ho quindi deciso di ritirarmi dal gruppo alla fine del mio mandato nell’aprile 2021, per permettere al nuovo consiglio di elaborare una strategia futura”. Così Jean Pierre Mustier, al termine di un consiglio durato poco più di un’ora, ha rassegnato le dimissioni dalla guida di Unicredit, da lui assunta nel giugno del 2016. Una crisi rapida ma annunciata, viste le distanze tra la visione strategica del banchiere francese e la maggioranza del consiglio dell’istituto di piazza Gae Aulenti: Mustier (“orgoglioso di quanto abbiamo raggiunto e di quanto abbiamo realizzato in così poco tempo”, ha spiegato ieri sera) si è sempre detto contrario a una crescita per linee esterne, suggerendo una strategia di rafforzamento dell’istituto a suon di buy back, assieme alla separazione tra le partecipazioni italiane e quelle tedesche.

BATTUTA D’ARRESTO DEL TITOLO, VOLA MPS

Al contrario, di fronte all’espansione di Intesa Sanpaolo con l’acquisizione di Ubi e al rischio di esser raggiunti dalle aggregazioni fra le ex Popolari cui lavora Banca Bpm, è cresciuta in Unicredit una voglia di “italianità” che potrebbe concretizzarsi presto con l’acquisizione di Monte Paschi sotto la regia del presidente Pier Carlo Padoan, da ministro Tesoro protagonista del salvataggio dell’istituto senese. O con altre acquisizioni nel solco del “risiko” bancario che acquista nuovo vigore.

Stamattina il titolo Unicredit perde il 6% dopo aver ceduto ieri a Piazza Affari il 4,96%. Monte Paschi, al contrario, avanza del 3,01%. Debole il resto del comparto, in attesa delle grandi manovre: Mediobanca -3,31%, Bper -1,3%, poco mosso Banco Bpm (-0,30%). Intesa -1%, su cui Kbw ha alzato il giudizio a outperform, con target 2,40 euro. Tra gli altri istituti, Bper -1,3%. Creval perde l’1,1 a 11,20 euro, ben sopra il prezzo dell’Opa annunciata da Credit Agricole a 10,5 euro. Il numero uno di Credit Agricole Italia Giampiero Maioli ha definito l’offerta sulla banca italiana “giusta”.

PER LA SUCCESSIONE FAVORITI MASSIAH E NAGEL

Nei nuovi assetti del vertice, di cui domani comincerà a occuparsi il comitato nomine, sarà ancora più forte il presidente in pectore Pier Carlo Padoan, che come ministro del Tesoro nel 2017 nazionalizzò Mps impegnandosi con l’Ue a rivenderla entro il 2021. Sarà Padoan a cercare il nuovo capo della futura Unicredit. Gli indizi portano verso un italiano e i nomi più accreditati ora sembrano gli esterni Victor Massiah, ex ad di Ubi e pupillo di Padoan fin dai tempi dell’università a Roma, e Alberto Nagel, ad della Mediobanca a trazione Delfin (e da poco confermato fino al 2023). Tra gli interni, il più papabile sembra Carlo Vivaldi, direttore operativo ex-aequo del gruppo.

LA COREA IN PIENO BOOM, MIGLIORA LA CONGIUNTURA IN CINA

Al di là delle vicende italiane, va rilevato che si allarga la forbice tra l’Asia in forte accelerazione ed i mercati occidentali, in frenata dopo il clamoroso rally di novembre.

Avanzano tutti insieme le borse dell’Asia Pacifico. Guida la corsa l’indice Kospi di Seul (+1,7%). Nel terzo trimestre l’economia della Corea del Sud è cresciuta del 2,1%, più di quanto la Banca della Corea aveva anticipato al momento del rilascio dei dati preliminari (+1,9%). Il consensus si aspettava una conferma della percentuale già pubblicata. A novembre l’indice IHS Markit sulle aspettative delle aziende manifatturiere è salito ai massimi da inizio 2011. L’economista di Bloomberg Justin Jimenez si aspetta per l’ultima parte dell’anno un ritorno del segno meno, ma nel 2021 ci sarà una fortissima accelerazione: dal -1% del 2020 si passerà a +3,8%. La scorsa settimana la Bank of Korea ha migliorato le previsioni sul 2020, portandole da -1,3% a -1,1%.

