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Bancari: venerdì sciopero. I sindacati si appellano a Renzi

FIRSTonline

Quattro manifestazioni a Roma, Milano, Ravenna e Palermo e sciopero per l’intera giornata: la protesta dei bancari dopo la rottura delle trattative con Abi e la disdetta del contratto, va in scena dopodomani, venerdì 30 gennaio. Le sigle sindacali ribadiranno il proprio ‘no’ alle proposte di Abi sul rinnovo del contratto. E e potrebbero esserci dunque, diversi disagi per i clienti delle banche italiane: chi ha scadenze in corso, farà bene ad anticipare i tempi. I bancari incroceranno le braccia e i sindacati prevedono una massiccia adesione, simile a quella dell’ottobre 2013 quando oltre l’85% aderì allo sciopero.

Si ricorda che l’associazione creditizia ha disdettato il vecchio contratto al termine del 2014; la disapplicazione, invece, inizierà a partire dal prossimo 1 aprile, in ottica di un ipotetico accordo con i sindacati da qui ai prossimi due mesi.

Proprio la prospettiva della disapplicazione allarma i sindacati dei bancari che hanno scritto una lettera congiunta (Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Dircredito, Ugl Credito, Sinfub e Unisin) indirizzata al premier Matteo Renzi, al presidente di Abi Antonio Patuelli e al presidente di Federcasse Alessandro Azzi in cui definiscono “miope la scelta di Abi e di Federcasse di rinunciare intenzionalmente all’unità del sistema, abiurando una storia ventennale di concertazione virtuosa”. Nella lunga lettera i sindacati sostengono che “lasciare tutti i bancari senza un contratto, alla mercé delle diverse spinte che ne potranno motivare l’operato in assenza di regole e tutele, non solo costituisce un affronto e uno smacco nei confronti della storia e degli interessi reali della categoria, ma, cosa più grave, espone il Paese al rischio di un impoverimento della capacità delle banche di offrire alla cittadinanza un’operatività coerente con i principi costituzionali, eretti, fra gli altri, a fondamenta della vita del Paese”.

Con questi presupposti, alla vigilia dello sciopero dei bancari del 30 gennaio, l’ipotesi di un accordo fra Abi e organizzazioni sindacali sul rinnovo del contratto sembra ancora remota tanto che il segretario generale del Fabi Lando Mario Sileoni ha rilanciato: “Se le banche non cambiano atteggiamento, andremo avanti a oltranza chiedendo l’intervento del Governo e del presidente Renzi”.

Secondo le stime delle organizzazioni sindacali venerdì saranno in piazza complessivamente almeno 15mila bancari. A Milano, al termine del corteo che partirà davanti alla sede dell’Abi per raggiungere piazza Scala, si terranno i comizi del segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, e della leader della Cgil Susanna Camusso; a Roma i bancari faranno un ‘sit in’ a piazza dell’Esquilino con il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo e il segretario generale della Fiba, Giulio Romani. Gli altri due cortei saranno a Ravenna, con il segretario generale della Fisac Agostino Megale, e a Palermo, guidato dal segretario generale della Uilca Massimo Masi.

Fino a questo momento le distanze fra sindacati e Abi sono molto ampie. La discussione sul rinnovo del contratto dei bancari fra le organizzazioni sindacali e l’associazione presieduta da Patuelli si trova su un binario morto e riguarda principalmente cinque punti: meccanismo di rivalutazione del tfr, scatti d’anzianità, contrattazione di secondo livello, inquadramenti e adeguamenti retributivi in base all’inflazione.

Da parte sua Abi ha spiegato più volte che il nuovo contratto dei bancari dovrà consentire di conciliare le esigenze di recupero di redditività e produttività con esigenze occupazionali e di tutela dei salari dall’inflazione. Le novità degli ultimi anni portate dall’home banking e il crollo dei tassi di interesse ha causato una grave perdita di reddività degli istituti bancari che ora riflettono sulle prospettive future del settore alla base proprio dei cambiamenti strutturali ancora in atto.

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