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Banche e petrolio sempre in altalena. Btp 20 a ruba

Continua l’altalena dei prezzi del petrolio, ieri in forte ripresa (Brent +2,5% a 44 dollari al barile, Wti oltre i 41 dollari) e oggi di nuovo in discesa dopo la conclusione ieri sera dello sciopero dell’industria petrolifera del Kuwait. I prezzi stamane segnano un ribasso: Brent -1,5%, Wti -2,1% che dovrebbe ridimensionare i guadagni toccati ieri dalle società oil. A Wall Street hanno chiuso in rialzo Chevron (+1,6%), Exxon Mobil (+0,7%) e Halliburton (+2,3%). Bene anche l’Europa (+1,8% l’indice di settore). A Piazza Affari Eni ha segnato un progresso dell’1,2%, Tenaris +2,9%, Saipem +0,22% dopo essersi aggiudicata nuovi contratti per 430 milioni di euro.

Frena così il rialzo delle Borse asiatiche dopo un avvio robusto. Tokyo riduce i guadagni allo 0,3%, Sidney +0,4%. Hong Kong arretra dell’1,1%. In forte ribasso Shanghai (-2,6%) e Shenzhen (-3,1%). Ma il saliscendi del greggio non fa passare in secondo piano la crescita dei listini in America ed in Europa, spinti da trimestrali migliori del previsto, sia in Usa che in Europa. Il Toro ha preso così possesso delle Borse. In parte fa eccezione Milano: la strada per il risanamento delle banche è lunga e piena di buche e trappole. Ma Piazza Affari sta a galla grazie all’industria.

ARIA DI RECORD A WALL STREET. S&P OLTRE I 2.100 PUNTI

La Borsa americana avanza grazie alla spinta delle banche, delle società del petrolio e dell’industria. L’indice S&P 500 oltrepassa quota 2.100, un livello che non toccava dal novembre scorso. Il record storico dello scorso maggio dista solo due punti percentuali Il Dow Jones oltrepassa quota 1.800, segna il passo il Nasdaq (+0,4%), condizionato dalla battuta d’arresto di Illumina, società attiva che ha perduto un quarto del suo valore dopo la pubblicazione dei conti. Tanti gli spunti in arrivo dalle trimestrali.

Goldman Sachs (+2,4%) ha chiuso il ciclo delle trimestrali delle grandi banche battendo stime di utile che peraltro erano state assai ridimensionate. Diffusi i recuperi: JP Morgan +1,6%, Morgan Stanley +2,3%, Citigroup +1,8%, Bank of America+1,7% . Nota però Giuseppe Sersale di Anthilia: “Gli analisti di Deutsche Bank sottolineano che le banche US al momento viaggiano su un -12% di crescita degli utili anno su anno”.

Il peggior titolo è Ibm, in ribasso del 5%. Lunedì sera la società ha annunciato il risultato trimestrale più deludente degli ultimi 14 anni in termini di ricavi. Netflix cade del 12,7%: la crescita degli abbonati fuori dagli Usa è stata inferiore alle previsioni. Nel dopo Borsa bene i conti di Yahoo (+1%), battuta d’arresto dopo i risultati per Intel (-2,8%).

L’EUROPA ACCELERA GRAZIE ALLE INDUSTRIE

Giornata positiva per le Borse europee ispirate dalle trimestrali e dal rafforzamento del greggio. Parigi sale dell’1,3% sull’onda dei risultati di L’Oreal e Publicis, entrambi su del 5%. Londra (+0,8%) è stata trainata dai titoli legati alle commodities. Rio Tinto, che ha registrato nel primo trimestre un aumento dell’11% nelle consegne di minerale di ferro. Contano in positivo anche i segnali di sostegno dalla Cina, il principale consumatore mondiale di metalli.

A trainare la corsa è stata soprattutto Francoforte (+2,2%), spinta ai massimi dal 4 gennaio ad un passo dai livelli di inizio anno (-3,5%) dall’impennata dell’indice Zew sulla fiducia degli investitori. Dalla metà di febbraio il rialzo è del 20%.