L’indice Shanghai e Shenzen sale dell’1,6%. Anche i dati anticipatori sull’industria manifatturiera cinese diffusi questa notte da Caixin sono molto positivi: l’indice sulle aspettative dei direttori degli acquisti è ulteriormente salito a 54,9, livello mai visto da quando esiste la rivelazione: il consensus si aspettava un lieve calo a 53,5 da 53,6.

Il Nikkei di Tokyo guadagna l’1,2%, l’Hang Seng di Hong Kong lo 0,8%. Miglior borsa dell’Asia Pacifico stamattina è quella di Kuala Lumpur (+2,7%).

IN RIPRESA I FUTURE DI WALL STREET, BOOM DI MODERNA E ZOOM

I future di Wall Street salgono dopo il passo indietro di ieri. Il Dow Jones ha chiuso novembre con un rialzo dell’11,8%, miglior mese dal 1987. Ieri il listino ha perduto lo 0,91%, S&P -9,46%. Nasdaq -0,06%.

Moderna ha comunicato ieri di aver richiesto alla Food&Drug Administration il via libera d’emergenza al suo vaccino. Il titolo è balzato del 20%, arrivando a chiudere il mese con guadagno del 125%.

Crolla Nikola (-21%): Gm si è ritirata dall’accordo con la società dei camion elettrici che vorrebbe far concorrenza a Tesla.

Joe Biden ha nominato la sua squadra economica in cui primeggia la componente rosa: guida il dream team (la definizione è sua) Janet Yellen, assieme a Neera Tanden, già assistente di Hillary Clinton. In campo anche Wally Adeyemo della Obama Foundation.

Nel terzo trimestre è continuata la crescita di Zoom, che ha incrementato i ricavi di oltre il 350% rispetto ai tre mesi precedenti, per un ammontare totale di 777 milioni di dollari.

PIATTO IL PETROLIO: L’OPEC+ NON TROVA L’ACCORDO

Petrolio Brent invariato a 47,6 dollari il barile. I ministri dell’Opec allargata alla Russia hanno deciso di aggiornarsi a mercoledì, non essendo stati in grado ieri di trovare un accordo sullo slittamento in avanti di tre mesi della pianificata crescita della produzione. Secondo indiscrezioni, gli Emirati Arabi Uniti, per decenni un fedele alleato dell’Arabia Saudita, contestano in modo radicale la proposta di congelamento arrivata dai due paesi leader (Russia ed Arabia): nei giorni scorsi si è anche parlato della possibilità di un’uscita degli emiri dal cartello.

Un’altra scoperta scientifica promette di cambiare la nostra visione del mondo (e di noi stessi). I ricercatori della divisione intelligenza artificiale di Google hanno annunciato di essere in grado di predire con assoluta certezza la struttura 3D di una proteina, una scoperta che permetterà nel tempo di svelare i meccanismi di formazione dei tumori.

L’ITALIA DICE Sì AL MES, S’AVVICINA L’UNIONE BANCARIA

Ieri all’Eurogruppo, la riunione dei ministri finanziari della zona euro, è caduto il veto dell’Italia sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. L’intesa prevede che il Mes diventi il paracadute del Fondo di risoluzione bancaria (Srf) fin dal 2022, e non nel 2024.

I governi della zona euro e la Banca centrale europea potrebbero dover fornire più stimolo fiscale e monetario rispetto a quanto inizialmente stimato per contrastare gli effetti della seconda ondata della pandemia di Covid-19. E il suggerimento del Fmi che auspica “un ulteriore allentamento dei termini delle operazioni Tltro e un taglio ai tassi sul depositi”.

NOVEMBRE D’ORO PER I LISTINI: MILANO +23%

Piazza Affari ha chiuso il mese di novembre a quota 22060,98, in calo dell’1,3%. Per Milano, il +23% di novembre rappresenta il miglior risultato su base mensile del terzo millennio. Non meno ispirato nel corso di novembre il resto dell’Eurozona: Eurostoxx +19%, Dax +16%, Ibex +26%. In testa c’è Atene (+29,4%).

Ieri però i listini europei hanno accelerato al ribasso nel finale, in seguito dell’apertura di Wall Street. Francoforte -0,34%; Parigi -1,42%: le tre banche principali (SocGen, Crédit Agricole e Bnp Paribas) hanno guadagnato nel mese più del 40%; Madrid -1,52%.

