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Aziende innovative: Apple top, ma irrompe la Cina

Photo by Daniel Romero on Unsplash

Apple torna ad essere l’azienda più innovativa, detronizzando Alphabet e Amazon che però rimangono sul podio. Ma la vera novità del “The Most Innovative Companies 2020” stilato dal Boston Consulting Group è l’irruzione di due grandi gruppi cinesi nella top 10: Alibaba, che passa dal 23 esimo posto del 2019 al settimo, e soprattutto Huawei, il colosso che tanto fa paura a Trump nella corsa al 5G e dunque al primato tecnologico, che era solo 48 esimo l’anno scorso e invece oggi è sesto, appena dietro la coreana Samsung che si conferma quinta. Il risultato è che un altro mostro sacro della Silicon Valley, Facebook, si ritrova quasi fuori dai primi dieci, proprio al decimo posto dall’ottavo del 2019, superata da Sony e incalzata da Tesla. L’exploit del Dragone è confermato dal 14 esimo posto di Tencent, che l’anno scorso era persino fuori dai 50, dove rientra invece l’unica “italiana”, Fca, 46 esima.

Ma come viene stilata questa classifica, con quali criteri? Intanto, il giudizio del Boston Consulting Group non manca di essere impietoso, nel senso che la graduatoria è sempre molto variabile. Sono infatti solo otto le aziende che hanno un posto fisso tra le migliori 50 dal 2005: Alphabet (Google), Amazon, Apple, HP, IBM, Microsoft, Samsung e Toyota. Gli autori dello studio, condotto prima della pandemia Covid-19, hanno intervistato oltre 2.500 manager di tutto il mondo, premiando in particolare le realtà con una strategia innovativa di standard elevato e a lungo termine.

Se la perseveranza paga, anche gli investimenti contano. Fregiarsi del titolo di innovatore conta, ma solo il 45% degli intervistati si dichiara un innovatore impegnato – cioè che vede l’innovazione come una priorità assoluta e sostiene questo impegno con investimenti significativi – e poco più di un terzo ha l’innovazione tra le tre principali priorità in azienda. Il 30% poi fa parte degli “innovatori scettici”, coloro che non considerano l’innovazione né una priorità strategica né un obiettivo significativo di finanziamento. Il restante 25% è un “innovatore confuso”, in cui si nota uno squilibrio tra l’importanza che attribuisce all’innovazione e gli investimenti sostenuti per inserirla realmente nella strategia.

Lo studio del BCG suggerisce che sono gli innovatori impegnati i veri vincitori. Quasi il 60% di questi dichiara di aver generato un volume crescente di vendite di prodotti e servizi lanciati negli ultimi tre anni, rispetto al 30% degli scettici e al 47% dei confusi. La percentuale più alta di innovatori impegnati è nel settore finanziario e farmaceutico (56%), mentre la più bassa si trova nei beni industriali (37%) e nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (32%).

L’analisi riserva anche alcune sorprese. Amazon ad esempio è da considerarsi leader nell’innovazione sul fronte della sanità, mentre Alibaba, che si occupa principalmente di ecommerce, è un player particolarmente innovativo in ambito finanziario. Questo ci dice che l’attività intersettoriale, la poliedricità di questi grandi gruppi, è aumentata del 20% dal 2016 e non riguarda solo società già note per essersi espanse in altri comparti, come appunto Amazon. Ora anche case automobilistiche, aziende chimiche, retailer e produttori industriali hanno cambiato passo e competono in differenti realtà per avere opportunità in nuovi modelli di business. I dati dimostrano che questo tipo di disruptor ha consentito un ritorno annuale per gli azionisti del 2,7% dal 2016 al 2019, rispetto alle aziende che si sono concentrate esclusivamente sulla difesa del proprio territorio. 

Infine, le dimensioni delle aziende. La classifica annuale del Boston Consulting Group è l’ennesima conferma del fatto che le grandi aziende siano avvantaggiate sul fronte dell’innovazione. Più del 40% delle grandi aziende, ovvero quelle che hanno un fatturato pari o superiore al miliardo di dollari, riesce a superare le difficoltà maggiori del processo di implementazione che, in genere, riguardano la mancanza di un metodo nell’allocazione delle risorse e la difficoltà nell’allineare l’organizzazione interna con la strategia d’innovazione. Il risultato è che rispetto ai dati mediani del loro settore, ottengono guadagni in percentuale di vendite quattro volte maggiori.

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