SLITTA LA LEGGE SUL RECUPERO CREDITI, LE BANCHE FRENANO MILANO

Assai più modesto il rialzo di Piazza Affari. L’indice Ftse Mib chiude a +0,49%, a quota 18.447, in frenata nell’ultima parte della seduta. Il ribasso delle banche ha preso il via alla notizia che il governo non approverà nella riunione di oggi le misure per accelerare il recupero dei crediti, fondamentale per la “messa in sicurezza” del sistema: l’approvazione del provvedimento slitta a fine mese.

Immediata la reazione di Piazza Affari: tutte le banche sono passate immediatamente in territorio negativo a partire da Intesa: -2,42% dopo una seduta vissuta con il segno più. Monte Paschi -2,3 % e Banco Popolare -2,7%. L’ad Pier Francesco Saviotti ha dichiarato che l’istituto non farà ricorso ad Atlante per l’aumento di capitale. “L’apporto del fondo – ha aggiunto – sarà utile per i non perfoming loans”.

La peggiore è stata Bper (-3,3%). Per le altre good banks sono in corsa Ubi (-2,8%) per CariFe, Cariparma per Banca Marche e Popolare Bari per CariChieti.

VA A RUBA IL NUOVO BTP 20. L’ARGENTINA FA IL PIENO CON IL TANGO BOND

Il Tesoro ha fatto centro. Il nuovo BTp con scadenza a 20 anni lanciato ieri sul mercato ha raccolto richieste per oltre 18 miliardi di euro a fronte di un importo in emissione che il Tesoro ha tagliato a 6,5 miliardi di euro. L’operazione ha avuto un notevole riscontro in Europa e all’estero grazie soprattutto alla tempistica scelta del ministero dell’Economia in un momento in cui le lunghe scadenze sono l’oggetto del desiderio di investitori grandi e piccoli.

Per l’emissione è stato fissato un prezzo di reoffer pari a 99,368 e una cedola di 2,25%, corrispondenti a un rendimento a scadenza di 2,302%. Il premio è di 39 centesimi sul tasso del quindici anni 2032. Secondo i calcoli dell’ufficio studi UniCredit il ministero di Via XX Settembre ha superato il 40% dell’obiettivo di raccolta 2016.

Due novità da segnalare sul fronte dei titoli di debito: l’ennesimo record negativo dei tioli giapponesi (il decennale tratta stamane a -0,128%) e l’Argentina tornata sul mercato obbligazionario internazionale per la prima volta dal default del 2001 con il lancio di un’emissione in quattro tranche (da 3 a 30 anni) da complessivi 16,5 miliardi di dollari. I rendimenti vanno dal 6,25% (per i triennali) fino ll’8% dei trentennali. Gli ordini hanno superato quota 68 miliardi, uno dei book più ampi mai visti per un’offerta obbligazionaria da parte di un paese emergente.

SCONTO DA BRIVIDO PER POPOLARE VICENZA

Ma la vera prova del fuoco sia per Atlante (piovono nuove adesioni, tra cui quella di Generali per 150 milioni e di Allianz per 100, più 240 milioni da Poste Vita) sia per l’intero sistema riguarda il prossimo aumento di Popolare Vicenza, che potrebbe sbarcare in Piazza Affari già il 3 maggio dopo un road show lampo che servirà a spiegare l’inedita forchetta di prezzo: da 0,1 a 3 euro. Secondo il Cda della banca “sono emerse indicazioni di interesse non sufficienti a consentire la determinazione di uno specifico intervallo di valorizzazione indicativa secondo la normale prassi di mercato”.