Londra cede l’1,65% all’inizio della settimana che il ministro degli Esteri Dominic Raab ha definito decisiva per un accordo sulla Brexit. Le parti hanno raggiunto molti punti di contatto, ma rimangono divise su tre temi: i sussidi alle imprese, il primato della Corte di Giustizia, l’accesso alle acque territoriali inglesi da parte dei pescherecci europei.

IHS PASSA A S&P GLOBAL PER 44 MILIARDI DI DOLLARI

L’attenzione si concentra su quella che probabilmente sarà la più importante acquisizione del 2020. S&P Global (-1%), società Usa dei servizi finanziari che rilascia rating sui debiti sovrani e aziendali, con una capitalizzazione di 82 miliardi di dollari, ha acquistato IHS Markit (+7,4%) per 44 miliardi di dollari, cifra corrisposta in azioni.

RECORD PER IL BITCOIN, A UN SOFFIO DA 20 MILA DOLLARI

Record storico ieri per il Bitcoin, salito a 19.850 dollari (16.542 euro) con un progresso del 170% da gennaio. Visto che dicembre è per tradizione il mese migliore per le criptovalute, sono in molti a scommettere che sarà superata la soglia dei 20 mila dollari. A favorire il rally è stato l’atteggiamento tenuto dalle banche centrali dalla primavera in poi. Ma a novembre ha preso consistenza una sorta di esuberanza irrazionale che ha contagiato molti protagonisti. Tom Fitzpatrick, strategist di Citigroup, scommette su una quotazione a 100 mila dollari, prima di un balzo a 318.000. Ma la previsione più azzardata l’ha avanzata Tyler Winklevoss, vecchia conoscenza del mercato, che parla di 500 mila dollari.   

ANCORA GIÙ L’INFLAZIONE IN ITALIA E IN GERMANIA

Il Btp ha chiuso l’ultima seduta del mese in territorio negativo, ma meno del Bund tedesco. Lo spread sul Bund sul tratto a 10 anni è a 116 punti base, dai 115 venerdì. Il tasso del decennale si è attestato in area 0,58%, rispetto allo 0,56% dell’avvio.

In attesa del vertice della Bce, attenzione ai dati dell’inflazione in Germania (-0,7% su anno) e in Italia (-0,3%, settimo mese consecutivo al ribasso).

MORGAN STANLEY ALZA IL TARGET DI GENERALI

Generali -0,7%: Morgan Stanley alza il target price a 15 euro.

Azimut -0,7%: Goldman Sachs porta il target price a 20,3 euro. Lo stesso broker, su Fineco Bank fissa il nuovo target price a 14,2 euro. Sale Banca Generali (+1%), che dovrebbe uscire dal Ftse Mib per lasciare spazio a Ima in occasione della revisione trimestrale dell’indice.

Nexi +0,5%. Exane ha promosso il giudizio a outperform.

VOLA PIRELLI: PER BANCA IMI È BUY

In grande spolvero, tra gli industriali, Pirelli, promossa da Banca Imi da “add” a “buy”, con un prezzo obiettivo a 5,4 euro. Il broker scrive che a seguito dell’annuncio dei vaccini “siamo fiduciosi sulle attese per il 2021 di una produzione globale di auto in crescita del 13% e di un migliore trend per il gruppo il prossimo anno”. Sugli scudi anche Prysmian (+2,8%).

NUOVO ACCORDO PER MAIRE (+1,25%). VOLA GIGLIO GROUP

In frenata i petroliferi: Eni -3,2%. HSBC incrementa il target price a 9,3 euro. Tenaris -3,3%. Saipem -1,1%.

Avanza Maire Tecnimont (+1,25%) dopo l’annuncio che sono stati aggiunti 500 milioni al progetto Amur Gas Processing Plant. “Notizia positiva per il titolo, perché consente a Tecnimont di aumentare gli ordini con l’obiettivo di riprendersi dall’impatto del Covid 19 sullo sviluppo dei progetti”, osserva Banca Imi.

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In rialzo Campari (+1,47%) dopo aver comunicato che “la riduzione del capitale tramite riduzione del valore nominale di ciascuna azione ordinaria da 0,05 euro a 0,01 euro, approvata dall’assemblea straordinaria tenutasi in data 18 settembre, è divenuta efficace”. Giglio Group +8,4% al traino del settore e-commerce B2B.

(Ultimo aggiornamento: ore 11.05 del 1°dicembre).

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