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Banche e Telecom mandano giù la Borsa: è sempre allarme rosso

FIRSTonline

L’effetto domino della Brexit sull’immobiliare, il faro acceso sugli istituti bancari italiani in vista degli stress test europei e i timori per gli effetti dell’incertezza sulla crescita. Il mix di tensioni e volatilità continua a pesare sulla sterlina e sui mercati. La valuta di Sua Maestà è tornata ai minimi del 1985 sul dollaro, i minimi da 31 anni, al di sotto del livello raggiunto il giorno dopo gli esiti del referendum sulla Brexit. Sale ancora l’oro +0,43% a 1365,8555 dollari l’oncia, dopo aver accelerato al rialzo in intraday dell’1%. Le Borse europee infilano un altra seduta negativa, depressi dalle banche e dalle assicurazioni: Parigi -1,88%, Francoforte -1,67% e Londra -1,25%.

Piazza Affari chiude in ribasso dell’2,26%, recuperando comunque dai minimi di giornata (-3%). A Milano top le banche. Riesce però a fare peggio degli istituti di credito, Telecom Italia che sprofonda del 10,8%: il finanziere francese Xavier Niel ha annunciato che smonterà la posizione in derivati, pari a circa il 15% di partecipazione, nel capitale della società. Tra i peggiori del listino anche Bper -7,14%, Banco popolare -6,15%, Finecobank -5,49% e Azimut -5,35%.

Mps è il miglior titolo del Ftse Mib con un rialzo del 6,07%, anche grazie al divieto disposto dalla Consob alle vendite allo scoperto. Il mercato guarda però già alla rete che lo Stato sta predisponendo per l’aumento di capitale. Inoltre, la Commissione Ue, per tramite del vicepresidente responsabile per l’Euro, Valdis Dombrovskis ha detto di essere “pronta a intervenire se necessario” per affrontare la crisi delle banche italiane. Lo spread Btp-Bund chiude in riduzione dell’1% a 141 punti e rendimento all’1,24%.

Wall Street, che ha aperto in calo, riesce a riportarsi in territorio positivo. Alla chiusura dell’europa l’S&P500 sale dello 0,24%, L’indice Ism servizi di giugno è risultato sopra le stime a 56,5 punti e le richieste di mutui sono aumentate del 14,2% nell’ultima settimana. Allo stesso tempo però l’indice Pmi servi di giugno si è attestato a 51,4 punti sotto le stime e il deficit commerciale di maggio è salito del 10,15 più delle stime. Debole il petrolio con il Brent che chiude a -0,08% a 47,92 dollari al barile e il Wti in leggero rialzo a +0,24% a 46,71.

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