La banca attuale, nel caso più estremo, rischia di presentarsi con un valore simbolico di dieci milioni dii euro. Un‘opportunità, forse, per i coraggiosi che sottoscriveranno in scia ad Atlante che, dopo aver sostituito Unicredit nel ruolo di garante, coprirà l’aumento di 1,75 miliardi. Ma un colpo gravissimo per i 119 mila azionisti di quella che, nel 2014, era la terza banca in Italia per capitalizzazione, dopo Intesa e Unicredit. Allora l’istituto riuscì a raccogliere 1,5 miliardi con un aumento di capitale a 6,5 euro per azione.

FRENA ANCHE IL GESTITO. BENE UNIPOL

La pioggia di vendite del pomeriggio non ha risparmiato nemmeno i titoli del risparmio gestito: Banca Mediolanum -1,4%, Fineco -1,9%. Fra le assicurazioni, Generali ha chiuso in rialzo dello 0,9%, UnipolSai -0,2%. Equita Sim ha aumentato il peso di Unipol +1,9% nel proprio portafoglio principale di 50 punti base, confermando il rating buy e il prezzo obiettivo a 4,15 euro.

YOOX SUPERSTAR. ARRIVA UN SOCIO DA DUBAI

Positiva la seduta per gli altri comparti del listino milanese. La citazione d’onore spetta a di Yoox, +4,9% dopo la notizia che l’imprenditore Mohamed Alabbar, con la sua Alabbar Enterprises (catena di shopping mall a Dubai), ha sottoscritto 100 milioni di un aumento di capitale riservato a 28 euro per azione, diventando azionista della società di e-commerce con il 4% del capitale ordinario (2,7% del capitale complessivo).

Positivo il resto del lusso: Moncler guadagna il 2,3%, Ferragamo +2,2%. La ripresa dei consumi premia anche il retail a prezzi contenuti: Ovs è stato uno dei titoli migliori della seduta con un balzo del 3,7% a 5,965 euro. Credit Suisse ha deciso di promuovere il rating a Neutral da Underperform. Il target price è stato solo leggermente ritoccato a 5,80 euro da 5,70 euro.

CNH GUIDA IL RALLY DELL’INDUSTRIA

Prende velocità tra gli industriali la rimonta di Cnh Industrial (+5,3%), galvanizzata dalla promozione di Bank of America. Il titolo guarda ora ai risultati che saranno annunciati in settimana dal colosso Caterpillar.

Forte rialzo anche per StM (+3,1%), spinta dalla raccomandazione Buy di Oddo che ha avviato la copertura con una raccomandazione Buy e un target price di 8 euro. Le indicazioni positive in arrivo stamane dalla trimestrale della olandese Asml lasciano prevedere una mattinata di buoni acquisti su tutto il settore europeo.

In grande evidenza anche Buzzi (+4%). Exane Bnp Paribas conferma la raccomandazione Outperform ed alza il target price a 24 euro dal precedente 23 euro.

Forti guadagni anche per FiatChrysler (+3%), in lieve vantaggio sull’indice Stoxx di settore (+2,8%). Nuovi progressi per Prysmian (+1,8%).

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Finmeccanica ha chiuso invariata a 11,06 euro annullando il calo della prima parte della seduta (minimo intraday 10,77 euro) dopo che il gruppo ha smentito l’uscita dell’ad Mauro Moretti, indicato da alcuni giornali come possibile ministro.

Telecom Italia ha guadagnato il 2,3%, Enel +1,2%.

CALTAGIRONE FRENA SU RCS E PROMUOVE CAIRO

Francesco Gaetano Caltagirone frena le voci su un suo interesse per Rcs Mediagroup (+0,35% a 0,58 euro). “C’è un limite Antitrust – ha detto nel corso dell’assemblea della Caltagirone editori -2,27% pertanto non possiamo sommare la nostra quota di mercato a quella di Rcs perché “prendendo il Corriere della Sera dovremmo vendere altre cose. Il Corriere della Sera è un magnifico giornale ed è l’oggetto del desiderio di tutti, anche degli editori italiani. Vedo dei movimenti sul mercato e mi auguro che chi lo acquista, o si propone di acquistarlo, faccia bene. Urbano Cairo è noto per la sua capacità e serietà”.

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